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27. 11. 2021 14:56

«Quando Dalla non era ancora Dalla». Iondini racconta in un libro il sodalizio tra Lucio e Paola Pallottino

Massimo Iondini racconta Paola Pallottino, la donna che lanciò Dalla: «Prima di questo sodalizio, Dalla non si era ancora espresso»

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A cinquant’anni dall’uscita del primo disco con la firma di Lucio Dalla e Paola Pallottino, Massimo Iondini, giornalista del quotidiano Avvenire, ci regala un libro che in maniera appassionata ricostruisce il prezioso sodalizio che cambiò il corso della carriera dello stesso Dalla.

Massimo Iondini racconta in un libro il sodalizio tra il cantante bolognese e Paola Pallottino

Paola e Lucio - Pallottino, la donna che lanciò Dalla di Massimo Iondini
Paola e Lucio – Pallottino, la donna che lanciò Dalla di Massimo Iondini

Tra le pagine di Paola e Lucio – Pallottino, la donna che lanciò Dalla ripercorriamo a livello storico e discografico le otto canzoni (più una inedita) che consacrarono la “strana coppia” di autori: l’illustratrice di fiabe diventata paroliera e il barbuto cantante bolognese che aveva infilato un insuccesso dietro l’altro e che si preparava a sfidare a testa alta il panorama musicale dei tempi.

Un saggio breve impreziosito dalla prefazione di Gianni Morandi e dalle testimonianze di molti colleghi e amici di Lucio e di cui Mi-Tomorrow ne consiglia la lettura supportata dall’ascolto dei brani che ne costituiscono l’ossatura.

 

Massimo Iondini
Massimo Iondini

Il suo è un saggio intriso di ricordi, aneddoti e collaborazioni. Come è nato il libro Paola e Lucio?Massimo Iondini: «È nato grazie all’incontro con la stessa Paola Pallottino che, come si evince dal titolo, è la coprotagonista del libro. Il sottotitolo, invece, ci porta subito al nocciolo della questione. Prima di questo sodalizio, Dalla non si era ancora espresso. I testi di Paola lo folgorarono, perché avevano qualcosa di nuovo a livello di contenuti, di ritmo e di immaginario. Fu come provocato da questi testi e ne seguì una visibile impennata di creatività. Antipasti del colpo di genio furono Orfeo Bianco e Africa, ma la canzone fondamentale fu sicuramente Gesubambino (4/3/1943)».

Come è mutata la percezione di Dalla?
MI:
«Quando le persone pensano a Dalla si rifanno soprattutto al Lucio cantautore. Tra il 1977 e il 1980 fece uscire degli album che, ad oggi, sono fondamentali per la canzone pop italiana. Oggi è percepito come un gigante della musica leggera e del cantautorato. Grande al punto che la Rai dedicò un ciclo di tre puntate (Una storia da cantare ndr) ai cantanti più rappresentativi dell’epoca e che sono la colonna sonora del nostro Paese: De André, Dalla e Battisti».

A pagina 44 possiamo leggere questa frase di Dalla: Preferisco Claudio Villa a certi giovani di oggi che hanno fatto dell’anticonformismo un nuovo conformismo, che si sono resi schiavi dell’industria. Non hanno anima. Lo trova un pensiero ancora attuale?
MI:
«È una frase perfettamente attualizzabile e che attesta l’originalità di Dalla. Lui venina dal jazz che è un genere a suo modo elitario, non è di facile comprensione. Lucio aveva fiuto per il conformismo e appena ci si affacciava, cambiava strada».

Ovvero?
MI:
«I giovani dell’epoca erano omologati su una sinistra che stava antipatica a Lucio. Più volte si definì un comunista in crisi che va sempre a messa. Andava controcorrente rispetto agli obblighi estetici e morali del tempo e questo si rifletteva anche nella sua idea di politica e di musica».

I giovani di oggi invece?
MI:
«La musica dei nostri giorni va verso un’omologazione diversa e che, purtroppo, procede verso il basso. Mi riferisco soprattutto a certa trap e in minima parte al rap. Le radici del fenomeno non sono commerciali, ma è questa la deriva a cui vanno incontro molti dilettanti. Voglio dire, quanti rapper condominiali ci sono oggi? Il rischio è quello di non portare del contenuto e di procedere verso un progressivo appiattimento dell’offerta musicale».

Quanto è stato incisivo il sodalizio Pallottino-Dalla nel panorama della musica italiana?
MI:
«Gesubambino e Il gigante e la bambina sono due testi emblematici. Due vertici, sì, ma di una novità già in atto. Queste due canzoni non sono state propriamente delle meteore, ma delle punte di diamante che preannunciarono l’era del cantautorato, una corrente fondamentale per la musica leggera e la cultura italiana».

A pagina 109 racconta di come sia stato fondamentale il sodalizio tra Paola e Lucio per il successivo lavoro con il poeta Roversi. Ce lo può spiegare?
MI:
«Con Paola, Lucio ha imparato a fare un altro tipo di canzone. Il loro sodalizio preparò il terreno in cui Lucio avrebbe poi incontrato Roberto Roversi. La vita per la nuova coppia non fu facile: i testi di Paola avevano un ritmo intrinseco, erano già musicali. I testi di Roversi, invece, erano impervi e Lucio dovette fare i salti mortali per metterli in musica. Ne nacquero comunque dei dischi memorabili e che uscirono dalla concezione di musica leggera».

