Che rapporto c’è tra il rock e la fantascienza? A spiegarlo è un saggio pubblicato lo scorso 6 dicembre da Arcana e intitolato Fantarock- Stranezze spaziali e suoni da mondi fantastici. A realizzarlo sono due scrittori: Mario Gazzola e Ernesto Assante.

Il saggio segue l’intero corso della musica rock, dagli anni Cinquanta ad oggi, evidenziandone i punti di contatto con l’immaginario fantastico nella sua evoluzione dalla “golden age” degli Asimov e Bradbury, lungo la new wave dei Dick e Ballard, fino al cyberpunk e alle contaminazioni postmoderne più recenti, attraverso le canzoni ma anche i videoclip e le copertine di dischi con ispirazioni letterarie, cinematografiche e fumettistiche, i concept album e le opere rock (da Diamond Dogs di Bowie a I Robot di Alan Parsons), le colonne sonore per i film del fantastico (dall’animato Heavy Metal al Flash Gordon dei Queen, al Metropolis di Moroder o al 1984 degli Eurythmics, fino ai più recenti Matrix e Strange Days).

FantaRock è un viaggio che si snoda attraverso sezioni temporali costruite per approfondire tematiche specifiche e cross-temporali: i suoni sperimentali nel cinema e nella narrativa di fantascienza, la carriera di David Bowie, poliedrico fantamusicista e fantattore, l’influenza di William Burroughs sul rock e l’incompiuto film da Wild Boys coi Duran Duran. E ancora: i musicisti che hanno recitato o addirittura diretto film del fantastico e scritto libri o fumetti (Mick Jagger, David Bowie, Sting, Roger Daltrey, Alice Cooper, Gene Simmons, Iggy Pop, Sun Ra, Wayne Coyne, Rob Zombie), il fertile rapporto fra rock, fumetti e copertine di dischi, l’impatto che la recente esplosione dei videogiochi e delle serie tv sta esercitando sull’immaginario del fantastico, diventando nuovo terreno d’interazione anche con quello della musica che anima gli uni e le altre come colonna sonora. «Ero al telefono con Ernesto e abbiamo pensato di scrivere questo libro», racconta Mario Gazzola a Mi-Tomorrow in vista della presentazione in programma lunedì prossimo, 17 dicembre, allo Spazio Ligera di via Padova 133 alle 19.00.

Come nasce l’idea?
«Siamo appassionati di musica e di fantascienza, ed eccoci qui. E’ stata dura, non è stato facile esaurire il tutto al rock e ai sintetizzatori, ma il lavoro duro è stato quello di mescolare il rock alla fantascienza. Bisogna avere una competenza trasversale, e abbiamo messo all’interno tutte le nostre conoscenze: è stato affascinante pescare la narrativa all’interno del rock».

C’è un periodo storico di riferimento?
«La risposta è nella struttura del libro: c’è una struttura cronologica e si parte dalle storie dei rocker che narravano di alieni negli anni ’50. Attraversiamo gli anni ’60 con i tanti musicisti, che, con gli esperimenti sonori raccontavano la ribellione sociale: penso a Bowie, Jefferson Airplaine, Jimi Hendrix. Sfondiamo anche nella disco music degli anni ’80: la fantascienza in passato veniva associata al metal, ma è un limite. Nel libro troverete un’interessante intervista a Finardi, inoltre ci saranno molti italiani come Dalla e Battiato e la disco music di Moroder. In epoca contemporanea credo che la band che più sposa questo concept sono i Flaming Lips. Non c’è un disco in cui non si parli di fantascienza».

In un Paese in cui si legge poco, la sfida è avvicinarsi alle nuove generazioni?
«Il problema è che in Italia si legge poco: vanno benissimo le biografie dei musicisti, e non è un caso. Se fai un libro su Cobain, ad esempio, avrai un grande seguito, ma se fai un libro sul grunge vedrai che non avrai lo stesso volume di lettori. Gli editori devono avere il coraggio di scommettere e investire. Mi sono sentito dire spesso da editori: il tuo ecumenismo andrebbe corrisposto con il pubblico. La mia speranza è che la gente possa rimanere affascinata da questi due mondi: la musica e la fantascienza».

Cos’è cambiato oggi rispetto al fenomeno del cyberpunk che ha contraddistinto gli anni ’80?
«Bisogna capire e conoscere il nostro pubblico. Il cyber era innovativo e ha avuto la fortuna di sbancare anche al cinema. Matrix è stato l’ultimo film del filone che ha reso popolare il movimento. Internet oggi esiste nella realtà e non nella fantasia. I videogiochi e la multimedialità sviluppano un volume di affari mostruoso e ne soffre l’editoria; nuove forme d’intrattenimento prendono il posto nei giovani. Negli anni ’60 la ricerca di un fumetto o di un disco era come una caccia al tesoro, oggi fruiamo tutto in maniera facile. Le letture di fantascienza oggi non hanno la stessa valenza. Il ragazzino di oggi gioca a Doom e può aprire le porte ad altri mondi. Forse assistiamo ad una nuova apertura, come è successo in passato con il teatro. Il cyberpunk è un futuro che abbiamo già le spalle».


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