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23. 09. 2021 05:13

La nuova sanità del “Decreto Rilancio”

L'investimento è di un miliardo 256 milioni di euro, destinato soprattutto a finanziare assistenza domiciliare

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L’emergenza coronavirus ha messo in risalto la debolezza della sanità territoriale. Ed è proprio su questo fronte che il nuovo “decreto rilancio” è destinato ad agire in modo sostanziale.

 

Decreto rilancio, l’investimento del governo

L’investimento complessivo è di un miliardo 256 milioni di euro, destinato soprattutto a finanziare assistenza domiciliare, rete territoriale e Unità speciali di continuità assistenziale. Ma anche monitoraggio domiciliare, strutture territoriali di isolamento, attività di infermieri di famiglia e assistenti sociali.

Il provvedimento prevede l’implementazione sul territorio, con personale dedicato, delle azioni terapeutiche e assistenziali domiciliari. L’assistenza ai pazienti ultra 65enni passerà dagli attuali 610.741, pari al 4% della popolazione over 65, a 923.500, pari al 6,7%.

Un tasso che porta l’Italia al di sopra della media Ocse, attualmente del 6%. Raddoppiati anche i servizi per la popolazione minore di 65 anni: si andrà dagli attuali 69.882 assistiti a domicilio, pari allo 0,15%, a 139.728, pari allo 0,3%.

In tutte le Regioni e le Province autonome verrà potenziata l’attività di sorveglianza attiva a cura dei Dipartimenti di prevenzione, in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Viene inoltre disposto l’incremento dei controlli nelle residenze sanitarie assistite (Rsa), anche attraverso la collaborazione di medici specialisti.

Più servizi. E’ previsto il rafforzamento dei servizi infermieristici territoriali, per potenziare l’assistenza domiciliare integrata ai pazienti in isolamento domiciliare e ai malati cronici, disabili, persone con disturbi mentali o in situazioni di fragilità.

Con questo obiettivo viene introdotta la figura dell’infermiere di quartiere, 9.600 nuovi professionisti, otto ogni 50mila abitanti. Per una maggiore sorveglianza sanitaria domiciliare verrà potenziato il monitoraggio, anche attraverso l’uso di app di telefonia mobile.

Tutto ciò permetterà di coordinare al meglio i servizi di assistenza necessari ai pazienti, che riceveranno in dotazione anche i saturimetri per misurare i livelli di ossigenazione, e di individuare subito un eventuale peggioramento clinico di un assistito a domicilio o in una residenza alberghiera, mettendo in moto una tempestiva ospedalizzazione.

Isolamento forzato. Laddove per applicare le misure di isolamento domiciliare e di quarantena, o per ospitare pazienti dimessi dagli ospedali, sia necessario disporre temporaneamente di immobili alternativi al domicilio privato, Regioni e Province autonome potranno stipulare contratti d’affitto con strutture alberghiere o di tipologia analoga.

Verranno stanziati fondi per infermieri, operatori tecnici assistenziali, sanificazione, formazione del personale alberghiero, lavanderia, manutenzione delle strutture.

La riorganizzazione della rete ospedaliera italiana, messa a dura prova nei mesi più caldi dell’emergenza coronavirus, è il secondo pilastro del decreto e prevede un investimento complessivo pari a un miliardo e 467 milioni di euro.

La priorità è garantire un’assistenza pronta e adeguata ai pazienti più gravi che necessitano cure intensive. Filo conduttore delle misure previste: la creazione, il mantenimento o l’implementazione di percorsi rigorosamente distinti per pazienti Covid o non Covid.

Decreto rilancio, arriva l’infermiere di famiglia

Il “Decreto Rilancio” apre le porte al territorio. E lo fa anche secondo alcune linee che la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche chiede ormai da tempo, prevedendo un aumento degli organici.

La misura prevista per gli infermieri è di otto ogni 50mila abitanti. In un primo tempo le assunzioni sono previste fino a fine anno, poi dal 2021 saranno stabilizzate a tempo indeterminato.

«Questo passo – spiega Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi – riconosce la necessità di introdurre a pieno titolo la figura dell’infermiere di famiglia e comunità. E non solo come supporto alla prima linea di Covid-19».

Una figura che col decreto Rilancio viene confermata e istituita per legge, aprendo la porta alla sua istituzione omogenea su tutto il territorio nazionale per il miglioramento dell’assistenza.

«Questo è il primo passo: ora si deve proseguire con un modello di assistenza in cui Governo e Regioni prevedano l’organizzazione omogenea sul territorio di queste nuove forze – conclude -. Un passo a cui deve seguire un ampliamento della figura di questi professionisti che deve essere da subito ben definita, strutturata e riconosciuta a livello formativo».

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