Per anni in molti hanno pensato che l’allarme lanciato sull’ambiente fosse eccessivo. Il cambiamento climatico ci sembrava un concetto esagerato e fuori dalla realtà. Oggi nessuno può mettere in dubbio l’enormità del problema che ci troveremo ad affrontare sempre più nel futuro. L’ultima ondata di maltempo ha messo in luce le conseguenze nefaste dello stravolgimento del clima globale: sulle Dolomiti intere foreste abbattute, sul litorale ligure danni ingenti.

Con il termometro che però continua a segnalare medie superiori a quelle stagionali. I nostri bimbi si ammalano più spesso per la cattiva qualità dell’aria e per questo perdurare di stagioni non definite e non definibili. Una volta il 2 novembre, il giorno dei morti, a Milano si mangiava la prima casoeula, con le prime gelate le verze diventavano sufficientemente croccanti; nel 2018, il 2 novembre, la minima a Milano segna 12 gradi. Il riscaldamento globale impone delle scelte ormai non più rinviabili.

A partire dai territori, dalle città, dalle comunità: è urgente modificare abitudini, sviluppare il massimo della tecnologia ecosostenibile, fare scelte politiche lungimiranti. Sarebbe dovuto accadere ieri, non abbiamo il tempo di rinviarlo a domani. Ma negare che sia necessaria oggi, subito, una grande opera di risanamento è da miopi. E questo sforzo globale deve partire dalle città. Pensare, per esempio, a un grande piano ambientale per la Milano dei prossimi 30 anni. Si può fare. Anzi, si deve.