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21. 01. 2021 20:56

“E voi state bene?”: un diario per raccontare i mesi senza sosta delle Brigate Volontarie a Milano

I presidi milanesi di solidarietà rivivono i giorni più duri della pandemia da Covid nel diario di Greta Joyce Fossati: «Presto ci siamo resi conto che il lockdown non era uguale per tutti»

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Quanti di noi hanno creduto che fosse necessario scrivere un diario di ciò che sta tuttora accadendo? Ci ha pensato Greta Joyce Fossati con il libro E voi state bene? Un diario al tempo del Covid-19.

Storie e prospettive delle Brigate di solidarietà, dove immagina di rivolgersi ad un suo discendente, che probabilmente questa pandemia la studierà a scuola. Greta è stata parte attiva del gruppo di volontari di Emergency che nel capoluogo lombardo, a marzo, ha costituito il progetto “Milano Aiuta”: un centralino messo a disposizione dal Comune ha iniziato a raccogliere le richieste di aiuto di anziani o di persone sole bloccate a casa, con l’obiettivo di sostenerli per andare a fare la spesa, acquistare farmaci o procacciare beni di prima necessità.

Il braccio operativo del progetto è stato formato dalle Brigate Volontarie d’Emergenza, gruppi di giovani creatisi spontaneamente in ogni zona di Milano, rapidi a capire ben presto l’evoluzione delle necessità: la pandemia aveva azzerato molti lavori e la spesa doveva diventare solidale.

Il libro, 200 pagine pubblicate da Edizioni Interno4, è un diario privato che, pagina dopo pagina, si fa collettivo: una registrazione in presa diretta dalla trincea della Milano migliore.

Greta, perché hai deciso di raccontare questa esperienza?

«Ero al centralino di Emergency, lì succedono cose speciali tutti i giorni: all’inizio di marzo le chiamate erano di anziani che volevano qualcuno che andasse a fare la spesa per loro. Erano molto emozionati perché non sapevano come ringraziare. Presto, però, ci siamo resi conto che il lockdown non era uguale per tutti. Tantissime famiglie ci chiamavano perché erano in quarantena, faceva impressione. Un signore ci ha chiamato perché la moglie aveva partorito ed era in ospedale da sola, lui era in quarantena e qualcuno doveva portarle dei cambi. Un’altra signora, affetta da sla, aveva bisogno di andare al San Raffaele a ritirare dei farmaci indispensabili alla sua malattia, ma l’associazione che normalmente se ne occupava era ferma».

Qual è stato il ruolo delle Brigate Volontarie in questo libro?

«Terminato il progetto “Milano Aiuta”, è partito quello di “Nessuno Escluso”, creato da Emergency con l’aiuto delle Brigate, per portare i pacchi alimentari alle persone in difficoltà. Lì è stato tutto completamente diverso, anche nelle chiamate che arrivavano al centralino. Prima c’era l’anziana signora del centro che insisteva nel darti una mancia spropositata per averle fatto la spesa, dopo sono subentrate le famiglie che non avevano mai chiesto aiuto prima, che si vergognavano, ma che con il Covid avevano perso il lavoro: colf, badanti, muratori…».

Il momento più difficile?

«Quando c’è stato il cambio di tipologia di telefonate al centralino. Io non sapevo cosa dire a chi mi chiamava raccontandomi cose tristissime: dire “mi dispiace” era quasi pleonastico, avrei voluto fare qualcosa di più. C’era rabbia, perché sembrava mancasse la risposta delle istituzioni. I volontari, invece, erano qua. Magari alla fine di un turno ci capitava di andare personalmente a fare la spesa per una persona che aveva telefonato».

Il momento più bello?

«Ce ne sono stati tanti, ma forse è quello legato alla prima edizione del libro. A fine maggio ne avevo fatte stampare a mie spese 150 copie, da distribuire tra noi volontari, pensando che sarebbero andate avanti sino a dicembre, invece col passaparola le avevo esaurite tutte il giorno stesso. Ho pensato a quanto fosse bello l’interesse che avevo scatenato, anche perché io da sola potevo fare solo una spesa ogni tanto, mentre con la prima edizione del libro avevo guadagnato 500 euro. E abbiamo potuto acquistato molte cose».

Cosa ti aspetti ancora dal tuo libro?

«Devo dire che sono perfino un po’ spaventata: la prima versione l’abbiamo letta tra amici e conoscenti, che sanno bene cosa ho raccontato. Ora ci sarà la reazione di persone che non ci conoscono, che non hanno vissuto a Milano il lockdown. In ogni caso mi aspetto di dare un aiuto più corposo al progetto di solidarietà. “Nessuno Escluso” di Emergency doveva terminare a dicembre, in realtà continua ancora adesso e non si sa quando finirà, anche perché tutte le Brigate,
dopo la prima emergenza, hanno partecipato alla creazione di progetti sul territorio».

Il ricavato è devoluto alle Brigate?

«Sì. All’inizio avevo scritto un diario mentre ero al centralino e, quando era appena iniziato il progetto dei pacchi alimentari, avevo pensato di pubblicarlo in un versione digitale da condividere per fare raccolta fondi. Questo era il primo obiettivo. Ma dopo le prime copie distribuite tra noi, con l’aiuto anche di qualche libreria indipendente di Milano, ho contattato una casa editrice che mi ha proposto di aggiornare e ampliare la storia: ho allora raccolto le testimonianze dei ragazzi volontari e ho inserito un apparato fotografico. A questo punto l’editore stesso si è interessato a sostenere direttamente le Brigate».

In breve

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