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02. 07. 2022 16:27

L’allarme sull’emergenza climatica viene dallo spazio. L’astronauta Luca Parmitano: «Ogni problema è un’opportunità»

Da tempo l’astronauta Luca Parmitano lancia l’allarme sull’emergenza climatica: per questo la sua presenza al Museo della Scienza e della Tecnologia è stata (ed è) molto più che un racconto esperienziale

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A cosa servono le immagini dai satelliti? A cosa servono le spedizioni spaziali? Soprattutto a farci vivere meglio sulla Terra, evidenziando ad esempio le catastrofiche conseguenze che i cambiamenti climatici stanno provocando. Lo sa bene l’astronauta dell’ESA Luca Parmitano, primo italiano ad effettuare un’attività extraveicolare nel 2013 e sempre pioniere al comando della Stazione Spaziale Internazionale nel 2019.

Da tempo Parmitano lancia l’allarme sull’emergenza climatica: per questo la sua presenza al Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, testimonial di foto scattate dallo spazio, è molto più che un racconto esperienziale. Alla base, infatti, c’è uno studio effettuato ad agosto sul ghiacciaio Gorner in Svizzera, che evidenzia come l’aumento delle temperature globali stia distruggendo i depositi di ghiaccio.

Luca Parmitano: «Dallo spazio mi accorgo di quanto possiamo incidere sul nostro pianeta»

Parmitano, qual è la cosa più bella che ha visto dallo spazio?
«Come mettere in graduatoria un’aurora boreale rispetto alla vista del proprio Paese da 400 chilometri di distanza o bellezze naturali come i Caraibi, la barriera Corallina a sud dell’Australia, le Maldive… Io cerco di avere la consapevolezza per godermi tutto sul momento».

E quella più brutta?
«Per mia natura, di fronte a un problema cerco l’opportunità: gli incendi in Australia dell’anno scorso, quelli in Amazzonia causati da noi umani o quelli in Africa Centrale sono immagini che mi hanno molto colpito per il loro impatto globale. L’opportunità che colgo è quella della testimonianza e della consapevolezza di quanto siamo in grado di incidere sul nostro pianeta. Dovremmo farlo in maniera positiva».

Fra le sue immagini, sono significative quelle che denunciano l’inquinamento luminoso. In Italia, Milano è uno di quei punti “troppo” luminosi. Qual è il ruolo che deve avere una grande città per contrastare il cambiamento climatico?
«Sicuramente utilizzare la tecnologia più moderna per ridurre l’inquinamento, di tutti i tipi: luminoso, acustico, atmosferico. Quello luminoso è visibile ed è forse per questo che ne stiamo parlando: dalle foto scattate dallo spazio di notte, emerge come le nostre grandi città siano estremamente luminose. Non c’è uno spreco ad avere luci che si vedono dallo spazio visto che quello che cerchiamo di illuminare è verso il basso e non verso l’alto?».

Quali azioni dovremmo mettere in atto?
«Una città come Milano, che ha un ruolo da leader a livello italiano ed europeo, potrebbe cercare di mettere in atto non solo delle politiche di trasporto, che sicuramente hanno una grossa validità: l’idea che Milano un giorno diventerà una città dove si circola a piedi, in bicicletta o in metropolitana, senza l’utilizzo delle automobili, non è impossibile da pensare, ma utilizzare la scienza e la tecnologia più moderna per migliorare l’efficacia dei servizi che utilizziamo tutti i giorni è qualcosa che una buona politica potrebbe mettere in atto».

Giovedì scorso è anche salito sul palco dell’Ippodromo di San Siro per il concerto a zero emissioni Music4Climate. Come l’ha accolta il pubblico milanese?
«Non sono un musicista, non sono un rapper, non sono un cantante, non sono un dj (ride, ndr). Ma se c’è l’opportunità di comunicare e di trasmettere un messaggio, credo di non avere il diritto di tirarmi indietro. Mi sono messo in gioco tirando fuori il mio basso di 30 anni fa per far passare un messaggio con un linguaggio universale che è quello della musica».

E il pubblico?
«Ha risposto in maniera calorosa e coinvolgente con una grande carica di energia, rinnovabile questa volta, che spero durerà per un po’. E spero che questa energia sia anche l’inizio di una catena di persone che, acquisendo consapevolezza del messaggio che volevamo trasmettere, possa mettere in atto piccole azioni quotidiane. Tante piccole azioni sommate diventano una grande azione».

 

 

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