L’indice Rt cala a 0,51. Quanto è affidabile il dato?

L'indice Rt è calato a quota 0,51 in Lombardia e il valore registrato risulta migliore rispetto a molte altre regioni. Ma cosa significa realmente?

foto ipp- clemente marmorino- milano 28 04 2020- coronavirus - ospedale niguarda -laboratorio dove si processano i tamponi per il covid 19 - provette - tecnici di laboratorio

L’indice Rt è il valore di potenziale trasmissibilità del virus in un contesto caratterizzato da misure anti-Covid. Se i valori registrati si mantengono sotto l’1 significa che l’epidemia è in una fase recessiva, mentre se crescono oltre tale soglia il rischio di contagio cresce esponenzialmente.

I dati della Lombardia. Quest’oggi l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato i dati riguardanti l’indice Rt regione per regione: in Lombardia l’indice è passato da 0,62 a 0,51. Il governatore Fontana si è definito estremamente soddisfatto per il nuovo valore e lo ha indicato come «un passo verso la nuova “normalità”».

A fargli eco anche l’assessore al Welfare. «Sono dati importanti – ha dichiarato Giulio Gallera nel consueto spazio dedicato al bollettino regionale -. L’indice dimostra l’efficacia delle misure prese dalla Lombardia».

Il dubbio. Questa mattina numerose testate giornalistiche hanno lanciato un allarme riguardante l’area metropolitana milanese: l’indice Rt registrato ieri si attestava a quota 0,86, in sensibile incremento rispetto allo 0.6 registrato l’11 maggio.

Come si spiega tale discrepanza tra il report dell’Iss ed i dati pubblicati in mattinata? Una spiegazione arriva in parte dallo stesso assessore Gallera. «Il report dell’Iss – ha dichiarato nella conferenza stampa odierna – tiene conto dei dati registrati 7-10 giorni fa. Quindi bisogna fare molta attenzione a valutare questi dati».

Di conseguenza un dubbio permane: se i dati dell’Iss fanno riferimento alla settimana scorsa, mentre quel preoccupante 0,86 solo alla giornata di ieri, cosa dovremo attenderci per le prossime settimane?

Attendibilità. «L’indice Rt è migliore rispetto a quello di altre regioni, tra cui il Veneto», ha commentato sempre Gallera durante il bollettino regionale. Osservando il report dell’ISS si può facilmente notare anche come moltissime regioni che negli ultimi giorni hanno registrato contagi vicini al valore zero, mostrino un’indice Rt superiore alla stessa Lombardia.

Uno dei casi più lampanti è quello della Basilicata con un indice Rt fissato a 0,63, la quale quest’oggi ha registrato zero nuovi contagi e conta sull’intero territorio appena 49 positivi. La situazione cambia completamente se si analizza un ulteriore dato, quello dell’incidenza settimanale, ovvero il tasso di contagio settimanale in rapporto ad ogni 100.000 abitanti. In tal caso, la Basilicata si confermerebbe verso il fondo di questa particolare classifica con un tasso dell’1,40, mentre la Lombardia si piazzerebbe in testa con un tasso del 23,75.

Intorno al primo report dell’Iss si era già aperto un dibattito sui dati riguardanti il Molise e l’Umbria che vennero equiparate alla Lombardia come zone a rischio di contagio “moderato”, nonostante i contagi fossero estremamente contenuti. Lo stesso Iss, attraverso una nota, aveva confermato che l’indice Rt va preso con le pinze e valutato insieme ad altri indicatori.

«L’indice di contagiosità non è una pagella – scriveva l’Iss – ,ma un segnale da interpretare insieme agli altri dati. Relativamente ai valori di Rt in regioni come Umbria e Molise, che restano aree del Paese a bassa incidenza di infezioni da Covid-19, anche piccole oscillazioni nei numeri, dovute verosimilmente ad un aumento dei tamponi eseguiti, possono comportare variazioni in singoli parametri particolarmente sensibili, quali appunto l’Rt. Tali variazioni possono, paradossalmente, essere la conseguenza di un miglioramento della copertura dei sistemi di sorveglianza».