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20. 04. 2021 13:16

Il pane a Milano: el prestinee, la michetta e il milanese

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Il cibo più buono del mondo? È il pane, senza dubbio. Ma ci sono tre motivi per cui, da bambina, ho eletto il pane a cibo degli dei. Partiamo dal negozio. Il pane si comprava dal “prestinee”. Già il nome riporta ad un mondo che non c’è più. Entrandovi, si sentiva quel misto di fragranze tra focaccia, pasta frolla e lievito…

A servire, una signora con il grembiule dal sorriso accogliente. Dietro di lei le ceste che venivano riempite dal marito, accaldato e perennemente in maglietta bianca a mezze maniche. Il pane veniva fatto nel negozio stesso. Oggi è una rarità. Il secondo motivo che mi ha fatto innamorare del pane è la michetta. Chiunque abbia provato la michetta calda appena sfornata, sa che è qualcosa che non si dimentica.

Il fatto che fosse calda, la rendeva ancora più croccante: via il tappo in alto per primo e, a mano a mano, si toglievano tutti gli “spicchi” laterali per lasciare in ultimo la base. Il terzo motivo è… il dialetto. Entrando dal prestinee, si passava in un attimo dall’italiano al meneghino: «Alora sciura, ‘me la và?».

Ecco, quel mondo lì, fatto di persone che iniziavano a lavorare alle quattro del mattino per preparare il pane, quello che avrebbe deliziato i nostri pranzi, dove c’era sempre il sorriso e un «come va?» ad accoglierti, mi manca tanto quanto l’insegna Prestinee, che oggi vediamo qua e là, sbiadita o nuova di pacca, perché un po’ è di moda. È solo che manca tutto il resto.

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