5 domande a Jo Squillo

I tuoi dj set su Instagram sono ormai un culto, hai pensato a qualche modifica per la Fase 2?
«Diciamo che mi sono già portata avanti: alla Fase 0 ero già alla Fase 3. Come artisti siamo stati dimenticati. Dai primi di febbraio, i nostri concerti sono stati tagliati. L’unica soluzione è quella di sfruttare la nostra creatività. Proviamo a portare queste vibrazioni positive, un artista deve fare questo».

C’è speranza?
«Non molta. Non c’è attenzione, non c’è voglia di prendere in considerazione questo settore che è fondamentale. La musica ci fa stare bene, la socialità è indispensabile. Serve una potenza dentro di noi per resuscitare».

Intanto il tuo Movimento di Liberazione ha un seguito sempre più ampio…
«Ho fatto tutto in modo spontaneo. Ma c’è una lettura, anche un po’ simbologia: sto celebrando i miei vent’anni di moda, dopo altri vent’anni di musica. Tutto questo nel 2020. Il 10 marzo sono partita con i dj set per dare una nuova primavera all’Italia. C’è bisogno di gente con una visione».

Ecco, la prossima primavera si torna a votare per il sindaco.
«Questa strada l’ho già vissuta e percorsa. Era la Lista Rock ed era la prima di un movimento dipendente, ancora prima di Grillo. Il mio simbolo era molto particolare (un dito medio, ndr), mai sdoganato. Eravamo un movimento, volevamo mettere in atto la nostra idea con l’aiuto di tante professionalità della società civile».

Intanto con Wall of Dolls monitorate storie di violenza che sono il vero lato oscuro di questa quarantena.
«Il problema è che ora è anche difficile denunciare, molte donne non possono essere protette. Bisogna far uscire di casa i maltrattanti, lasciare le vittime in ambienti sicuri. Non si può morire di agonia. Purtroppo non si riesce a fermare questa catena, le istituzioni sono abbastanza lente».

Jo Squillo
Jo Squillo