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03. 03. 2021 18:46

Francesco Sarcina, un libro per raccontarsi: «Io, Milano, il sesso e le donne»

Francesco Sarcina si racconta, anticipando capitoli del libro Nel mezzo:
«Ho scelto di raccontare la mia storia, in primis ai miei figli, senza alcuna censura»

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Francesco Sarcina negli anni ha dimostrato di essere non solo un grande cantante, di avere un modo eccelso di scrivere canzoni che accompagnano e hanno accompagnato la vita di molti di noi. Lui è uno di quelli che si divide tra l’essere Dottor Jekyll e Mr Hyde. La sua vita è stata questo. E il modo migliore per raccontarla era quella di metterla nero su bianco. Tra le pagine de Nel mezzo, una volta per tutte, spiega, chiarisce e racconta la sua vita a 360 gradi.

Da quanto tempo volevi scrivere Nel Mezzo?
«L’idea del libro ce l’avevo in testa da tanto tempo. Complici i miei amici più stretti che mi hanno invitato a farlo e un certo tipo di gossip, ho pensato che fosse il momento giusto».

Che tipo di gossip?
«Intendiamoci, io sono un rocker. Sono abituato ad essere spesso condannato, giudicato, etichettato, ma mi ha dato fastidio per i miei figli, perché mi sono detto “ma perché questi ragazzi devono trovarsi delle cose dette unilateralmente da una persona che fondamentalmente è solo incazzata con me?”. A questo punto racconto la mia storia, in primis ai miei figli, in un modo “uncensored” così che possano capire tutto il delirio da renderlo talmente tanto esplicito e forte, che molto probabilmente farà passare anche la voglia di provare certe cose, come se fosse un modo per fartele evitare».

La prefazione di J-Ax. Diversi, ma in fondo uguali?
«Sicuramente per i percorsi, i generi ed un certo tipo di vestito sonoro siamo diversi, ma siamo molto simili perché la Milano dalla quale arriviamo è la stessa. Ci unisce la periferia, quella vera. Oggi le periferie raccontano il disagio sociale, ma sono piene di mantenuti dai loro paparini pieni di soldi. Zitti zitti hanno gli attici, si fanno pagare i loft io e intanto fanno la loro trap di m…. Senza nulla togliere, è qualcosa di diverso».

Nel Mezzo racconta moltissimo di te: qual è stato il capitolo che hai avuto più difficoltà a scrivere?
«Ce n’è più di uno, sicuramente il capitolo di mia madre è molto delicato perché lei mi ha messo al mondo e comunque ha lottato tanto per avermi».

In che senso?
«Arrivava da una situazione dove nessuno voleva che una ragazzina di vent’anni avesse un figlio con un uomo molto più grande, che usciva da una separazione, che aveva perso tutti i soldi per poter stare con mia madre. Una grande dimostrazione d’amore, ma comunque stava senza un centesimo e dovevano ricominciare».

Racconti del tuo asilo, della prima volta che ti sei masturbato e di come l’attaccamento al sesso te lo sia portato avanti negli anni. Saresti contento se tuo figlio vivesse una gioventù analoga?
«Io sono stato sempre molto precoce, però c’è anche da dire che io sono figlio di un’epoca dove i primi approcci visivi li avevo su Postal Market. Guardavo la pubblicità e appena vedevo due zinne non capivo più nulla. Per non parlare di Colpo grosso, che era il massimo della pornografia».

Poi?
«Fortunatamente mio nonno che era uno molto “sveglio”, nascondeva dei giornaletti porno e quindi non perdevo occasione di sbirciare. Anche i ragazzini di oggi cercano il sesso, sono curiosi, però ce l’hanno già sui telefonini. Giocano e scherzano con le loro coetanee senza più l’esigenza di andare a cercare il giornaletto porno del papà o del nonno. Hanno tutto con un click».

Diverse donne ti hanno affiancato, qual è l’identikit di quella perfetta?
«Delle ex direi nessuna. Nel libro ho raccontato una minima parte perché altrimenti l’elenco sarebbe stato molto più lungo. Ci sono state persone che non ho citato, ma che sono state molto più perfette. Oggi fortunatamente devo dire ho trovato un supporto da parte di una donna che non mi aspettavo minimamente e quindi mi ritengo molto fortunato».

In breve

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