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26. 07. 2021 03:12

Quanto tempo ancora passerà dall’ultimo concerto? Il grido d’aiuto dei live club

Questa sera Diodato al live club di Trezzo sull'Adda nella speranza che non sia "L'ultimo concerto"

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Una data simbolica. Il 27 febbraio. Già, perché un anno fa si procedeva alle prime chiusure dovute alla situazione di emergenza sanitaria. Si ricordano bene quei giorni i locali di musica dal vivo, ma anche le discoteche, che dovettero abbassare le luci per non riaccenderle praticamente più.

Un anno dopo, ancora pienamente immersi nell’incertezza dell’emergenza sanitaria, è stata scelta la giornata di domani, sabato 27 febbraio, per illuminare contemporaneamente i piccoli e grandi palchi che hanno fatto la storia della musica dal vivo in Italia. Come? Uniti sotto l’insegna “L’ultimo concerto”: una serata per rivedere e riascoltare gli artisti, per amplificarne le voci, per ricordare l’importanza dei Live Club.

L’evento gratuito sarà trasmesso in streaming, a partire dalle 21.00, sul sito ultimoconcerto.it. Promossa da KeepOn Live, Arci e Assomusica, con la collaborazione di Live Dma, l’iniziativa unirà virtualmente, per la prima volta, locali e circoli sparsi sull’intero territorio.

Situazione. D’altronde la drammaticità del momento per il settore è testimoniata dai numeri. Secondo i dati dell’osservatorio annuale Siae 2019, nell’ambito delle attività di spettacolo, i concerti e le manifestazioni musicali dal vivo rappresentano: il primo settore in assoluto come volume d’affari (pari quasi a 1 miliardo), il secondo settore (dopo il cinema) per numero di spettacoli (385mila) e numero di ingressi e presenze (53 milioni) fra spettacoli di musica leggera, i cosiddetti ‘concertini’ e gli spettacoli all’aperto.

Senza contare l’indotto occupazione: all’interno dei club lavorano migliaia di persone nell’ambito delle professioni dello spettacolo. Già, ma quanto tempo passerà ancora dall’Ultimo Concerto?

De Rosa (Live Club): «Oggi non siamo ancora pronti»

Titolare e gestore del Live Club di Trezzo sull’Adda, Fulvio De Rosa è tra i promotori dell’Ultimo Concerto. A Mi-Tomorrow spiega come un anno di Covid ha cambiato la vita di chi lavora negli spettacoli live.

Perché questa iniziativa?
«Siamo tra le categorie dello spettacolo più colpite, ad un anno di distanza dall’inizio della pandemia abbiamo voluto stimolare il confronto e attirare l’attenzione».

C’è bisogno di più attenzione?
«Si parla solo di cinema e teatro, adesso c’è il festival di Sanremo che è rappresentativo del lavoro che facciamo perché molti artisti hanno calcato i nostri palchi: il problema è che noi non accediamo a determinate misure che ci consentirebbero di sopravvivere».

Come avete retto nel 2020?
«Con le risorse di cui disponevamo ma ora i costi fissi sono diventati non più sostenibili. L’Ultimo Concerto vuole essere il tentativo di accendere la luce, se vogliamo che le filiere della musica dal vivo restino vive bisogna salvarne la parte iniziale».

Il 2021 può essere fatale per molti di voi?
«Certamente se l’anno sarà uguale a quello passato. Bisogna dire che il Mibact ha concesso alcune misure di sostegno ma non basta, se consideriamo i numeri si capisce che siamo allo stremo: nel 2020 il calo del fatturato è stato del 95%, in questi primi due mesi del 2021 siamo al 100%, è evidente che bisogna pensare a soluzioni per sopravvivere».

Come pensate di ripartire?
«La programmazione degli spazi richiede mesi, noi scontiamo anche il problema dei nostri spazi, abbiamo le capienze tra le più basse d’Europa che poi devono essere ridotte, causa Covid, del 20 o anche del 50%».

Quando si potrà ritornare a fare concerti?
«Dopo l’estate».

Ritornerà il pubblico di prima?
«Avverto che c’è tanta voglia, la vicenda del Covid ha colpito tutti. Bisogna considerare che la musica live tocca le corde emotive del pubblico ma ancora non siamo pronti a ritornare a quel tipo di spettacoli che facevamo prima che scoppiasse l’epidemia».

Per quale motivo?
«E’ un problema generale, che riguarda tutti, l’intera Italia: quando tutti ci sentiremo tranquilli allora potremo riprendere gli spettacoli in modo normale».

Non sarà facile.
«No, ne abbiamo avuto un anticipo lo scorso ottobre quando ci è stato consentito di aprire, seppure per pochi giorni. Ci siamo resi conto che il pubblico non era pronto».

Ce la farete?
«Sarà dura perché gli ostacoli sono di natura economica e psicologica. Faccio un esempio che riguarda gli artisti per fare capire meglio qual è la dimensione del problema».

Prego.
«Gli artisti non vogliono esibirsi in certe condizioni: senza pubblico oppure quando è scarso preferiscono lasciare perdere, manca il pathos».

Chi si esibirà domani?
«Diodato».

Quale riscontro vi aspettate dai social?
«Siamo attivi da un mese, abbiamo già raggiunto 700mila persone, domani ci aspettiamo una risposta massiccia, il botto».

 

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