picasso
picasso

L’ultima volta che Milano ha potuto ammirare le opere di Pablo Picasso era il 2012 con la grande mostra monografica. Undici anni prima, nel 2001, un’antologica aveva portato le opere del maestro spagnolo in città. Ancor prima, nel lontano 1953, Palazzo Reale scelse la Sala delle Cariatidi per esporre la magistrale opera Guernica. Dal 18 ottobre Milano ospiterà, fino al 17 febbraio 2019, la mostra Picasso Metamorfosi, una nuova esposizione per indagare le influenze che la mitologia e l’arte antica ebbero sul processo creativo dell’artista.

Il tema centrale sarà l’antichità, fonte d’ispirazione e di produzione per le opere di Picasso, mentre soggetti e forme reinventati dal maestro saranno esposti nelle sei sale a confrontarsi con opere provenienti dai più famosi musei nazioni e internazionali, compresi lavori di Auguste Rodin e Jean-Auguste-Dominique Ingres.

IL PERCORSO • La prima sala ospiterà la sezione dedicata alla Mitologia del bacio. Con Les Demoiselles d’Avignon, dipinto a Parigi nel 1907 e riconosciuto come il manifesto di una nuova estetica (ma non presente in mostra), Picasso scardina i codici della pratica artistica accademica, e lo fa poggiando sulla propria formazione classica. Prima di lui erano stati Ingres e Rodin ad aprire la strada. L’introduzione della mostra riunisce gli artisti attorno al tema del bacio con alcuni dipinti e disegni di Picasso, tra cui un dipinto del 1925 del periodo cubista, in dialogo con Il bacio di Rodin (bronzo) e Paolo e Francesca (matita su carta) di Ingres e frammenti d’oscillum (terracotte e gessi di epoca greco-romana). La seconda sezione sarà dedicata ad Arianna tra Minotauro e Fauno: l’immagine della donna emblema della bellezza che incarna il rinnovamento tra tradimento e idillio amoroso e della rinascita ciclica e perpetua, si fonde alle rappresentazioni di fauni, minotauri e centauri, temi particolarmente cari all’artista.

L’affascinante figura di Arianna è presente in una serie di raffigurazioni dove il sentimento amoroso viene scandagliato. Nella sala troveremo acqueforti e sculture insieme a disegni come Donna con le braccia incrociate sopra la testa del 1939 e Lo scultore e la sua modella del 1931, numerosi olii come Nudo sdraiato del 1932 e Nudo in giardino del 1934. La terza sala riproporrà il rapporto con l’antichità: già nel 1901 Picasso frequentò assiduamente il museo del Louvre, che divenne grande fonte d’ispirazione insieme ai numerosi viaggi che l’artista intraprese in Italia, in particolare a Roma e a Napoli.

Da non perdere sarà la sala “L’antichità delle metamorfosi” dove il visitatore sarà accolto dalla grande scultura in ferro La donna in giardino del 1930 insieme ad una serie di disegni raffiguranti figure femminili, teste e lottatori. L’ultima sezione sarà dedicata alla ceramica alla quale Picasso si dedicò nel dopoguerra stabilendosi a Vallauris in Francia: vasi, sculture e piatti divennero la sua nuova forma d’arte. Per informazioni sulle visite basta consultare il sito mostrapicassomilano.it.

Picasso Metamorfosi

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano

dal 18 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019

Lunedì 14.30 – 19.30

Martedì, mercoledì venerdì e domenica 9.30 – 19.30

Giovedì e sabato 9.30 – 22.30

Biglietti
14 euro intero
12 euro ridotto
6 euro scuole e gruppi Touring e Fau

Infoline e prevendite
02.92.89.77.55

palazzorealemilano.it
mostrapicassomilano.it

«C’è un legame forte con la città»

Domenico Piraina (Direttore Palazzo Reale) racconta l’esposizione

Palazzo Reale, fiore all’occhiello nel circuito dei musei milanesi, è diretto da Domenico Piraina, che dal 2006 è anche responsabile di tutte le iniziative espositive del Comune di Milano. Giunto a Milano in giovane età, Piraina ha al suo attivo più di duemila mostre.

«Il mio impegno professionale continua a essere segnato anche dalla volontà di ringraziare sempre la città», racconta a Mi-Tomorrow.

Come ci si sente a essere un guru della cultura?

«Ma io non mi sento affatto così. Ho cercato, negli anni, di dare il mio contributo, insieme a tanti altri, per la promozione della cultura. Mi sono impegnato molto, questo è indubitabile, ma credo che il sistema-città complessivo di Milano mi abbia molto aiutato. Io amo Milano, che mi ha accolto quando ero un ragazzo e mi ha offerto possibilità professionali a cui non avrei mai pensato di aspirare».

Qual è stato il suo percorso professionale?

«Molti anni fa, attraverso un pubblico concorso, sono diventato dipendente del Comune di Milano e sono stato assegnato al Settore Cultura. Entrai da diplomato, avevo vent’anni, e stavo studiando lettere all’Università Cattolica. Dopo la laurea feci altri concorsi pubblici e ricoprì ruoli sempre più importanti fino a quando feci l’ultimo concorso e divenni direttore di musei. Sono orgoglioso di essere riuscito a fare una carriera di un certo significato scalando le gerarchie gradino dopo gradino e di averlo fatto sempre attraverso pubblici concorsi. Insomma, una carriera vecchio stampo di cui vado molto fiero».

Oggi in Italia che posizione occupa la cultura?

«Ha una posizione inferiore di quella che meriterebbe, ma è indubitabile che sono stati compiuti notevoli passi in avanti. Io sono un ottimista, pronto a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto».

E a Milano?

«Milano è straordinariamente cresciuta anche sotto questo profilo. E’ una città vivace, dinamica, con operatori culturali di eccezionale valore e professionalità. La città è continuamente piena di iniziative culturali, da vivere pienamente, ricca di stimoli, di novità».

La città ha un legame particolare con Picasso?

«Milano e Palazzo Reale quindi sono luoghi che con Picasso hanno avuto un legame molto solido. Ho avuto l’onore e il privilegio di organizzare tre mostre di Picasso, quindi di confrontarmi con uno degli artisti più straordinari di sempre: anche per questo devo ringraziare Milano».

Questa mostra in che cosa si differenzia dalle precedenti?

«Abbiamo puntato su un tema, quello del rapporto intenso tra Picasso e il mito. Questa mostra proporrà confronti molto stimolanti tra l’opera di Picasso e l’archeologia. E’ un tema, quello del rapporto tra l’arte e il mondo classico, che seguiamo da qualche anno e che è stato approfondito anche nelle mostre dedicate a Rubens e Durer. Il mondo classico può offrire idee, strumenti, conoscenze all’uomo “tecnologico” del XXI secolo per capire il proprio mondo? La mia risposta, e spero quella di tanti altri, è affermativa».