Effetto coronavirus. Un momento molto grave per l’economia aggravato dal fatto che le prospettive sono oscure. Secondo Marco Lossani, docente di economia politica all’Università Cattolica, i rischi determinati dalla diffusione del coronavirus sono alti e quello più pericoloso è cedere alla paura.

 

Effetto coronavirus, parla Marco Lossani

effetto coronavirus
Marco Lossani

Professore, a meno di due settimane dal primo caso di coronavirus, i settori produttivi lombardi denunciano una situazione drammatica: qual è la sua impressione?
«Senza dubbio la situazione è molto difficile, ci sono settori come quello della ristorazione o alberghiero che hanno subito un impatto decisamente negativo: quest’ultimo sta scontando cancellazioni da oggi ai prossimi due mesi».

Quali settori stanno resistendo?
«Quelli che si occupano di beni e servizi non hanno grandi difficoltà, almeno per ora».

Potrebbero averne?
«Le catene dei valori su scala internazionale prima o poi convergono».

Come stanno reagendo i mercati finanziari?
«C’è forte preoccupazione che si traduce in altrettanto forti ribassi che io giudico eccessivi».

E’ un trend che può continuare?
«Se la situazione resta questa è facile prevede un ulteriore round di ribassi».

I focolai dell’epidemia sono concentrati in Lombardia e Veneto.
«La zona rossa si trova in questi territori, è ovvio che può generare un impatto negativo».

Anche a livello nazionale?
«Sono territori che presentano una catena produttiva con dimensione familiare e con redditi tali che in caso di brusca frenata tutto il paese ne risente».

Anche le regioni più lontane?
«Certo, anche una regione come la Sardegna potrebbe avere dei contraccolpi nell’attività turistica».

Milano è la capitale economica, come sta reagendo?
«Le rispondo da cittadino, più che da economista: girando per la città si vede poca gente per le strade, nei locali, c’è un clima di grande desolazione che provoca ricadute forti sull’economia. Non tutto però è bloccato».

A cosa si riferisce?
«Molti hanno reagito con lo smart working che però non supera tutti i disagi».

Dove non è praticabile?
«Nei luoghi di produzione dei beni e di erogazione dei servizi la presenza delle persone è indispensabile».

Questa può essere l’occasione per svilupparne l’uso.
«Certo, tendendo presente che lo smart working va bene solo per alcune funzioni».

L’economia di Milano si basa molto sugli eventi che ora vengono sospesi e rimandati: quanto può pesare questa improvvisa assenza?
«In questo momento nessuno può sapere quanto può andare avanti questa situazione: è evidente che se si protrae le conseguenze saranno gravi, perché la cancellazione degli eventi si riflette a catena sull’indotto».

Molti eventi sono stati rinviati a giugno.
«Guardi, non sono in grado di dire se questo spazio di tempo basti per assicurare lo svolgimento del Salone del Mobile e di altre iniziative».

Imprese, associazioni di categoria e enti locali invocano aiuti pubblici: è possibile?
«In questi frangenti si vede cosa significa avere accumulato un debito pubblico colossale: con meno debito si poteva fare più disavanzo ma oggi non si può, in una casa il tetto si costruisce quando c’è bel tempo non quando piove. Purtroppo siamo in una recessione e i mercati ci pensano due volte a fare prestiti».

In che modo si può sostenere chi è in difficoltà?
«Quando si decide di stanziare aiuti, come in questo caso, sorgono difficoltà: quali sono le misure veramente utili per sostenere chi ha bisogno? A chi andranno gli aiuti? Mi sembra che ci sia una difficoltà strutturale per fare queste cose».

Siamo come dopo l’11 settembre?
«No, quella fu una situazione diversa, ci furono attentati terroristici realizzati da persone con nome e cognome e l’incertezza derivava dalla paura di altri attentati».

Oggi la situazione è più difficile?
«Sì, l’interruzione totale della mobilità delle persone e delle merci può provocare effetti devastanti».

Quale ruolo sta svolgendo la paura?
«L’effetto paura ha prodotto lo shock, ha suscitato una reazione emotiva negli operatori economici, incidendo in modo penetrante nelle aspettative».

Si può fare un paragone con la crisi del ’29?
«Assolutamente no, sono situazioni incomparabili: nel 1929 esplose una bolla speculativa del mercato immobiliare e borsistico che fu anche gestita molto male, a differenza di quanto è accaduto nel 2007-2008 quando la risposta dei governi fu adeguata allo shock prodotto dai subprime».