La “Scuola senza zaino” è un modello di insegnamento inventato a Lucca nel 2002 e che si sta diffondendo in tutta Italia.

 

Per capire come funziona abbiamo parlato con Gabriella Maria Sonia Conte, preside dell’Istituto Comprensivo Capponi in zona Barona, prima scuola milanese ad aver adottato questo metodo sia alle elementari che alle medie.

Scuola senza zaino, parla la preside del Capponi

La preside Gabriella Maria Sonia Conte
La preside Gabriella Maria Sonia Conte

Da quando la vostra è una “Scuola senza zaino”?
«Dall’anno scolastico 2017/18. In tutto sono quindici classi delle primarie, distribuite nelle due primarie Capponi e Mora».

In che cosa consiste?
«Si basa su tre valori fondamentali: ospitalità, responsabilità e comunità. Ospitalità significa creare un ambiente accogliente per i bambini, per i genitori, per i docenti, rivedendo gli spazi della scuola, distribuendo i banchi “a isola” per gruppi formati da sei bambini, e inserendo arredi funzionali; inoltre vuol dire accogliere ogni studente nella sua specificità, offrendo un insegnamento personalizzato».

C’è una responsabilizzazione maggiore dei più piccoli?
«La responsabilità è data dal fatto che i bambini vengono guidati a prendersi cura degli ambienti scolastici e degli strumenti didattici: penne, matite, quaderni, che non vengono acquistati direttamente dai genitori, ma che sono forniti dalla scuola grazie al contributo iniziale delle famiglie. Inoltre, i ragazzini delle medie eleggono i loro rappresentanti, che insieme ai docenti decidono ad esempio quali gite fare. Infine, c’è l’idea di costruire una comunità educativa di cui fanno parte insegnanti, bambini e genitori, tutti chiamati a collaborare, progettando spazi e attività».

Questo è il primo anno che proponete la “Scuola senza zaino” anche alle medie…
«A Milano siamo i primi, sono partite una sezione alla scuola Gramsci e due classi alla Gemelli. Mantenendo sempre il concetto del superamento del cosiddetto “insegnamento frontale”, alla secondaria di primo grado ci sono momenti in cui i banchi restano singoli per favorire lo studio individuale e in altri si uniscono formando le “isole”».

Quella del vostro quartiere è un’utenza “difficile”?
«No, rispecchia l’utenza di tante zone della città. Sono rappresentate tutte le classi sociali e c’è un numero abbastanza alto di stranieri, ma l’esigenza di avviare qui questo metodo di insegnamento non è legata alla tipologia del territorio. Abbiamo deciso di aderire alla rete delle “scuole senza zaino” innanzitutto perché c’erano docenti della primaria molto interessate a questo metodo di insegnamento. Inoltre, l’ex presidente del consiglio di istituto, partecipando a riunioni nei Municipi 5 e 6, aveva colto l’esigenza da parte dei genitori di avere una scuola che portasse avanti questo modello in una zona di Milano dove non esisteva ancora».

Cos’è “L’ora di lezione non basta”?
«E’ un progetto nato nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa. Quindici istituti della rete delle scuole senza zaino hanno vinto il bando “Nuove Generazioni”, che ci permette di sviluppare “L’ora di lezione non basta”. Il progetto dura quattro anni ed è incentrato sullo sviluppo di tre modelli educativi: l’artigiano, dove il bambino impara tramite l’esempio, l’imitazione dell’insegnante; il drammaturgo, incentrato sull’uso della voce, del corpo e della gestualità; il gioco, nel quale il bambino apprende in modo divertente regole e spirito di gruppo. Per fare questo il fondo ci aiuterà a riorganizzare il laboratorio di falegnameria, di musica, la ludoteca e l’aula di teatro».

Vi sentita una scuola “perfetta”?
«La perfezione non esiste, ci vuole molto impegno perché la scuola è una macchina molto complessa. Abbiamo carenza di personale sia a livello di segreterie che di docenti. Però cerchiamo di fare il massimo e di utilizzare tutte le opportunità che ci vengono date».

I contatti del Capponi

Via Pestalozzi 13, Milano
02.88.44.47.29
icscapponi.gov.it

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