Emergenza ospedali, ci scrive un medico: «Guerra lunga e spietata»

emergenza ospedali
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Emergenza ospedali. Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Fabio, medico milanese in prima linea nell’emergenza delle emergenze. Decidiamo di aprire così quest’oggi, consapevoli che basteranno le sue parole.

 

Emergenza ospedali, la lettera dall’ospedale

«È un periodo di dura prova. Sono sempre stato affascinato dai film di guerra e dai libri di guerra. Ho finito da poco il meraviglioso libro Il Cavallo Rosso e devo dire che mi sento come un soldato solo in trincea, lontano dalla sua famiglia, che rischia di morire o per lo meno di ammalarsi in nome del bene di tutti. Al fronte. È una lunga e spietata guerra. E dopo tutto questo nulla sarà come prima. Nulla».

«Ogni volta che finisco il lunghissimo turno (sembriamo sospesi e non ti accorgi del passare del tempo) ho animo e sguardo svuotati. Come chi torna da scenari di guerra. La gente magari da fuori si incazza perché non può fare aperitivo o uscire, ma io (noi) vediamo la morte, lo sguardo di chi sta per morire. E spesso siamo impotenti. È un virus democratico, colpisce anche persone molto giovani e sane, in modo grave. Lo vediamo tutti i giorni».

«Nulla sarà come prima, per quanto mi riguarda. Ogni volta mi sembra di entrare in un campo di concentramento. E quando esco ho un animo diverso, triste. Come chi è reduce. Ho il cuore triste. Lo sguardo peggio. Cambieranno tutti i miei riferimenti. Il mio sguardo sulla realtà, che già era radicale e senza fronzoli, lo sarà ancora di più. Conta l’essenziale. La vita».

Fabio

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