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26. 06. 2022 06:39

Il disco-verità di NAYT: «C’è chi sta rovinando il rap»

NAYT torna con DOOM: «Dopotutto fare musica è pura follia»

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Con il suo disco-verità, il rapper classe ’94 NAYT dà voce alle problematiche esistenziali del genere umano. E lo fa con il nuovo album DOOM, che lui stesso definisce la prosecuzione di «un percorso di introspezione» dopo MOOD.

NAYT lancia il nuovo album Doom

Che tipo di continuità c’è fra MOOD e DOOM?
«Ho voluto analizzare il concetto di condanna. Nonostante tutto, io non smetto di cantare e di portare la mia testimonianza».

Nel disco ci sono Gemitaiz e Mattak.
«Il featuring con Gemitaiz è nato in maniera molto spontanea. Mattak, invece, è un rapper che merita di essere scoperto e apprezzato: l’ho sempre spronato nel fare musica».

Un brano, OPSS, è anche stato prodotto dal duo Frenetik & Orang3.
«Ho conosciuto Orang3 per caso: penso sia una persona e un’artista d’oro. Con Frenetik ho un rapporto diverso, ma professionalmente non si discute».

Cosa ti lega a 3D (il suo producer, ndr)?
«Da parte nostra c’è la volontà di superarsi sempre. Vogliamo che ogni progetto mi rappresenti pienamente come persona e come artista».

Ma è vero che il rap è diventato un genere troppo accessibile?
«In primis il rap non è un genere, è piuttosto un approccio alla musica. Può presentare una miriade di sfumature diverse, a partire dall’influenza della techno o della trap. Certo, è diventato più accessibile in quanto parte della cultura popolare, ma non va più di moda».Cioè? «Penso che ci sia una forte decadenza culturale ed emotiva che porta i ragazzi a non capire più cosa scrivano gli artisti che stimano. Alcuni testi sono scritti male, tutto qui. E questo porta i ragazzi a rispecchiarsi nel nulla».

Ne La mia noia canti: «Tutto si divide in stupidi e arroganti».
«Lo siamo. Quante volte ci siamo sentiti più interessanti di altre persone oppure fuori posto in certi contesti? Bisogna essere fondamentalmente se stessi e questa è la sfida più grande. Non significa adagiarsi, ma ricercare la propria consapevolezza. Credo sia necessario guardarsi dentro per trovarla».

Cosa ha ispirato la copertina di DOOM?
«Attinge a un quadro del pittore spagnolo Francisco Goya: La sepoltura della sardina. Racchiude in un certo senso tematiche esistenziali, sociali e quei mostri che sono contenuti anche in DOOM».

C’è un legame tra l’arte e il concept del disco?
«Il concept principale del disco si rifà a un altro quadro di Goya, Il sonno della ragione genera i mostri. Se lascio che la mia testa viaggi attraverso tutte le mie esperienze personali, ma senza razionalità, incontro la follia. Dopotutto fare musica è pura follia».

 

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