cristicchi
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Sempre lui, una garanzia all’Ariston: Simone Cristicchi ha regalato al Festival un altro pezzo di spessore, Abbi cura di me, che stasera verrà interpretata sul palco insieme ad Ermal Meta: «Ho mandato il pezzo a Ermal su Whatsapp per farglielo ascoltare – racconta a Mi-Tomorrow –: sentivo che era nelle sue corde, mi ha risposto che era un capolavoro».

Una grande stima reciproca.

«Mi imbarazza molto perché ha un seguito che non ho mai avuto e sapere di essere un suo riferimento mi lusinga».

Perché Abbi cura di me?

«Ho scelto questo titolo per il disco perché dentro queste 21 tracce c’è la mia anima, il mio percorso di questi 15 anni. Quello che mi preme è far conoscere quelle tracce che rappresentano il mio modo di raccontare in musica le storie come Insegnami, che ho scritto per mio figlio. Sono chicche rimaste nell’ombra dei miei dischi e che questa raccolta mi dà la possibilità di far conoscere».

Una lunga lavorazione per questo brano che ti riporta a Sanremo.

«Sì, dodici mesi. Ma dentro c’è il distillato di quello che è il mio pensiero sul senso della vita e quella sensazione di essere scollegati, ma anche questo desiderio di ricongiungimento con qualcosa che ci manca. Quindi è un brano che diventa di significato universale e a cui ognuno può dare la propria interpretazione. Una suora di clausura, mia amica, mi ha detto che è una preghiera di Dio all’uomo e se la leggi così è impressionante. Lei dice che Dio ha bisogno dell’opera degli esseri umani, ovviamente questo vale per chi crede. Io sono ancora in ricerca di risposte».

Un commento in particolare che hai ricevuto sulla tua canzone?

«L’ho fatta ascoltare a Morgan, mi ha detto che è una canzone moderna ma con un’atmosfera musicale che richiama Morricone e il cinema. Anche l’arrangiamento è in crescendo, parte pianoforte e voce e si conclude con l’orchestra che suona i corni, uno strumento che si sente molto raramente e ricalca l’emozione di qualcosa che cresce e arriva ad esplodere nel finale».

Dodici anni dopo la tua vittoria, il tempo per le tue canzoni sembra non essere passato. Ma intanto il Festival sta andando verso un’altra direzione. Come l’hai ritrovato?

«Credo che ci sia sempre la stessa ricetta, c’è tutto in questo Festival come c’era allora. Vincere con un brano con testo impegnativo è una casualità e non so spiegarmi come sia potuto succedere con Ti regalerò una rosa, ma trovo che ci sia più spazio per i giovani e per artisti ancora poco nazional popolari come Motta e The Zen Circus».

Hai detto che la tua felicità è lasciare dei semi alle tue spalle, ogni giorno. È così?

«Esattamente. Ma vorrei che il prossimo ad essere felice possa essere tu, lei o contribuire alla felicità degli altri, mi piacerebbe che si allargasse in rete questo concetto e che ognuno possa esprimere la propria idea di felicità. Invito gli utenti a filmarsi e a raccontare la propria felicità. Oggi abbiamo bisogno di parlare di priorità, la sfida è parlare di cose importanti. Ho raccolto delle testimonianze meravigliose e sono contento di portarle a Sanremo e di far riflettere. È bellissimo vederle tutte insieme».

All’Ariston con Abbi cura di me

In duetto con Ermal Meta

A Milano da lunedì 25 febbraio al Teatro Manzoni


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