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04. 08. 2021 18:22

Inter, chi si rivede. In Champions col M’Gladbach, Bordon: «La “partita della lattina” fu una battaglia»

Il M’Gladbach riporta alla mente la “partita della lattina”, con protagonista Ivano Bordon: «Che battaglia mezzo secolo fa»

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La buona notizia per l’Inter è che, dopo la sconfitta nel derby, si torna subito a giocare. In Champions League, per l’esordio stagionale domani alle 21.00, in una sfida casalinga al Borussia Moenchengladbach che al momento dei sorteggi ha riportato alla mente degli appassionati la famosa “partita della lattina” del 1971.

Esordio in Champions dopo la sconfitta nel derby

Era l’andata degli ottavi di finale di Coppa dei Campioni, sul 2-1 per i tedeschi una lattina colpì Boninsegna, costretto ad uscire.

Finì 7-1, ma dopo il 4-2 per i nerazzurri al ritorno, l’Uefa decise la ripetizione della prima partita sul campo neutro di Berlino e Ivano Bordon (che di recente ha raccontato quanto vissuto sul campo nel suo In presa alta, edito da Caosfera) ci mise molto del suo parando un rigore e tutto quel che era possibile prendere fino allo 0-0 finale.

ivano bordon
ivano bordon

Che ricordi ha di quella tripla sfida?
«I soliti 80mila di San Siro che ci trascinarono al ritorno, il gol di Bellugi da fuori area. Ci misero in difficoltà anche a Milano, perché erano una grandissima squadra, però quel 4-2 ci diede un certo margine. Nella ripetizione a Berlino ci fu battaglia, il rigore parato ci diede la spinta per pareggiare. Credo di essere stato determinante, è stato un capitolo della mia carriera molto importante».

È vero che, prima della sfida poi ripetuta, avevate un po’ sottovalutato l’avversario?
«Ai tempi c’era l’osservatore che andava a seguire la formazione avversaria. Ora c’è la tecnologia e vedi tutto, capisci il minimo particolare, la forza vera dell’avversario. I difetti e dove puoi contrattaccare. Loro erano fortissimi, ma una volta accaduto il fattaccio quello ha influito molto nel prosieguo della partita persa per 7-1. Pensavamo un po’ a quel che sarebbe successo in sede legale».

Come esce l’Inter dal derby?
«Ha avuto delle occasioni che avrebbe potuto sfruttare meglio. La squadra crea, però bisogna cercare di sfruttare molto meglio le situazioni. I tre dietro sono un credo di Conte, gli hanno sempre dato dei risultati. Nel derby mancavano alcuni giocatori. D’Ambrosio e Kolarov non sono difensori puri e l’Inter è andata in difficoltà».

Quali chance ha l’Inter in Italia e in Europa?
«Penso che, dall’arrivo di Conte, abbia preso consapevolezza della propria forza. Ha mentalità, è positiva. Ci vuole anche quel pizzico di fortuna, bisogna portare gli episodi dalla propria parte. Se supera questi momenti può essere protagonista in campionato e anche in Coppa, anche se la Juve credo sia ancora la squadra da battere in Serie A».

Nel girone europeo c’è anche il Real, che lei ricorda bene.
«Squadre come il Madrid e il Barcellona sono difficili da affrontare soprattutto in casa loro. Oltre a quello che devi mettere in campo tecnicamente c’è la questione dell’ambiente. Non deve essere una scusa, ma sai che parti sempre con un attimo di difficoltà. Se fai gol nelle occasioni che ti lasciano magari anche loro possono sentire un po’ di timori».

La mancanza di pubblico farà la differenza in questa stagione?
«Condiziona tutte le squadre. Avere il tifo in casa o fuori ti può dare qualcosa in più. Quando c’è stato il lockdown e si è cominciato a giocare senza pubblico ho detto che bisognava allenarsi anche alla nuova situazione».

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