Airbnb, prosegue il centricidio a Milano: esisterà un limite?

Torniamo a parlare del colosso dell'accoglienza e delle dispute a livello cittadino e nazionale: il turismo senza limiti porta ricchezza ed apertura al mondo, ma...

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Airbnb. Lo sappiamo, ma lo ripetiamo: Milano dovrà confrontarsi sempre più con il tema casa. La situazione? Il business immobiliare è in crescita e i costi sono sempre più alti per chi vuole comprare o affittare casa in città. Le zone acquisiscono valore, gli alloggi brevi – sotto il cappello di Airbnb – spopolano e alcune fasce di popolazione sono di fatto tagliate fuori.

 

Airbnb vale l’11% del fatturato dell’ospitalità italiana, anche se il fisco ne raccoglie le briciole.

Sfida. Tutto è partito da un post provocatorio pubblicato dall’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran: «Ci possiamo ancora permettere AirBnb?». A Milano ci sono oltre 600mila case: di queste 100mila sono in affitto e 15mila destinate al mercato dell’affitto temporaneo con prezzi in media più alti rispetto agli affitti tradizionali. Al contempo, negli ultimi anni Milano ha registrato una crescita di residenza di almeno 15mila unità all’anno, in particolare under 35 e ne prevede 50mila in più da qui al 2030. Se fino a poco tempo fa il fenomeno aveva numeri gestibili, oggi in tutto il mondo si stanno studiando delle formule per incentivare altre soluzioni. Dopo il post, è stata la volta di un incontro all’Ostello Bello.

Airbnb, le soluzioni

Soluzioni. Il cuore della proposta è un fondo di tutela (finanziato dallo Stato) ai proprietari in caso di morosità dell’inquilino e la necessità di distinguere e tutelare la mission originale della piattaforma (piccoli proprietari che integrano il reddito aumentando l’offerta turistica) da tutti i fenomeni speculativi che sono sorti. Su questo, a tutti i livelli istituzionali, sono in corso tavoli di lavoro. Si sta sicuramente ragionando su limitazioni in caso di multiproprietà e sulla necessità di limitare il numero massimo di giorni di affitto nell’arco di un anno.
Milano non può e non deve risolvere la questione da sola, anche se qualcosa sta facendo: soluzioni come Milano Abitare offrono alloggi privati a canone concordato e tutele maggiori per inquilini e proprietari, mentre il piano Reinventing Cities ha previsto altri 1.600 alloggi a canoni convenzionati e proliferano gli esperimenti di social housing, di cui è stato introdotto l’aumento di quota obbligatoria al 40% nel nuovo costruito residenziale.
Nuove aree. Sono state individuate nove aree pubbliche da destinare all’edilizia sociale, oltre ai 6.200 già previsti nell’ambito dei progetti relativi agli scali ferroviari. Parlare di soluzioni è forse azzardato, ma è evidente che l’amministrazione ha ben chiaro il problema e che sta mettendo in campo forze per tentare di gestirlo.