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27. 11. 2021 14:47

Coronavirus, ci ha lasciato il giornalista Raffaele Masto

Per tantissimi anni la voce e la penna di Raffaele Masto ci hanno raccontato l’Africa

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Il giornalista, conduttore radiofonico e scrittore Raffaele Masto si è spento, all’età di 57 anni, nella sua Milano, per via delle complicazioni causate dal coronavirus.

 

 

Grande conoscitore del continente africano, al quale ha dedicato numeri saggi, lavorava alla rivista Africa e nella sezione esteri di Radio Popolare. In passato fu anche inviato in Medio Oriente, America Latina e, ovviamente, nel continente africano. Dalla sua penna sono nati numerosi documentari e reportage politici, antropologici e sociali diffusi e apprezzati in tutto il mondo e oggi, unendoci al cordoglio dei suoi colleghi e cari, ricordiamo un’altra vittima del coronavirus.

Radio Popolare ha riportato sul proprio sito che «Raffaele si stava riprendendo da un trapianto di cuore avvenuto qualche mese fa all’ospedale di Bergamo, quando è stato colpito dal coronavirus: il suo corpo non aveva ancora riacquistato tutte le forze necessarie per poterlo combattere».

Coronavirus, ci ha lasciato il giornalista Raffaele Masto

Ha raccontato con passione e precisione scrupolosa, onesta e militante le difficoltà e i sogni dell’Africa, facendoci dono di libri e reportage e del suo seguitissimo blog Buongiornoafrica dove «ha raccontato i tormenti e le speranze dell’Africa. Ha denunciato i soprusi del potere, le ingiustizie del sistema economico, gli interessi occulti delle multinazionali, la complicità della classe politica occidentale nei confronti dei più spietati dittatori. Con le sue puntuali corrispondenze dai teatri dei conflitti dimenticati, ha contribuito a squarciare il silenzio dei grandi media – spesso distratti, opportunisti, accecati dagli stereotipi. Lo ha fatto con il suo stile: coniugando ragione e cuore, intelligenza e bontà d’animo, professionalità e passione civile» scrivono in sua memoria dalla redazione di Africa.

«Che si trattasse di occuparsi di una guerra o di una rivolta popolare, o semplicemente di una nazione in pieno fermento, Raffaele stava sempre dalla parte degli oppressi, degli emarginati, delle popolazioni sfruttate in cerca di riscatto. Raccontava sopraffazioni e angherie subìte dai più deboli. Ma non rinunciava a svelare la straordinaria umanità delle bidonville, l’inaspettata vitalità e creatività celate nei luoghi più miserabili, l’insopprimibile voglia di liberazione dei diseredati. Non è mai stato un fautore del giornalismo anglosassone: freddo, asettico, imparziale (o presento tale). Era un cronista militante, ma onesto e scrupoloso: prendeva posizione apertamente, e lo scriveva. Senza mai restare prigioniero di ideologie o di pregiudizi. Senza mai perdere di vista il senso del nostro mestiere, che è anzitutto quello di raccontare fatti e aiutare a comprenderli, ma è anche quello di tentare di abbattere i muri mentali e dilatare gli orizzonti della nostra società» si legge ancora nelle parole dedicategli dai colleghi.

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