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03. 12. 2020 23:07

Riecco Aiello, VIENIMI (a ballare) è il singolo della ripartenza: «Milano, mi rivedrai più forte di prima»

Aiello, “stoppato” dalla pandemia nel momento più alto della sua carriera, ora è tra le hit radiofoniche del momento con il suo nuovo singolo VIENIMI (a ballare)

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Il nuovo singolo di Aiello, cantautore di origini cosentine che con Arsenico e La mia ultima storia ha raccolto quasi 30 milioni di stream sulle piattaforme digitali, ha già superato 1,3 milioni di stream e anticipa il secondo disco in arrivo in autunno.

Riecco Aiello, VIENIMI (a ballare) è il singolo della ripartenza

Domenica 6 settembre Aiello sarà tra i protagonisti di Heroes, il primo concerto nato e pensato per lo streaming in programma all’Arena di Verona.

Antonio, che ritorno sarà?
«Mi piace sintetizzare tutto con questa frase: “Chi non si evolve, si ripete”. Sono un amante del cambiamento, confermarmi con la stessa identità del mio precedente album Ex Voto non fa per me, quella è stata la mia visione del pop di due anni fa. Ora punto ad un Antonio che possa raccontare esperienze diverse».

Con VIENIMI (a ballare) qualcosa di diverso c’è.
«Ho pescato da ciò che di più naturale e spontaneo ho, le mie radici, la mia Calabria, con i suoi suoni latini e mediterranei: in questo brano ho utilizzato la zurna mediorientale ad esempio, uno strumento particolarissimo e poco conosciuto. Ma nel nuovo album ci sarà molto di più».

Quale impronta avrà?
«La sperimentazione, voltata più verso il mondo della chitarra classica ed acustica rispetto all’universo piano-centrico di Ex Voto».

Avrà un genere di riferimento?
«Continuano ad accostarmi all’indie-pop o al soul-pop, ma sono definizioni che danno gli altri, non io di certo. È proprio grazie alla mescolanza di suoni e sperimentazioni che mi hanno reso tale, che posso esimermi dal darmi una vera definizione: il mio pop è messo al centro tra le mie origini e gli ascolti contemporanei di cui vado fiero».

Hai subito uno stop forzato al top della tua popolarità. Quanto ti ha pesato?
«Ad essere sinceri, molto. Oltre a pensare al dramma del periodo che stavamo vivendo tutti a causa del lockdown, ho avuto modo di riflettere su quanto persista ancora sulla mia storia la rabbia e l’ingiustizia del momento sbagliato: la mia carriera nasce dopo tanti no e molte porte in faccia, fa ancora male pensarlo, e trovarmi nuovamente dinanzi ad un blocco sui miei progetti in corso, in pieno tour sold-out, mi ha fatto male».

E poi?
«Mi sono accorto di quanto affetto, anche se solo virtuale, mi circolava attorno tra le persone che lavorano con me e chi mi segue con un calore così esagerato. Questo entusiasmo mi ha contagiato».

A differenza dei tuoi colleghi, hai usato poco i social.
«Sono rimasto quell’Antonio di sempre, molto naturale, senza strategie, senza omologazioni. Ho voluto condividere solo un paio di dirette Instagram, nelle tante settimane di quarantena, per tornare a parlare di musica e canzoni. I live in streaming possono aiutare a colmare questa mancanza, ma sono un’altra cosa».

Non sarebbero il giusto compromesso in questo momento?
«L’unico mezzo attraverso il quale crescere e riconfermare il rapporto di condivisione con le persone è il concerto vero e proprio. Il mio sold-out in Santeria dello scorso novembre ha dimostrato questo, una notte che mai mi sarei aspettato così densa di sentimento con il pubblico. Torneremo a condividere presto lacrime e balli».

Quando?
«Per i live è ancora presto, purtroppo. A maggio scorso era previsto il Fabrique, vedremo ora per il 2021. Posso solo anticipare che in autunno riprenderò da dove ci siamo lasciati, più forte di prima».

In breve

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