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16. 05. 2021 09:06

Motta torna con “Semplice”: «Il palco è il posto più bello del mondo»

A tre anni da Vivere o morire, Motta riparte con le dieci tracce di Semplice: tra queste, un insolito duetto e un brano scritto con Brunori

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Sono passati tre anni dalla pubblicazione di Vivere o morire, cinque da La fine dei vent’anni, dischi premiati con la Targa Tenco. Ora Motta torna con Semplice, un album libero, più luminoso e che mette al centro le canzoni e al quale ha lavorato con Pacifico e Taketo Gohara. Il cantautore, tra gli ospiti del Concerto del Primo Maggio di domani, sarà al Carroponte di Milano il prossimo 21 luglio.

Semplice assume gran valore già dalla copertina e dal titolo.
«Ho sempre pensato che le canzoni siano più importanti di chi le scrive e volevo lanciare questo messaggio anche in copertina. Nei due dischi precedenti c’era il mio viso in primo piano: fare questo passo indietro per me era fondamentale. Il titolo Semplice è una conquista».

L’idea dell’album sembra svelarsi in una precisa narrazione traccia dopo traccia.
«L’album per me è un concetto fondamentale, perché ho bisogno di collocare ogni canzone all’interno di un progetto più ampio. Ogni canzone ha un suo valore nel momento in cui viene messa prima o dopo un’altra. Il racconto dev’essere chiaro e il fatto che non tutti abbiano la pazienza di ascoltare un disco dall’inizio alla fine non deve portare chi lo fa a dedicarvi meno tempo».

Nel disco ho apprezzato gli archi, che creano una struttura stratificata e non sono mai invadenti.
«Sono rimasto colpito dal lavoro svolto su un disco di Angel Olsen, perché c’era questa struttura di archi molto diversa da tante altre cose che avevo già sentito. L’utilizzo nel disco e il loro effetto è conseguenza di questa idea e di un percorso fatto con Carmine Iuvone, iniziato durante il tour con le ragazze del Niger Les Filles De Illighadad».

Perchè hai scelto di interpretare un brano con tua sorella Alice?
«Dopo aver sognato Francesco De Gregori, l’ho contattato per fargli ascoltare Qualcosa di normale. Mi ha suggerito di completare il brano con una voce femminile. Ho pensato che l’unica donna che avrebbe potuto cantarlo fosse mia sorella Alice: cantandolo con lei, il testo ha cambiato significato».

Com’è stato lavorare con Dario Brunori?
«Sentivo l’urgenza di raccontare un periodo non bello e avevo bisogno di un altro punto di vista. Così è nata Quando guardiamo una rosa. È bello lavorare con Dario perché entrambi conosciamo il peso delle parole».

Ora il Concerto del Primo Maggio.
«Il palco è il mio luogo preferito nel mondo. Il Concerto del Primo Maggio è una possibilità che non tutti hanno. Spero di rendermi veramente conto in quel momento di ciò che starò facendo. Per l’estate stiamo cercando di organizzare un tour nonostante tutte le difficoltà, ma sono abituato a cavarmela. Quando ero più giovane e non c’erano locali che mi facevano suonare, ci esibivamo in strada».

 

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