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27. 11. 2020 06:07

Pregliasco: «Lockdown necessario ma insostenibile, meglio aspettare»

Il virologo Pregliasco fa il punto della situazione epidemiologica in un'intervista esclusiva per Mi-Tomorrow

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Le nuove misure di contenimento per fermare la curva dei contagi da Covid si avvicinano sempre di più. Benché in Lombardia, e soprattutto a Milano, l’Rt – l’indice di contagiosità – stia scendendo.

Eppure la suddivisione dell’Italia in diverse aree di rischio, e l’istituzione della zona rossa proprio in Lombardia, potrebbero non bastare. In quel caso scatterebbe un lockdown più esteso, misura ritenuta dai medici necessaria anche se difficile da sostenere dal punto di vista economico e sociale. Come spiega il virologo dell’università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco.

A che punto siamo?

fabrizio pregliasco lockdown

«La situazione non è affatto semplice, ma si cominciano a intravedere alcuni piccoli segnali positivi. Il numero di casi giornalieri rispetto ai tamponi cresce un po’ meno rispetto ai giorni scorsi. Inoltre stiamo assistendo a una piccola riduzione dell’Rt, l’indice di contagiosità. Adesso è fermo mediamente a 1,7 in Italia, e questo al momento è sicuramente un dato positivo».

Cosa potrebbe succedere nelle prossime settimane?

«Bisogna aspettare ancora per trarre conclusioni, perché il picco di ricoveri dovrebbe arrivare a fine novembre o al più tardi all’inizio di dicembre. Se sarà così, forse potremo passare un Natale leggermente più sereno. Un vero primo bilancio, dopo l’ultimo Dpcm, potrà essere fatto solo nei prossimi giorni».

Un nuovo lockdown generale in tutto il Paese è ormai inevitabile?

«Una chiusura totale come quella di marzo sarebbe sicuramente una misura più opportuna dal punto di vista dell’efficacia, ma in questo momento per il nostro Paese sarebbe assolutamente insostenibile».

Allora cosa sarebbe meglio fare?

«In questo momento l’ideale è aspettare di capire in che modo evolva la situazione dopo le ultime misure. Bisogna aspettare i risultati del decreto e valutarne i segnali prima di pendere in considerazione altri scenari».

Ma se invece nel prossimo futuro la situazione dovesse rimanere come quella attuale?

«In quel caso bisognerà necessariamente arrivare al lockdown generale. Se non dovessero arrivare risultati in termini di riduzione della curva dei contagi, le misure più dure non potranno essere posticipate ulteriormente».

Perché invece i medici invocano il lockdown immediatamente?

«Dal loro punto di vista solo un lockdown può far rientrare efficacemente la curva dei contagi. Hanno ragione a chiedere questa misura perché dal punto di vista sanitario è la più opportuna. Sono i medici a osservare la sofferenza quotidiana. Occorre però ponderare bene la situazione e cercare un equilibrio fra più elementi».

Dividere il Paese in diverse zone di rischio secondo lei è stata una buona idea?

«E’ stato più che altro un compromesso. Una mediazione fra i bisogni sanitari e quelli economici e sociali. E’ stato necessario valutare la sostenibilità del sistema Paese rispetto a un lockdown che avrebbe più efficacia dal punto di vista epidemiologico, ma che sarebbe difficile da gestire dal punto di vista sociale».

Sono stati commessi errori nella gestione di questa seconda fase?

«La situazione è sicuramente molto complessa, certamente si sarebbe potuto fare molto di più anche se per il governo non è stato assolutamente semplice gestire un’emergenza di tale portata. Ci sono problemi che hanno origine nel passato e che sono stati evidenziati a causa della pandemia».

Cosa manca nel Paese?

«Manca una organizzazione migliore della sanità territoriale e una gestione efficiente delle fragilità. In Italia le persone anziane rappresentano il 30 per cento della popolazione, ma assorbono il 70 per cento delle risorse del sistema sanitario».

Il Governo ha compiuto passi falsi?

«Di errori ne sono stati commessi molti. Adesso è il momento di trovare risorse per organizzare servizi intermedi fra i medici di base e gli ospedali. Il Covid ha messo in luce tutte le fragilità del nostro sistema».

Cosa succederà secondo lei con l’arrivo del Natale?

«Il rischio è che la politica sia tentata di sdrammatizzare la situazione, come successo in estate, per rilanciare l’economia. Questo non deve assolutamente succedere. Adesso bisogna organizzarsi per la terza ondata, che arriverà a febbraio».

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