Tony Dallara: «Nessuno lo sa, ma io sono un pittore»

1122

 

Tony Dallara, pseudonimo di Tony Lardera, classe 1936, è celebre soprattutto per la canzone Come prima (più di prima t’amerò…), che i più giovani collegheranno alla pubblicità della Coca-Cola dello scorso anno. Interprete e promotore di un nuovo genere musicale, dove la melodia classica di cantanti come Tenco o Villa viene stravolta dalla voce tuonante di Dallara, fu definito per primo “l’urlatore”. Dopo il successo di Sanremo con Romantica, nel 1960, gira il mondo in musica, conoscendo Liza Minelli, Perry Como, Dean Martin, Jane Russel. Ebbene, pochi sanno che Tony Dallara è anche un artista visivo: dipinge ed espone dagli anni ’60 ed è stato amico di artisti come Lucio Fontana, Roberto Crippa ed Andy Warhol. L’abbiamo incontrato in occasione della sua personale, che inaugura questa sera alla galleria Cortina Arte, un omaggio ai grandi pittori del Novecento.

Quando ha inizio la carriera canora?
«Ad essere sincero è stato un caso. Io non ho mai rincorso la carriera, è la carriera che mi ha rincorso. Non c’è stato nulla di costruito è capitato ed io ero pronto. Da sempre canticchiavo delle arie, in casa mia tutti cantavano per passione, mia madre cantava sempre e a mio padre piaceva la lirica. Abitavo in via Turati, cantavo nel coro della chiesa per la messa e don Cesare insistette perché andassi sull’altare a cantare: questa fu la mia prima esibizione. Iniziarono a chiamarmi per delle serate nelle balere e nelle osterie, fui notato da alcuni professionisti del mondo musicale e mi proposero di cantare e poi incidere Come prima più di prima. Da quel momento, inaspettatamente, iniziò la mia carriera musicale».

È in assoluto il suo più grande successo?
«Diciamo che è la canzone che ha riscosso un notevole successo di pubblico anche a livello internazionale, ancora oggi se qualcuno mi incontra mi chiede di canticchiarla e se vado a qualche evento, anche televisione, è la canzone che mi chiedono di cantare. D’altronde, lo dico senza vanto, ha venduto più di un milione di copie e ha vinto il Disco d’Oro».

È stata riutilizzata anche recentemente in campo pubblicitario.
«Si, hanno utilizzato la canzone cantata da me, quella originale. L’assurdo è che non ho ricevuto neanche una bottiglia di coca-cola in omaggio. I diritti spettano a Mario Panzeri che ha scritto il testo, a Enzo Dipaola e Sandro Taccani. Il brano è conosciuto in tutto il mondo, l’ho cantato in molte lingue compreso il giapponese e il greco, è stato eseguito anche da molti artisti stranieri. La cantò anche l’italo-americano Mario Lanza, che insieme a Zsa Zsa Gabor girò un film musicale ispirato proprio alla canzone«

Nel 1960 con la canzone Romantica vince Sanremo e poi cosa avvenne?
«La partecipazione a Sanremo mi portò al grande successo e a viaggiare per tutto il mondo, tournée da 30mila e più persone, dal Carnegie Hall di New York all’Olympia di Parigi, in Giappone cantai per l’imperatore Hiroito, a Caracas 50mila spettatori. Il bello fu che conobbi i grandi della musica da Jerry Lewis a Liza Minelli, da Ronny Setting a Jane Russel, ma anche Marilyn Monroe. Recitai anche in alcuni film insieme a Betti Curtis, Mario Carotenuto, Walter Chiari e tanti altri. Erano film che venivano definiti musicarelli, ispirati a storie vere. Lo dico con molta onestà: allora non guadagnavi le cifre che si guadagnano oggi».

Frequentava i locali notturni come il Santa Tecla, com’era l’atmosfera?
«Ogni giorno ci trovavamo in Galleria del Corso, dove c’erano le case editrici musicali. Cantanti, musicisti e parolieri. Ci incontravamo per organizzare, scambiare idee e cercare le persone per gli spettacoli nei locali. Mi esibivo tutte le sere fino alle quattro del mattino, ti pagavano poco, spesso due lire e un bottiglia».

Come pensa sia cambiata la città?
«La Milano di allora era una città in crescita, si andava in giro in tram e si parlava il dialetto, ci si incontrava senza bisogno di organizzare prima, ci stimavamo e rispettavano, si pensava sempre e solo a lavorare. Oggi penso che, dopo una fase di stallo, la città sia la forza motore di tutto il Paese, guarda al futuro ed è aperta a tutto e tutti».

Una veste poco conosciuta al pubblico è quella del pittore, quando inizia a dipingere?
«Da sempre. Avrei voluto frequentare l’Accademia di Brera ma ai tempi costava 10mila lire, molti soldi per un ragazzo come me. L’atelier ce l’ho dal 1961, dipingevo ma mi vergognavo a far vedere le mie cose. Al Santa Tecla frequentavo molti pittori. Preferivo i pittori ai musicisti. La prima mostra la feci nel 1960 alla galleria Cairola di via della Spiga».

Quali artisti frequentava?
«Ero molto amico di Roberto Crippa, ero spesso nel suo studio, ma penso anche a Gianni Dova, Renato Guttuso, Lucio Fontana, Emilio Scanavino. Ho conosciuto Andy Warhol, che ai tempi in Italia era uno sconosciuto. Il mio tema prediletto è lo spazio, l’universo. Il mio colore preferito il nero».

E ora si inaugura la sua mostra alla Galleria Cortina Arte.
«È un omaggio, da qui il titolo, a tutti gli amici che ho conosciuto e ammirato come artisti e come uomini. È un grande piacere ritornare alla galleria Cortina, che frequentavo già negli anni ’60 quando era in piazza Cavour gestita da Renzo Cortina. Sono felice di ritrovarmi da stasera con il figlio Stefano».

Qualche sogno nel cassetto?
«Avrei voluto che già in passato mi considerassero anche un pittore, non solo il cantante per cui la gente mi ferma ancora».

Fino al 6 ottobre
Cortina Arte
Via Mac Mahon 14, Milano
Interno 7
cortinaarte.it