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23. 07. 2021 21:26

L’autista che dirottò il bus di San Donato: «Rinnovo le mie accuse contro Salvini di crimini contro l’umanità»

Ousseynou Sy, l'autista che dirottò un bus con a bordo una scolaresca, ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee: il suo gesto era un mezzo per chiedere giustizia per i migranti abbandonati in mare

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Ousseynou Sy, il 47enne di origini senegalesi che il 20 marzo del 2019 a San Donato Milanese sequestrò ed incendiò un bus con a bordo una scolaresca, ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee in tribunale. «Chiedo giustizia per tutte le famiglie che hanno visto morire parenti di fronte alle nostre coste fra il 2018 e il 2019. Perché la giustizia non è a senso unico», con queste parole ha spiegato il senso del suo gesto.

Le dichiarazioni. «Se volete condannarmi fate pure, ma ricordatevi che il mio gesto aveva solo lo scopo di salvare vite umane – ha dichiarato Sy -. Non ne potevo più di vedere gli orrori tutti i giorni».

L’orrore a cui si riferisce è la vicenda legata alla nave Gregoretti con l’imbarcazione costretta per giorni in mare, impossibilitata ad attraccare sulle coste italiane per il diniego dell’allora ministro degli Interni Matteo Salvini. «I due pm non hanno speso una parola e non hanno fatto nulla rispetto alla nave Gregoretti -ha ancora aggiunto l’imputato -, quando tante persone sono rimaste in mare per giorni. Era doveroso da parte di un giudice spendere almeno una parola per loro. Il decreto Salvini uccide deliberatamente e il fatto che siano rimasti in silenzio li ha resi complici, perché è un silenzio che uccide. Rinnovo le mie accuse contro Salvini di crimini contro l’umanità».

I pm hanno chiesto per Sy una condanna a 24 anni con l’accusa di sequestro di persona con finalità terroristiche. «Trovo la richiesta dei magistrati -ha continuato Sy- abnorme e ingiusta. Mi ha sorpreso davvero. Mi sono chiesto come facciate a chiedere questa pena nel nome del popolo italiano. Se la colpa dei padri dovesse ricadere sui figli non basterebbero due vite al popolo italiano per rimediare ai crimini e agli orrori commessi in Africa».

Si difende anche in merito al suo gesto, il quale a suo dire doveva esser solo dimostrativo e non provocare alcun ferito. «L’accusa ha detto che ho pianificato il mio gesto da paramilitare, da nazista – ha infine concluso l’uomo -. Se avessi appiccato il fuoco al bus, nessuno sarebbe in quest’aula, ma come per magia sono fuggiti tutti, compresi i professori. Se fosse stato un piano paramilitare, sarebbe stato pessimo».

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