solidarieta
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«Ma la mia azione benefica andrà davvero a favore di chi è senza un tetto in questa città». La domanda può sorgere spontanea quando si scoprono ciclicamente episodi di truffe, raggiri e veri e propri racket intorno al mondo della solidarietà.

 

Tuttavia Milano, capitale della beneficenza, può vantare ormai grandi eccellenze anche in questo campo. Numericamente sono ormai tantissime le onlus e le associazioni che si prodigano per i meno fortunati: il Comune ogni inverno collabora con almeno venti realtà diverse, ognuna con una sua specificità e proponendo progetti diversificati con l’obiettivo di aiutare una popolazione fragile ancora troppo numerosa.

Scelta. Spesso dormire all’addiaccio, anche nelle nottate più rigide, è una precisa scelta volontaria di chi non vuole saperne di andare a ripararsi al caldo nelle strutture messe a disposizione dal Comune o dalle associazioni del Terzo Settore. Il motivo è presto detto: ci si sente più tranquilli in una sorta di menage, di abitudine a vivere in strada.

Ma ci sono pure motivazioni che affondano le radici nel senso di insicurezza e di paura che qualcuno prova nel ripararsi insieme a tanti altri senzatetto negli stanzoni riparati di qualche edificio pubblico. Su questo punto l’amministrazione comunale dovrebbe lavorare in maniera più decisa: ogni senzatetto convinto a lasciare gli scatolini per la strada è una piccola vittoria di umanità.

Educativa di strada. Tra i progetti sperimentali avviati negli ultimi mesi c’è da sottolineare quello che prevede l’individuazione di cinquanta clochard “particolarmente fragili”, affetti da disagio mentale o disabilità e che non riescono ad accedere autonomamente ai servizi di welfare a loro disposizione.

Cooperativa sociale Comunità progetto, Cooperativa sociale Farsi prossimo onlus, Fondazione Casa della carità Angelo Abriani, Associazione ronda della carità e della solidarietà sono in campo per affiancare un educatore ad ogni senzatetto selezionato.

Si chiama “educativa di strada” ed è un modo ì per convincere la persona ad accettare l’aiuto di cui ha bisogno, così come l’ospitalità in una struttura del territorio oppure l’accompagnamento verso i servizi sociali o anche l’accesso al sistema sanitario o la richiesta della residenza fittizia e della carta d’identità.

Il duplice vantaggio per l’istituzione è quello di monitorare in questo modo il fenomeno dell’emarginazione più grave. Le persone che beneficiano del servizio vengono segnalate dal Centro aiuto stazione centrale (Casc) di via Sammartini 120 e dall’Unità di coordinamento emergenze sociali.

I numeri. Oggi si stima che siano più di 2.800 i senzatetto che vivono a Milano in inverno. Tra questi sono 200-300 i cosiddetti “irriducibili” che rifiutano di entrare nelle strutture. Se volete vedere da vicino questo spaccato di città, non serve andare in periferia: ogni sera tra via Hoepli, piazza San Fedele, via San Paolo, via Ragazzi del ’99 potete incontrare chi continua volutamente e convintamente a vivere in strada. La migliore solidarietà potrebbe essere portare direttamente a questi milanesi un conforto.


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