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14. 07. 2024 00:05

Poca Milano per Cheese, Rambelli: «Più spazio ai formaggi lombardi»

In attesa dell'evento dedicato ai formaggi e al latte crudo, organizzato da venerdì a Bra, Claudio Rambelli di Slow Food Lombardia illustra le future strategie

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Venerdì 15 settembre a Bra, in Piemonte, si apre Cheese, il maggiore evento italiano dedicato ai formaggi a latte crudo organizzato da Slow Food in programma fino a lunedì 18 settembre. Una 4 giorni in cui ai banchi degli espositori provenienti da 14 Paesi si aggiungeranno degustazioni, laboratori del gusto, appuntamenti a tavola, incontri e conferenze, tutte dedicate al Sapore dei prati. Ne parliamo con Claudio Rambelli, presidente del comitato direttivo della costola regionale di Slow Food Italia.

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Che presenza sarà quella lombarda a Cheese?
«Alquanto limitata (sono soltanto diciannove gli espositori lombardi di cui solo 9 nella categoria formaggi e latticini, nda). Ci sono i presìdi Slow Food dell’Agrì di Valtorta e dello Storico ribelle (il bitto storico che ha cambiato nome del 2016) e Furmacc del Féen».

Un cambio di direzione rispetto al passato in cui l’amministrazione regionale dava il proprio sostegno con uno stand istituzionale?
«I recenti cambi ai vertici della Regione d’inizio anno non ci hanno consentito una programmazione comune per arrivare all’allestimento di uno stand di Regione Lombardia per il quale, però, stiamo già lavorando in prospettiva di Terra Madre 2024. La presenza lombarda, quindi, è legata ai singoli che autonomamente hanno deciso di partecipare: oltre i 3 presìdi ci sono, tra gli altri, la Latteria di Branzi che fa lo Strachitunt e il Consorzio della Formaggella di Luino», spiega Claudio Rambelli, presidente del comitato direttivo della costola regionale di Slow Food Italia».

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Un peccato, visto che il comparto lattiero-caseario è uno dei pilastri dell’agroalimentare lombardo.
«Al di là delle produzioni artigianali di qualità al centro di Cheese, i numeri del comparto sono eclatanti (secondo Unioncamere Lombardia +21% rispetto al 2021 con un valore della produzione che ha superato i 10 miliardi di euro, ndr). Basti pensare al Grana Padano che assorbe tantissima della produzione di latte lombardo che è al primo posto in Italia».

Qual è il rapporto tra Slow Food e Milano?
«Finito l’effetto Expo la presenza di Slowfood è andata scemando. Al momento è caratterizzata dal Mercato della Terra che si svolge ogni sabato alla Fabbrica del Vapore. Stiamo lavorando per costruire un’area metropolitana che abbia più visibilità e si possa porre come partner dell’amministrazione comunale anche per quanto riguarda la Food Policy di Milano (l’insieme delle politiche che delineano il rapporto della città col cibo, ndr). Non è una critica, ma a differenza di altre città, è una Food Policy molto governata dall’alto anche in termini di associazioni coinvolte».

Non è riduttivo per Slow Food operare a Milano col solo Mercato della Terra?
«Oggi l’associazionismo che si basa sul volontariato fa fatica a rigenerarsi. Ci stiamo lavorando sollecitando anche Slow Food Italia a investire su Milano e cercando un dialogo con altre associazioni e con l’amministrazione comunale. L’idea è quella di avere un ufficio di rappresentanza a Milano».

 

I magnifici sette

Gli chef che utilizzano i prodotti dei presìdi SlowFood a Milano

Sono sette a Milano i cuochi dell’Alleanza Slow Food che s’impegnano a utilizzare nei loro piatti i prodotti dei Presìdi, dell’Arca del Gusto, dei Mercati della Terra e delle comunità Slow Food, compresi quello lattiero-casari protagonisti a Cheese. Sono Andrea Bertolucci de La latteria, ristorante-bistrot di Cascina Nascosta che mette i formaggi nel Tagliere “Un presidio nel Parco”, Cesare Battisti del Ratanà, Angelo Bissolotti dell’Osteria del treno che ha una sezione della carta dedicata ai formaggi, Davide Ambrosini di Linearetta, Luca Ferrare di Caffè del lupo ed Enrico Carnemolla di Pizzeria Naturale di via Edmondo de Amicis.

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