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Milano
19. 01. 2022 18:26

Svuotati dal Covid? Dal costo della vita semmai

Come ridurre quegli ostacoli che impediscono a molti milanesi di vivere una vita economica, sociale e culturale più serena? Probabilmente questo dovrebbe essere il tema principale del ritorno alla "normalità"

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Abbiamo passato gran parte del 2020 e del 2021 a sentire una narrazione parecchio catastrofica sul ruolo delle città e sul loro futuro. Abbiamo letto titoloni su presunte “fughe”, abbiamo sperimentato neologismi decisamente fantasiosi come southworking, siamo stati travolti da previsioni fosche sullo svuotamento dei grandi centri urbani.

La pandemia è stata realmente uno spartiacque della civiltà?

Una lettura della pandemia come spartiacque di una intera civiltà: già, perché la nostra civiltà, da migliaia di anni, si basa sulle città. Come spesso accaduto anche nel passato, durante le fasi più acute della pandemia chi ha potuto o dovuto si è spostato abbandonando Milano. Ma non appena la normalità (ve li ricordate i «niente sarà più come prima» e i «prima era una problema»?) ha ripreso spazi e luoghi, la città è tornata inevitabilmente attraente, aggregante, unificante.

Certo, una parte dei nostri concittadini ha lasciato Milano, forse definitivamente. Ma occorrerebbe indagarne meglio il perché. Le conseguenze economiche e sociali della crisi possono aver portato diverse persone a preferire, per esempio, i costi minori delle abitazioni nell’hinterland, dove ancora si può trovare una casa in affitto o da comprare a prezzi accessibili. Perché il tema, più di un cambiamento “sentimentale” o “emotivo”, è essenzialmente economico.

Se la vita costa tanto e una città come Milano subisce una crisi come quella causata dal coronavirus, è fisiologico che alcuni suoi cittadini cerchino soluzioni più a buon mercato. La ripresa post-Covid dovrebbe avere al centro proprio questo tema: come ridurre quegli ostacoli che impediscono a molti milanesi di vivere una vita economica, sociale e culturale più serena. Senza i luoghi comuni del “catastrofismo culturale” ma cercando più luoghi in comune, fatti di solidarietà e maggiori possibilità.

 

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