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19. 05. 2022 01:37

Se lo struzzo si fa pop: la personale Nonsense Makes Sense di Angelo Accardi

Inaugura domani da Deodarte Arte la personale Nonsense Makes Sense dell'artista

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Cosa ci fa uno struzzo in un museo, accanto a tele di Fontana, Caravaggio, Klimt e una coppia di Minions? È il protagonista delle opere pop surrealiste di Angelo Accardi, in mostra da domani alla galleria Deodato Arte di via Nerino. L’esposizione si chiama Nonsense Makes Sense e allude a un universo pittorico dove il non senso (apparente) è la chiave d’accesso a moniti e significati. Le scene dipinte con tecnica mista, tra pennellate materiche di acrilico e olio, tratteggiano interni o prospettive urbane in bilico tra dramma e ironia.

Realtà spiazzanti, ma insieme intime. I soggetti distanti e iconograficamente diversissimi, presenti sullo stesso sfondo, prima spiazzano e subito dopo funzionano. Come nei collage. Lo raccontano circa venti tele delle serie Misplaced e Blend, in dialogo con una quindicina di sculture, che estrapolano e sottolineano alcuni dettagli dei quadri in un teorema di rimandi 2D-3D. Dal piccolo al grande, dal grande al piccolo. In un gioco di realtà multistrato.

angelo accardiNonsense Makes Sense, a tu per tu con Angelo Accardi: «I miei rebus tirano su»

«Le paure vanno prese di petto». Partendo da questo monito Angelo Accardi ci apre le porte del suo fare artistico, che compone scene surreali dove lo spaesamento è solo l’inizio.

Come definirebbe la sua cifra stilistica?

«Posso essere considerato un artista pop surrealista o, meglio, Lowbrow, il movimento sorto sul finire degli anni ‘70 negli Stati Uniti attorno a Robert Williams in contrapposizione all’High Brow (la cultura cosiddetta alta). E il mio intento è proprio questo: fare un’arte non per pochi e raccontare in modo semplice i concetti che mi interessano, rendendoli accessibili a tutti».

Lei parla anche di surrealismo del quotidiano. Cosa intende?

«Salvador Dalì sosteneva che ogni bravo artista deve far di tutto per screditare la realtà e sistematizzare la confusione. Così facendo si vive in un mondo surreale. Nelle mie opere, in atmosfere sospese tra realtà e fiction, avviene un cortocircuito spazio temporale. Negli scenari faccio incontrare cose, fatti e personaggi che cronologicamente non sono in linea».

Quali messaggi vuole trasmettere?

«In questo particolare momento il recupero della centralità umana. Negli ultimi anni siamo stati messi all’angolo prima dal Covid ora dalla guerra. In una società incubatrice di fatti negativi l’artista deve proporre azioni positive. Deve fornire moniti per fare in modo che le persone producano azioni, non reazioni. Il mio invito è farsi animo e reagire. L’ho espresso anche con la maxi scultura Fuck (ndr: un’azione di “guerrilla poetica” in sostegno di Save the Children, presentata a Milano, Venezia e Palermo). Riproduce una parola forte, un urlo liberatorio per andare avanti e girare pagina. Per essere protagonisti in questa vita».

Tra i soggetti delle sue opere lo struzzo è una costante. Cosa rappresenta?

«È la materializzazione di una paura diffusa, che serpeggia e incombe su di noi, ma non è visibile. C’è ma non si vede quindi è difficilissima da combattere. C’è un’associazione con la “paura liquida” di Zygmunt Bauman. Lo struzzo in ambienti museali e urbani rende visibile questa paura latente per poterla affrontare».

Gli sfondi sono perlopiù interni di musei con inserti di opere famose e personaggi dei cartoons. Qual è il senso narrativo?

«I miei lavori sono dei veri e propri rebus. Nelle composizioni ci sono elementi che appartengono a forze distruttive (i Minions), ma anche costruttive (Topolino) che possono materializzarsi in un contesto di vita. È sempre una mia prospettiva, non ho certo l’ambizione di risolvere i problemi del mondo. Sono rebus con finale aperto, da interpretare come si vuole».

Angelo Accardi in mostra, Deodato Salafia: «Ho creduto nel digitale»

Deodato Arte rappresenta Angelo Accardi in esclusiva sul mercato italiano. Una scelta mossa da affinità con i generi selezionati dalla galleria. E da un certo orgoglio italiano, come racconta il fondatore Deodato Salafia, che durante la pandemia ha continuato a crescere. Complice la rete.

Qual è il focus di Deodato Arte nella scelta dei nomi e dei generi?

«Ho creduto nella street art sin dagli esordi della galleria, nel 2010, quando in Italia non era considerata come arte degna di entrare nelle gallerie. Inoltre ho voluto rendere raggiungibili firme internazionali della pop art quotate cifre astronomiche, proponendo limited edition a prezzi accessibili. Restando nel perimetro della street e pop art, sento anche il dovere morale di far crescere giovani artisti italiani. Quindi mi dedico anche allo scouting di firme emergenti».

Dal 2021 rappresenta Angelo Accardi in Italia. Come vi siete scelti?

«È un artista che è esploso a livello internazionale e aveva bisogno di un rappresentante italiano all’altezza del successo ottenuto all’estero. I suoi quadri riuniscono elementi della street art e pop art quindi sono in linea con i miei focus. E poi è italiano, un italiano che è riuscito ad emergere».

Che ripercussioni ha avuto la pandemia sulla sua attività?

«Come in ogni ambito anche la galleria ha dovuto chiudere la porta per un periodo, ma non ci siamo mai fermati e non abbiamo perso un euro di fatturato, anzi. Siamo sempre cresciuti nel 2020 sul 2019 e nel 2021 sul 2020».

Cosa ha funzionato?

«Sono un informatico e dagli inizi ho affrontato il mondo dell’arte con lo spirito di chi conosce i processi aziendali, di marketing, della comunicazione. Ho sempre fatto in modo che le persone prima di venire a trovarmi in galleria sapessero quali opere propongo, quanto costano, chi sono gli artisti e perché li ho scelti. E poi ho creduto nel digitale. Molto prima che arrivasse il Covid».

Angelo Accardi. Nonsense Makes Sense

Deodato Arte

Via Nerino 2, Milano

Dal 6 al 30 aprile

deodato.com

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