pietro peccenini
pietro peccenini

Ha 45 anni, corre velocissimo e affronta spesso piloti che potrebbero essere suoi figli; ma lui, Pietro Peccenini, tira dritto per la sua strada. E mentre è già in pieno fermento il suo 2019 il pilota milanese, portacolori della TS Corse, ha partecipato alla Cerimonia di Premiazione dei campionati VdeV e, a Parigi, ha ricevuto dai promotori della serie internazionale quel trofeo Gentleman Driver conquistato a suon di vittorie e podi nel Challenge Monoplace al volante della F. Renault 2.0 della scuderia lombarda.

A coronamento di un’annata dalle mille battaglie e risoltasi in pista soltanto all’ultima gara disputata a Estoril lo scorso novembre, Peccenini ha infatti vinto il trofeo per la terza volta in carriera dopo i titoli che aveva già messo in bacheca nel 2015 e nel 2016.

Peccenini, intanto complimenti.

«Grazie. Siamo tornati sul gradino più alto al termine di un 2018 durissimo ed equilibrato, per questo ricevere il premio di Gentleman Driver dal VdeV quest’anno ha un sapore davvero particolare».

Milano sul tetto del mondo del VdeV, oltretutto premiato in casa dei francesi…

«È stata una serata speciale, durante la quale ci hanno anche riservato degli applausi esclusivi riconoscendo pieno merito a me e alla squadra».

Crede che la sua caratteristica migliore sia il voler lottare senza mai arrendersi?

«Con tutto il team abbiamo vinto le sfide più difficili e personalmente devo un ringraziamento ulteriore a tutti coloro che ci supportano».

Una dedica particolare?

«Sì, in particolare in questa occasione un pensiero lo riservo a mio padre: è lui il mio primo fan».

L’emozione più bella della stagione?

«Sono contento anche per i risultati assoluti ottenuti, sia a livello personale, perché quel trionfo nel diluvio pazzesco di Barcellona non lo dimenticherò mai, sia di tutta la squadra. Complimenti a questi ragazzi, che mi hanno sempre messo nella condizione di poter lottare ai vertici».

L’importante è non voler mollare mai.

«Il mio percorso di crescita nell’automobilismo si è così ulteriormente arricchito e il mix di emozioni che ora ne scaturisce è davvero intenso. Non vogliamo fermarci qui».

Fa comunque effetto vedere un 45enne battersi con ragazzi che potrebbero essere suoi figli.

«Abbiamo obiettivi diversi, questa spesso è una buona scusa. Io me la cavo abbastanza bene per essere un vecchio. I giovani sono uno stimolo per trovare quello che manca. L’anno scorso però avevo trovato uno della mia età e mi aveva pure battuto…».

Ma qual è il segreto della sua longevità?

«Bella domanda… È che ho iniziato tardissimo, quindi sono ancora giovanissimo (ride, ndr). Corro da solo otto anni, ci sono ragazzi che hanno iniziato presto con i kart che hanno più esperienza di me».

C’è chi dice che la sua storia ricordi Valentino Rossi…

«No, abbiamo due storie diverse. Lui ha iniziato da piccolo ed è un gigante assoluto. Io faccio quello che posso, anche abbastanza bene».

E la Formula 1?

«Io tifo per i personaggi. Amo molto Raikkonen che ha un piedone pesante. Mi piace Ricciardo, che è un ragazzo sano. E poi c’è Verstappen, che è spettacolare. Diventerà il più forte di tutti. È un po’ arrogante, ma glielo si perdona».


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