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21. 06. 2021 07:02

Comunali, il candidato Paragone: «Voglio fare il sindaco contro la finanza internazionale»

Gianluigi Paragone scende in campo per le Comunali di ottobre: a tu per tu con Mi-Tomorrow

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E’ una candidatura politica con al centro la finanza, la globalizzazione, il rapporto pubblico-privato. Con queste tematiche, che hanno caratterizzato la sua breve ma intensa carriera politica, non poteva essere che Milano la città scelta da Gianluigi Paragone per affrontare una battaglia che si annuncia fuori dalla tradizione elettorale.

Paragone: «Oggi Milano non è più dei milanesi e si sta svendendo a nuovi padroni»

Quanto conosce la città?
«Ho lavorato a lungo a Milano, la conosco. Ad ogni modo questa è una iniziativa politica, non è necessaria una conoscenza particolareggiata».

Quindi se parliamo di Giambellino sa di cosa si parla?
«So anche cos’è Lorenteggio, la Barona e le realtà più piccole».

Le periferie saranno al centro della vostra campagna elettorale?
«Un tempo le periferie avevano una connotazione urbana che oggi è diventata sociale: un tema da cui la politica si sta sempre più allontanando, lo si vede ad esempio da come è considerata la casa».

Perché ha scelto Milano per fare queste battaglie?
«Fare il sindaco di una grande città è una cosa diversa rispetto a una realtà più piccola. Inoltre bisogna considerare la specificità di Milano».

Qual è?
«E’ una metropoli diversa dalla altre, che sono a rischio default, perché è capace di attrarre capitali esteri. Oggi non si sa più chi siano i proprietari: sono forse i fondi? Le multinazionali? La vicenda delle due squadre di calcio cittadine è emblematica sotto questo punto di vista».

L’essere attrattiva di capitali è un bene, non crede?
«Bisogna distinguere tra la globalizzazione finanziaria che riduce Milano a una preda dall’internazionalizzazione che pone la città al centro e che c’è sempre stata, basti pensare all’esposizione universale del 1906».

Quale dei due scenari è più concreto?
«Oggi Milano è preda perché sono state adottate politiche neoliberiste, posso dire che non è più dei milanesi, si sta svendendo a nuovi padroni ma i cittadini non avranno vantaggi da queste scelte».

Parliamo di programmi.
«Tra le priorità del nostro programma c’è il trasporto pubblico gratuito per tram e autobus».

Altri?
«Il sostegno al commercio per evitare che venga soffocato dalle multinazionali, il lavoro e la casa, ricordiamoci che Carla Fracci è nata in un casa di ringhiera dove ancora è possibile avvertire il senso della comunità».

La casa è un problema su cui si sono cimentate molte amministrazioni senza successo.
«E’ un tema primordiale perché è il tema di chi controlla il territorio che però viene affrontato in modo inadeguato: nel centro città è una sfida per la creatività delle archistar, negli altri quartieri è un asset da inserire nel bilancio».

La tutela dell’ambiente sta suscitando molte polemiche, in modo particolare per la diffusione delle ciclabili. Qual è la vostra posizione?
«Affrontare la questione ambientale con i monopattini è un’illusione perché hanno una data di scadenza continua. Non mi convince neppure puntare sulle biciclette, in città non ci sono gli spazi per realizzare le ciclabili dappertutto, ho l’impressione che si stia cedendo a una moda».

Qual è l’obiettivo di questa candidatura?
«Entrare in consiglio comunale e provare a fare una politica diversa: credo che prima o poi finirà questa ubriacatura finanziaria, questo doping che rischia di fare danni».

A chi?
«Il pegno lo pagheranno le nuove generazioni».

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