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Milano
23. 10. 2021 19:12

Don Gnocchi, al via il processo contro i licenziamento degli operatori sanitari

Oggi al tribunale del Lavoro al via il processo per Diop, l'operatore sanitario che aveva denunciato le negligenze nell'adottare misure protettive contro il virus nell'Istituto Palazzolo Don Gnocchi

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L’Istituto Palazzolo Don Gnocchi è stato una delle Rsa finite al centro della bufera per quanto riguarda le indagini sulle morti degli anziani ospiti. Oltre a tutto ciò, la fondazione era salita all’onore delle cronache per aver licenziato gli operatori che avevano denunciato le negligenze avvenute all’interno della struttura. Oggi ci sarà al tribunale del Lavoro la prima udienza del procedimento per Cheikna Hamala Diop, il 25enne originario del Mali e dipendente della cooperativa Ampast licenziato ad aprile.

I fatti.  Durante i mesi più bui della pandemia, Diop aveva rivelato ai giornali la mancanza di applicazione di procedure contro la diffusione del contagio all’interno della Rsa, in particolar modo per quanto riguarda l’utilizzo delle mascherine da parte degli operatori.

Dopo le sue dichiarazioni la Fondazione Don Gnocchi aveva manifestato il “non gradimento” nei confronti di Diop e degli altri colleghi che avevano denunciato le mancanze della struttura. Così, Ampast, la cooperativa per la quale lavoravano i soggetti “poco graditi” ha proceduto senza batter ciglio al licenziamento.

Whisteblower. «La vicenda è interessante sotto il profilo giuridico – ha spiegato Romolo Reboa, il legale che assiste i lavoratori licenziati – in quanto è anche il primo caso in Italia in cui viene invocata l’applicazione della normativa europea in tema di whistleblower».

Nel testo del ricorso presentato dal legale si fa proprio riferimento a due leggi per vedere garantite le tutele a Diop e aprire una strada in difesa di tutti gli operatori delle Rsa che hanno subito ritorsioni: la 179 del 2017 la quale prevede che «il licenziamento ritorsivo o discriminatorio del soggetto segnalante è nullo» e poi la direttiva europea 1937 del 2019 che protegge chi «effettua una divulgazione pubblica» se ha fondati motivi per credere che ci sia un pericolo imminente o una situazione di rischio.

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