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23. 10. 2020 11:04

A colloquio con Fontana: «A Milano serve un sindaco che sappia guardare oltre»

Il presidente Fontana esprime a Mi-Tomorrow il suo punto di vista sui temi caldi di queste settimane: scuola, Tribunale dei Brevetti , riaperture e soprattutto il futuro di Milano

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Sulla ripartenza delle scuole l’impressione è che a fine agosto sia ancora tutto un rebus da risolvere. Analogamente tra Regione Lombardia e Governo ci sono aperte altre partite, come la candidatura di Milano a sede del tribunale europeo dei brevetti, in trasloco da Londra. Temi cari al governatore Attilio Fontana, che a Mi-Tomorrow traccia alcune priorità delle prossime settimane, guardando pure alla sfida per il futuro sindaco di Milano.

Sulla scuola a che punto è il dialogo con il Governo?
«Domani avremo un ennesimo confronto e speriamo di trovare una soluzione, visto che la data di inizio si avvicina, quindi non possiamo continuare a traccheggiare. Abbiamo fatto presenti i problemi che riteniamo debbano essere risolti, primo tra tutti quello del trasporto pubblico locale».

Si spieghi…
«Viene consentito il 50-60% dei pendolari, compresi quindi gli studenti. E’ ovvio che in una situazione del genere, col distanziamento imposto dal Cts, non si può pensare che tutti arrivino a scuola. Per ora non abbiamo ricevuto controproposte che vadano nella direzione di risolvere questo nodo».

È il tempo ormai che Milano riparta?
«Escludendo gli uffici pubblici che rinviano al 31 dicembre il ritorno a pieno regime, credo che sia tempo di tornare gradualmente all’ordinaria attività. Occorre ridare vita, anche fisica, alle città e ai centri storici. Diversamente, diventa un disastro».

Quale lettura date agli ultimi dati sui contagi?
«I numeri stanno aumentando principalmente perché si fanno più tamponi. C’è qualche ricovero in più che può preoccupare, ma stiamo monitorando la situazione e controllando gli arrivi dai Paesi più infettati».

Con questi dati ci potrà essere il ritorno all’uso della mascherina all’aperto a prescindere dal distanziamento?
«Al di là del numero delle persone contagiate, fortunatamente non assistiamo ad una escalation della gravità della malattia. E’ una situazione sotto controllo e possiamo tranquillamente proseguire con le misure attualmente in vigore».

Ci sarà da dare risposta anche ai gestori delle discoteche così come ai tifosi che vorrebbero tornare allo stadio…
«Cerco di anticipare le problematiche, perché è meglio parlare di questi temi con un certo anticipo. Questi sono argomenti che vanno risolti, visto che nella normalità c’è anche la partecipazione alle manifestazioni sportive. Stiamo sollecitando il Governo in tal senso perché non ci siano disparità tra Regioni e territori».

Sarebbe un peccato un derby di Milano a porte chiuse con Ibra contro Messi…
«Ho paura che lo vedremo il prossimo anno in Champions League quando il Milan si sarà finalmente qualificato».

Sulla sede del tribunale europeo dei brevetti ritiene di aver contribuito a sbloccare la partita sferzando il Governo?
«Sono due anni che insisto sul tema. La cosa sorprendente è che lo scorso autunno ricevetti dal Governo la comunicazione che la questione sarebbe stata seguita dal sottosegretario Ivan Scalfarotto (Esteri, ndr), col quale mi ero confrontato anche in presenza del sindaco Sala. Ad oggi è grave che il Governo non abbia ancora candidato Milano».

Sala oggi ha accusato i leghisti di fare slogan e sottolineato come il Pd faccia interrogazioni parlamentari…
«L’interrogazione di oggi degli onorevoli Alfieri e Mirabelli è la dimostrazione dell’assoluta mancanza di sensibilità da parte del Governo, visto che avevano incaricato esplicitamente un sottosegretario per occuparsi della questione. Oggi, invece, cercano addirittura di arrogarsi dei meriti: una cosa poco opportuna. Al di là delle polemiche, oggi è necessario accelerare e candidare Milano».

Tra un mese e mezzo saranno trascorsi tre anni dal referendum sull’autonomia. Sarebbe cambiato qualcosa in questi mesi se si fosse dato seguito a quel voto dei lombardi?
«Faccio un esempio banale, ma di facile comprensione. Dal primo momento in cui mi insediai in Regione Lombardia (marzo 2018, ndr) sostenni la necessità di assumere medici e infermieri, avendone le risorse. Una legge nazionale ce lo impediva e ci imponeva la riduzione della spesa per il personale. Se avessimo avuto l’autonomia, avremmo affrontato l’emergenza Covid con una squadra quantomeno più numerosa. E’ solo uno di tanti esempi per spiegare come con l’autonomia tutto lo Stato funzionerebbe meglio e l’esperienza del Covid lo ha dimostrato sul campo».

Qual è l’identikit del candidato sindaco di Milano che dovrà sfidare Sala o chi per lui?
«Semplicemente dovrà essere una persona capace e credibile, che sappia vedere avanti. Serve un nuovo sindaco con una visione diversa del futuro di Milano in un ambito ben più esteso dei confini comunali. Penso ad un sindaco che con la Regione possa tracciare una strada nuova, senza accontentarsi di guardare al domani, ma ai prossimi trenta-quaranta anni».

Politico o “laico”?
«Il centrodestra saprà candidare una persona con queste caratteristiche. Non penalizzo, né glorifico, chi fa politica».

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