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07. 05. 2021 11:50

Cene serali, si apre uno spiraglio per i ristoranti. E i cinema e i teatri?

L'apertura del Cts sui ristoranti fa insorgere le categorie più svantaggiate dalle regole anti-Covid

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Nella giornata di ieri il presidente Fontana insieme all’assessore allo Sviluppo Economico Guido Guidesi ha scritto al governo per chiedere la riapertura dei ristoranti fino alle 22. Tutto ciò, ha causato un effetto a catena con le altre categorie come teatri e cinema pronte a dar battaglia per ottenere lo stesso trattamento.

La situazione. La Lombardia fa leva sugli ultimi dati epidemiologici. L’indice Rt in Italia è per la seconda settimana consecutiva sotto l’1, anche se si registra un peggioramento rispetto alla settimana precedente (0.94 contro 0.84).

Il Cts ha aperto uno spiraglio alla richiesta del Pirellone fissando come orizzonte il 5 marzo, data in cui, se i contagi saranno ancora contenuti, bar e ristoranti riapriranno in orario serale. «La riconquista della cena consentirebbe ad oltre 45 mila imprese lombarde della ristorazione di incrementare l’attività», spiega il presidente di Fipe Lino Stoppani. «La chiusura alle 22 salva l’80 per cento dei fatturati dei ristoranti», conferma Coldiretti.

Così è partita anche la rincorsa di cinema e teatri, sostenuti anche dalla vicepresidente Moratti che annuncia: «Teatri e cinema, insieme con i musei il sabato e la domenica possono e anzi devono essere riaperti, pur con tutte le misure di prevenzione che garantiscano un distanziamento in totale sicurezza e nel rispetto del coprifuoco delle 22».

A fargli eco immediatamente i rappresentanti di categoria. «Con regole e prudenza, serve tornare a vivere la socialità per salvare la salute mentale della gente — dice Andrée Ruth Shammah, la direttrice del Franco Parenti —. Se aprono i ristoranti fino alle 22 e lasciano chiusi i teatri ci devono spiegare cosa hanno contro di noi. In quel caso mi aspetto ci riaprano un minuto dopo. Per noi è complesso: non si tratta di chiamare due camerieri e fare la spesa. Noi dobbiamo pianificare, gestire le compagnie».

Anche Lionello Cerri, fondatore e ad dell’Anteo è sulla stessa linea d’onda:«Tra il 15 giugno e il 25 ottobre dai cinema italiani sono passati 5 milioni di spettatori senza nemmeno una persona contagiata. Lo dico perché eravamo obbligati a tracciare il pubblico, oltre che a cambiare i flussi d’aria, misurare la febbre e far indossare le mascherine».

 

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