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10. 05. 2021 06:52

Fasma, da giovane a big: «Non spiego i miei testi: me li sento in pancia»

Per il giovane rapper romano, diciottesimo a Sanremo con il brano Parlami, il futuro è tutto da scrivere

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È percorso artistico rapido ma di sostanza quello di Fasma, reduce dal suo secondo Festival di Sanremo consecutivo. Per il giovane rapper romano, diciottesimo con il brano Parlami, il futuro è tutto da scrivere.

In un anno sei passato da giovane a Big, una bella responsabilità. Come l’hai vissuta?
«Se fossero tutte così le responsabilità della mia vita, le coglierei al volo. Sono felice di aver avuto quest’occasione, ma soprattutto di averla condivisa come sempre con i miei amici».

Cos’è cambiato fattivamente in un anno?
«Tanto. Ho un nuovo management che per me ha rappresentato un cambiamento radicale: rappresenta la realtà che volevo consolidare e, ora, ho la possibilità di farlo. Questo è un piccolo traguardo per noi, mentre a livello personale non cambia nulla. È difficile che io cambi per ciò che mi succede, più probabile che cambi perché voglio effettivamente modificare qualcosa di me».

A cosa ti sei ispirato per scrivere Parlami?
«A tutto quello che vivo. È il risultato di quello che sento: la necessità a volte di dover spiegare qualcosa che anche a te risulta difficile e, poi, lo riesci a fare con una canzone. Questo, perlomeno, è il mio modo di farlo. È un brano nato di getto anche a livello strumentale, mentre Gigi (Luigi Zammarano, ndr) faceva il beat io scrivevo il testo».

Il brano si basa esclusivamente sulla tua esperienza personale?
«Sì e no. Si basa anche su quello che ho visto negli occhi di altra gente, ogni frase può raccontare una storia diversa. La canzone poi si racconta da sola a livello pratico e di emozioni. Non voglio raccontare il significato dei miei testi, per prima cosa perché molte volte non lo conosco manco io il pensiero che mi ci ha portato: lo sento in pancia».

E seconda cosa?
«Perché uno fa musica per se stesso e poi diventa anche per gli altri».

Perché consideri questo un mondo «bastardo»?
«Perché è un mondo inaspettato, può dunque rivelarsi bellissimo ma anche bruttissimo. Non è figlio di nessuno: è di tutti questo mondo. Un ibrido, per così dire».

Dopo due Festival consecutivi, cosa c’è nel futuro artistico di Fasma?
«Posso dire che la fame è tanta. Voglio far parlare la musica, sono della filosofia che il sudore porti risultati. Voglio continuare a fare di più, sento di avere dentro ancora un mondo di cui a volte sono consapevole, ma a volte è difficile esternarlo nelle canzoni. Gli altri devono aspettarsi sempre di più da me, perché è quello che mi aspetto anch’io».

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