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29. 06. 2022 11:26

Milano, la tragedia del Cpr di via Corelli: cresce nel silenzio il tasso dei suicidi

Nonostante i vari esposti prosegue l'attività del Cpr di via Corelli: il racconto shock di un'educatrice

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Il Cpr di via Corelli da ormai più di un anno “accoglie” i clandestini senza permesso di soggiorno sistemati nella struttura in attesa di rimpatrio. Nonostante vengano identificati come “centri di permanenza temporanea” gli ospiti possono rimanere qui per mesi se non anni. A piu riprese la rete “Mai più lager – No ai Cpr” ha denunciato le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere i migranti ospitati nel centro milanese. A rendere la situazione ancora più allarmante è lo spaventoso tasso di suicidi all’interno dell’edificio.

Cpr di via Corelli: la denuncia di un’educatrice

Per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema la rete “Mai più lager – No ai Cpr” ha raccolto numerose testimonianze sul Cpr di via Corelli. Una delle ultime pubblicate è quella di Valentina (nome di fantasia), educatrice che ha prestato servizio nella struttura per circa due settimane prima di licenziarsi.

«All’interno i diritti umani svaniscono – racconta Valentina -. La loro colpa è non avere un permesso di soggiorno. Gli “ospiti”, così come vengono chiamati, dicono che si stia meglio in galera. Per me è stata un’esperienza traumatica: di notte avevo gli incubi».

I ricordi di Valentina si concentrano poi su un episodio in particolare. «Il secondo giorno di lavoro sento delle urla provenire dall’infermeria – aggiunge -. Un ospite aveva tentato il suicidio tagliandosi le vene. Sul corridoio c’era una lunga striscia di sangue, lasciata poi lì per ore fino ad incrostarsi sul pavimento. Quell’odore metallico di sangue permaneva nell’aria. Subito dopo questo episodio, un altro ospite mi chiese di andare in infermeria. Gli dissi che non poteva andare per quello che era appena successo. Lui mi rispose: “Lo voglio fare anch’io”. Scoppiai in lacrime».

Dalle parole dell’educatrice emergono anche dettagli raccapriccianti sulle condizioni di vita all’interno del Cpr di via Corelli. «Non potevo passare neanche del sapone agli ospiti – prosegue Valentina -. Secondo la procedura ogni detenuto per prendere i beni di prima necessità deve essere accompagnato da due poliziotti. A nessun altro è permesso farli muovere dalle loro celle. Così passavo loro micropalline di sapone dalle reti metalliche delle loro finestre. Per non parlare delle mutande poi: ce ne fornivano solo di rotte e già usate».

Il racconto dell’educatrice sembra provenire da un paese del terzo mondo sotto lo scacco di una dittatura militare. Invece avviene proprio nel Cpr di via Corelli a Milano, la città italiana più all’avanguardia.

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