4.4 C
Milano
22. 01. 2022 22:03

Alberto Papagni e quegli scatti che raccontano una Milano eterea: «Sei tu la mia musa»

Il racconto di una Milano eterea, ma contemporanea, negli scatti del giovane Alberto Papagni

Più letti

Alberto Papagni mostra attraverso l’obiettivo la sua visione eterea – ma contemporanea – di Milano, la sua città: per il 25enne fotografo e giovane influencer, ogni scatto è in grado di esprimere in pochi istanti un ampio ventaglio di emozioni, quelle che lo hanno spinto a prediligere la macchina fotografica come mezzo di espressione e comunicazione. Ne emerge il racconto di una Milano elegante, colorata e poetica, aggiornato costantemente sul suo profilo Instagram da 20mila follower.

Alberto Papagni e la sua visione di Milano

Cosa ti ha avvicinato al mondo della fotografia?
«Il consiglio di un professore, alle scuole medie. A partire da quel momento tutto è arrivato a cascata, è stata una passione evoluta nel tempo, ci ho investito molto del mio tempo libero. Sono diventato un fotografo professionista, ma senza nessun corso formativo o qualche specializzazione: per diventarlo, mi è bastata l’esperienza di una vita e tanta curiosità su internet».

Cosa non deve mancare in uno scatto perfetto?
«Al di là di tutti gli aspetti tecnici che non possono mancare in un buon scatto, l’aspetto irrinunciabile è il cuore di chi scatta. Non bisogna mai dimenticare che in ogni singola fotografia c’è racchiuso lo stato d’animo di chi scatta: personalmente, mi piace pensare che ogni scelta di luce, luogo, momento della giornata, con o senza pioggia, nasconda un concetto, un’emozione».

Cosa comporta essere un influencer fotografico?
«Avere un punto di vista più completo sulla fotografia. Rispetto al classico mestiere da fotografo, essere influencer potenzia il proprio linguaggio espressivo grazie a pochi trucchi: se sfruttato bene, il web regala ispirazione, visione e scambio. Sono contento di aver aperto il mio canale Instagram nel 2015, ne ho compreso subito le potenzialità. E oggi le occasioni lavorative non mancano».

La macchina fotografica è considerata, ancora oggi, un mezzo di comunicazione irrinunciabile?
«Per me è impensabile abbandonare la macchina fotografica: il veloce progresso tecnologico degli smartphone, sempre più simili come risultato finale alle macchine, ha reso questo strumento un competitor validissimo e naturalmente temuto. C’è da dire, però, che lo smartphone ha aiutato molti ad avvicinarsi più facilmente a questo mondo. Certo, non sarà mai la stessa cosa. A volte ci casco anch’io…».

Il tuo obiettivo è quello di offrire una prospettiva differente di Milano. Ovvero?
«Sfatare qualsiasi mito che la vede come una città vuota, triste e grigia. Milano è molto di più. Con la fotografia vorrei tradurla nel modo in cui la concepisco io: bellissima e viva».

Dai tuoi scatti traspare una Milano eterea, quasi sospesa nel tempo.
«Vedo una Milano poetica. Credo si possano trovare la bellezza e la poesia anche nei banali momenti di quotidianità che può offrire questa città, troppo presa, a volte, dalla velocità che la contraddistingue. Ci perdiamo nella sua frenetica corsa senza soffermarci su quanto siano belli i suoi monumenti e i suoi scorci. In post-produzione, infatti, non aggiungo molto all’immagine originale, mi basta la sua magica atmosfera a renderla la mia musa».

Hai un posto del cuore?
«La zona delle Cinque Vie, non così conosciuta e con poca gente anche agli orari di punta. Ma sono affezionato anche a Brera e Moscova, in venti minuti c’è un affascinante contrasto tra antico e nuovo».

Qual è il posto milanese più “fotografabile”?
«La Galleria Vittorio Emanuele II. Qui ogni scatto viene sempre bene, a qualsiasi ora».

E il posto fotograficamente più sorprendente?
«Il Parco Monte Stella a San Siro: forse non tutti lo sanno, ma da lì è possibile avere una panoramica completa sulla città, uno skyline da mozzare il fiato. Ci capito spesso con i miei amici, ogni volta è indescrivibile».

L’ora più bella di Milano?
«L’alba. Il set fotografico a quell’ora è perfetto, quando la quasi totale assenza di persone ne risalta la bellezza, a partire dalle sue architetture fino ad ogni singolo mattone».

E la stagione migliore per immortalarla?
«L’autunno, con le sfumature dei suoi alberi e del fogliame. Le tonalità più tenui della giornata e la nebbia che comincia a calare la sua ombra nel pomeriggio ne fanno il mio set fotografico preferito. Non a caso, in questi giorni sono perennemente fuori casa: ogni momento potrebbe essere quello giusto per la foto perfetta».

In breve

Milano, disagi in vista: sciopero nazionale dei mezzi contro il Green Pass

Ferrovieri e autisti dei mezzi pubblici incrociano nuovamente le braccia. Per il prossimo venerdì 3 dicembre è stato indetto...