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29. 09. 2021 03:25

L’allarme in musica del Ristoro della Rane: «Là dove c’era un bar adesso cosa sarà?»

I gestori del Ristoro delle Rane di via Pescara lanciano il loro grido d’allarme in musica: «Si è scelto solo di chiudere i locali, ovviamente è più semplice così»

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«Questa è la storia di uno di noi, anche lui chiuso causa Covid, con un locale fuori o in città, gente tranquilla, che lavorava… Là dove c’era un bar adesso cosa sarà? Quel ristorante in mezzo al verde, che fine farà?».Parafrasando Celentano e il suo ragazzo della via Gluck, i ristorAttori Max, Chiara e Amelia, gestori del Ristoro delle Rane di via Pescara a Milano, hanno scelto di lanciare un grido d’allarme in musica, poetico e struggente, a tratti irriverente, che strappa più di un sorriso, ma che lascia in bocca il gusto amaro di una profonda incertezza, quella che avvolge il presente e il futuro dei ristoratori.

Siamo nel quartiere Ronchetto delle Rane, su una strada a fondo chiuso che si affaccia sul Parco Sud, tra la campagna urbana milanese ed il quartiere di Gratosoglio, dove la parola “ristoro” rappresenta la possibilità di attivare percorsi lavorativi per disabili psichici, diffondendo una cultura delle relazioni e dell’accoglienza anche tra i clienti.

No a #ioapro. Perché?

«Dal punto di vista ideologico non ci riconosciamo in quella campagna, anche se ovviamente ne comprendiamo bene le motivazioni, ma alcuni l’hanno cavalcata in maniera fin troppo spregiudicata: ci sono delle regole, si presume siano pensate per il bene della società, noi vogliamo rispettarle, ma certo non mancano le istanze su cui riflettere. Ci sono bollette e costi da sostenere a fronte di incassi che non arrivano e l’improvvisa chiusura natalizia è stata il colpo finale».

Una protesta differente?

«La nostra presa di posizione è stata la denuncia attraverso un videoclip, perché è una forma d’espressione affine alla nostra poetica e formazione: arte, creatività e buon senso. È nato come semplice sfogo, poi confrontandoci con amici artisti abbiamo pensato di proseguire. Vogliamo coinvolgere anche i ragazzi che lavorano da noi e dichiarare una serie di istanze attraverso altri brevi video: fra le idee, quella di mettere in scena un brano di Aspettando Godot, adattandolo al tema della cassa integrazione che sembra non arrivare mai».

Cosa è mancato nella gestione dell’emergenza?

«Lo sforzo di ipotizzare delle alternative alla semplice chiusura di bar e ristoranti. Al di là della riduzione del numero dei tavoli in sala, si poteva pensare a molti più controlli, oppure a ridurre il consumo degli alcolici da una certa ora nelle zone di maggior concentramento. Tutto sommato la maggior parte dei locali è stata alle regole, il problema è sorto con le persone che facevano assembramento all’esterno, nelle zone della movida: si è scelto solo di chiudere i locali, ovviamente è più semplice così».

Perdite e ristori?

«La stima è una perdita nel guadagno annuo del 75%, anche perché data la nostra posizione non abbiamo potuto fare l’asporto, nonostante ci abbiamo provato per un mese. Da maggio ad oggi ci sono arrivati ristori per 8.000 euro totali, su 70.000 euro circa del nostro bilancio annuale. La gravissima penalizzazione è stata, però, quella subita dai ragazzi dell’inserimento lavorativo, che interrompono un progetto socioeducativo di vitale importanza per loro e che non sarà così scontato riuscire a recuperare».

Cosa ha perso la vostra zona?

«La nostra chiusura ha influito a cascata sull’attività dei nostri fornitori, piccole imprese cooperative del territorio. Inoltre il Ristoro è l’unica luce serale del quartiere, l’unico punto d’aggregazione. Svolgevamo una vera e propria attività sociale, un servizio di prossimità legato a svariati progetti con il Municipio 5 e attiravamo molti giovani di Gratosoglio».

Un appello?

«Lanciamo sin d’ora un invito al sindaco Sala: non appena riusciremo a riaprire, venga a cena da noi e si sieda al tavolo con i nostri clienti del territorio. Anche questa è Milano, qui il green è autentico e si può trovare chi del welfare in periferia ne fa una missione creativa».

Chilometro sociale

La decisione di aprire un locale in un luogo fuori dai percorsi comuni è stata il frutto di una scommessa in cui i soci della cooperativa investono il proprio tempo offrendo prodotti a Chilometro Sociale, privilegiando piccole imprese artigianali e cooperative sociali. Chilometro Sociale significa inoltre offrire opportunità lavorativa a persone svantaggiate e con disabilità psichica.

Questo è il Ristoro delle Rane, aperto nel 2017 grazie ad un progetto vincitore del bando del Comune di Milano La Campagna Chiama!: un bar, una trattoria, uno spazio per le famiglie, la ludoteca per bambini Ranokkio, un luogo di ritrovo gestito da persone che credono nel valore di un’economia dove la qualità delle relazioni e dell’accoglienza fa parte dei ricavi che sostengono il progetto e lo fanno crescere.

Chi sono? Amelia Priano, presidente Sinapsi; Chiara Tacconi, cuoca, referente e tutor inserimenti lavorativi; Max Pensa, cuoco e creativo, sia in cucina che fuori. Dove sono? In via Pescara 44, località Ronchetto delle Rane.

In breve

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