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30. 07. 2021 18:27

Ristoranti, un anno di pandemia e chiusure. Berton: «È il momento di prendere decisioni e privilegiare chi rispetta le regole»

Lo chef Berton racconta la situazione in cui versa la ristorazione a Milano

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365 giorni fa la pandemia diveniva una realtà in Italia e con essa iniziava il periodo più buio mai attraversato dalla ristorazione. A tracciare il resoconto di questo difficile anno lo chef Andrea Berton, titolare dell’omonimo ristorante a Milano.

Le dichiarazioni. «La situazione non è molto cambiata: eravamo chiusi a marzo 2020 e lo siamo pure a marzo 2021 – racconta Berton -. Questo è molto penalizzante per il settore, perché comunque abbiamo avuto pochi ristori o sostegni economici nei mesi di chiusura del 2020. Adesso stiamo aspettando di capire se ci saranno dei ristori come dicono, perché altrimenti la situazione si sta aggravando molto».

Andrea Berton

Senza aiuti per lo chef è difficile immaginare un futuro per la ristorazione. «Noi stiamo soffrendo, stiamo andando avanti con le nostre gambe senza aiuti da parte del governo, o anzi pochissimi aiuti ma in percentuale molto bassa – prosegue Berton -. Un pò come  dare 5 euro a qualcuno per fare un regalino. Se non arrivano dei sostegni vedo dura che non soffrano le aziende del settore: siamo chiusi, non ci sono incassi e questo non consente alle aziende di coprire i costi e anche di guadagnare».

Per questo motivo lo chef invoca decisioni che tengano conto di una sorta di meritocrazia.«Dovrebbero trovare delle soluzioni alternative alle chiusure – conclude Berton -, visto che ci dobbiamo convivere, soprattutto per alcune attività commerciali come i ristoranti fine dining simili al mio: non si può omologare e trattare tutti allo stesso – bar e ristoranti – ma dovrebbero fare dei controlli e chi rispetta i protocolli deve lavorare. Questo è il momento di prendere delle decisioni e di suddividere in categorie il settore chi rispetta dovrebbe poter tenere aperto a pranzo e a cena, è un’ingiustizia, per chi ha investito in sicurezza, non poter lavorare».

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