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28. 06. 2022 04:45

Il Volo sings Morricone, un album in ricordo del Maestro. E sul successo dei Maneskin: «Ma quando ci andavamo noi in America…»

Il Volo presenta il primo progetto discografico dedicato al Maestro, in uscita oggi: «Decolliamo con Morricone»

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Esce oggi Il Volo sings Morricone, il primo progetto discografico del trio legato ad Ennio Morricone e appoggiato dalla famiglia del Maestro: quattordici brani con le più belle e importanti colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema e non solo.

«L’interpretazione è una parte fondamentale di questo album perché abbiamo approcciato a un canto diverso, per la prima volta. È un canto a livello d’interpretazione, sicuramente più intenso, che ha mostrato una parte di noi decisamente più nascosta», raccontano Gianluca Ginoble e Piero Barone a Mi-Tomorrow.

Il volo sings Morricone: un album in nome del Maestro

Quando nasce l’idea di fare un album tributo a Ennio Morricone?
Gianluca Ginoble: «Il periodo del Covid è stato un momento di riflessione, ma per scoprire delle cose che non avevamo mai potuto toccare con mano. Solo quando il mondo si ferma puoi cercare di capire al 100%. Con questa vita frenetica, a volte, non hai nemmeno il tempo di pensare e dedicarti realmente a ciò che vuoi fare».

Avevate già in mente un progetto del genere?
G: «Questo, nello specifico, è nato durante una riunione pensando ad un progetto di colonne sonore. È venuto in modo istintivo di fare un tributo al grande Maestro. Le cose sono nate davvero così, di getto, senza troppi fronzoli: siamo talmente coesi che le cose nascono quando meno te lo aspetti».

Vi è capitato di pensare “ma che stiamo facendo”?
Piero Barone: «È chiaro che, come prima cosa, abbiamo cercato di contattare la famiglia del maestro Morricone, il figlio Andrea, la signora Maria, la mamma di Andrea. Insomma, siamo entrati in un mondo nuovo in punta di piedi e, crediamo, con la massima umiltà».

E avete avuto feedback positivi, se siamo qui…
P: «La fiducia di tutta la famiglia ci ha dato tanta sicurezza in ciò che stavamo facendo. Abbiamo coinvolto soprattutto Andrea nello studio di registrazione e sulla scelta dei brani. Anche perché abbiamo cantato testi editi già approvati dal Maestro, che però spesso venivano vocalizzati».

E li avete dovuti sistemare un po’?
P: «Non sapevamo esattamente quali scegliere, quali fossero più adatti anche per una voce maschile: in questo Andrea ci ha aiutati tanto. È stato piuttosto complesso smaltire la burocrazia sulla scelta dell’editoria dei testi: molti brani facevano parte di colonne sonore e di film, per cui contattare i singoli editori è stato complicato, ecco».

E c’è anche The Ecstasy of Gold…
P: «C’era un forte desiderio da parte nostra di cantare una melodia in cui il testo non esisteva. Su questo pezzo l’unico a poterci dare una mano o un consiglio era proprio Andrea Morricone. Quando gli abbiamo proposto di cantarla scrivendoci un testo, è stato lui il primo a dirci: “Ve lo scrivo io e lo facciamo insieme”».

Difficoltà nell’interpretare qualche brano in particolare?
G: «In ogni album ci sono brani che richiedono un’attenzione particolare, uno sforzo anche emotivo a livello d’interpretazione, perché in qualche modo è come avere un ruolo in un film: bisogna completamente immedesimarsi nel personaggio, nelle parole e nella storia che si racconta. Non è solo esprimere con vocalizzi, tecniche o virtuosismi vocali: il nostro canto è tanto altro».

I colori dell’amore è l’inedito che avete cantato in occasione del concerto evento del 5 giugno scorso all’Arena di Verona. È maturo un nuovo album di inediti?
G: «La nostra storia parla chiaro: le cover sono l’80% del nostro repertorio e ci permettono di realizzare concerti in tutto il mondo. Abbiamo successo perché andiamo ad abbracciare un pubblico nostalgico che ricorda queste grandi melodie del passato, ma allo stesso tempo riusciamo anche a conquistare un pubblico più giovane che non aveva mai sentito queste canzoni».

volo sings morricone

Ad esempio?
G: «In Sudamerica Il mondo ha spopolato tra i giovani perché non l’avevano mai ascoltata. Insomma, non è detto che cercare un inedito sia sempre la scelta migliore: molte volte alcuni brani editi spiccano il volo proprio perché fette di pubblico non le avevano mai ascoltate. Poi è chiaro che avere un brano come Grande amore è una soddisfazione personale, ti permette di vincere Sanremo, di girare il modo e di portare l’Italia con una nuova melodia nel mondo».

Ma l’album ci sarà?
G: «La ricerca di brani inediti va sempre avanti, ma non ci intestardiamo. I tempi sono cambiati e cercare una giusta melodia è sempre più difficile: deve valerne la pena».

Ormai conoscerete tutto di Morricone…
G: «In effetti il progetto ha richiesto un grande impegno da parte nostra, non neghiamo che alcune cose non le conoscevamo. Abbiamo guardato e riguardato tutti i film per entrare meglio nella parte e nell’interpretazione di questi brani».

Pensate siamo ancora al livello per cui «non fa figo» seguire Il Volo o state percependo un’evoluzione sul tema?
G: «Ce lo stiamo chiedendo anche noi… Siamo ragazzi pazienti sotto questo aspetto perché cerchiamo sempre di guardare il lato positivo, il bicchiere mezzo pieno. Il Volo è un progetto nato all’estero, in Italia non cantavamo. Il fatto di tornarci solo per le vacanze e non poter fare concerti ci pesava un po’. Poi è arrivato il 2015».
P: «Dal 2015 facciamo concerti in italia, ma percepiamo sempre un po’ di scetticismo. Ad esempio, siamo orgogliosi e felicissimi del successo che stanno avendo i Maneskin in America, sappiamo benissimo cosa stiano provando loro adesso, in questo istante, perché al Tonight Show siamo stati ospiti tre volte. In Italia questo non è mai arrivato, chissà perché. Il fatto che apriranno il concerto dei Rolling Stones è una cosa enorme, noi abbiamo fatto un tour di 12 tappe con Barbra Streisand, ma c’è ancora chi non accetta il successo di un genere musicale che non faccia parte della nostra cultura».

Nemo profeta in patria, o quasi.
G: «Dobbiamo accettare che questo sistema non si può cambiare, come non puoi cambiare una persona a 60 anni che ha una convinzione e un gusto personale. Per quanto riguarda un certo tipo di musica, io a 26 anni non posso avere la presunzione di cambiare il gusto di chi è molto più grande di me. Non posso pretenderlo, ma nemmeno posso esserne frustrato».

Milano per voi è quasi una seconda casa. Ecco: dove vi sentite a casa, qui?
P: «Io sono a casa dove si mangia sushi (ride, ndr) e qui i locali si sprecano. Ma a Milano mi piace soprattutto correre, nei parchi e in quelle aree che permettono di fare attività sportiva».
G: «Ho amici abruzzesi che hanno un locale bellissimo a Milano. Recentemente sono stato da Andrea Berton, un grande chef. E poi, chissà, non sarebbe male trasferirsi per un po’».

 

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