C’è un testo di Paola al quale si sente particolarmente legato?
MI:
«A me piace molto Anna Bellanna. Mia figlia ne porta lo stesso nome. Amo l’atmosfera che riesce a creare questo testo. C’è il sangue, che difficilmente manca nei testi di Paola, ma la canzone è talmente sulle onde del mare che l’omicidio viene lavato e portato via da quest’acqua salata».

Nel libro si parla anche de La ragazza e l’eremita, un brano di cui non c’è traccia nella discografia ufficiale della coppia Pallottino-Dalla. Ma ne esiste un provino in possesso della Professoressa. Cosa ha significato per lei portare in luce questa storia rimasta taciuta per tutto questo tempo?
MI: «Per me è stata un’emozione grandissima. È stato come trovare una perla sepolta. Di questa canzone ne esiste una seconda versione interpretata da Branduardi. Lui e Lucio erano musicalmente agli antipodi, ma ascoltando le due versioni si capisce che entrambi ebbero la stessa intuizione. E questa idea deriva dalla musicalità intrinseca delle parole scritte da Paola».

Paola Pallottino
Paola Pallottino

Ci può raccontare il primo incontro con Lucio Dalla?
Paola Pallottino:
«Ero nuova nel mondo delle canzonette. Avevo scritto un po’ di poesie e sulla scia di alcuni autori francesi iniziai a chiamarle canzoni. Alcuni amici bolognesi mi proposero di farle leggere a Lucio e così gli portai i primi testi, che rifiutò, ma mi chiese di scriverne di nuovi. Credo sia questo che mi ha reso diversa dai parolieri tradizionali, che lavorano a stretto contatto con i cantanti, io invece scrivevo i miei testi e poi li mostravo a Lucio».

Come descriverebbe il suo rapporto con Dalla?
PP:
«Non sono mai stata una professionista delle canzonette. Non ho mai avvertito gli obblighi della professione, da quel punto di vista andava tutto bene. Le difficoltà le riscontrai nel rapportarmi con quello che era un genio assoluto: inaffidabile negli appuntamenti, molto incline alla bugiarderia… ma era anche una persona in grado di avere delle intuizioni brillanti».

Cosa ha significato per lei il Festival di Sanremo del ’71?
PP: «Questa è una storia divertente. Avevo sempre guardato il Festival come qualcosa di nazionalpopolare, ne sapevo poco o niente. Ci andai con mio marito, avevo vinto il premio come miglior testo con la canzone Gesubambino (terza sul podio ndr). Dietro le quinte c’era tanto movimento, ho assistito a tanta umanità, così come a tanta disumanità. Fatta l’esperienza, non credo di volerla ripetere».

Com’è stato affrontare la censura di Gesubambino durante il Festival?
PP: «Ero arrabbiatissima. La Rai minacciò addirittura di non andare in onda se non avessimo modificato il pezzo. La censura non si limitò al titolo, vennero fatti importanti cambiamenti al testo che ne stravolsero il senso. Lucio, per l’esasperazione, ebbe l’intuizione di ribattezzarla 4/3/1943, ovvero la sua data di nascita, e accettò di cantare la versione censurata. Non se la sentì di fare danno al lavoro di tutti».

E dopo?
PP: «Nel post Sanremo circolarono diverse voci false, in molti spacciarono finti testi per l’originale. Il vero testo venne cantato successivamente dallo stesso Lucio e trovò l’appoggio di molti altri cantanti che la portarono sul palco nella sua versione madre. Ad ogni modo, credo volessero colpire Lucio che per tanti rappresentava un elemento perturbante, una scheggia impazzita. Anche il testo di Celentano (Chi non lavora non fa l’amore ndr) non rispettava la morale dell’epoca, eppure non venne attaccato dalla censura».

C’è qualcosa che le ha fatto pensare che i suoi testi fossero destinati a Dalla?
PP: «Non proprio, per me è stato fonte di ispirazione come cantante. Quando dico che gli cucii addosso Il gigante e la bambina è perché sapevo esattamente come l’avrebbe cantata, come avrebbe pronunciato le parole».

Dopo il sodalizio con Dalla arrivò ad un nuovo progetto, Donna circo. Un album rimasto inedito e che oggi potrebbe ben sposare la lotta per la parità di genere, soprattutto per la rappresentativa La ragazza e l’eremita.
PP: «Dopo le canzonette con Lucio mi sono dedicata ad altri progetti, nuove esperienze. L’ambiente attorno a Lucio era maschile e maschilista, venivo guardata spesso con sospetto. Nonostante nelle mie canzoni le figure principali siano spesso delle donne, da Anna Bellanna a La ragazza e l’eremita, non mi definirei una femminista. Ho sempre pensato: prima le donne e i bambini e quello che tento di fare quando scrivo è capirli prima di tutto».

Che rapporto ha con la città di Milano?
PP: «Sono una romana anomala, quindi dirò che trovo Milano una città bellissima. È molto migliorata nel tempo, la reputo una delle capitali europee. Ci torno sempre volentieri per visitarla e per ricongiungermi alle mie amicizie».

Paola e Lucio – Pallottino, la donna che lanciò Dalla
di Massimo Iondini
Edizioni La Fronda
120 pagine disponibile su Amazon in versione fisica e e-book

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