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29. 07. 2021 08:02

La folle fabbrica del delivery: al quartiere Isola la parola d’ordine è creatività

Maurizio Rosazza Prin e Alida Gotta aprono Delivery Valley, una factory creativa all’Isola

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Delivery Valley raddoppia. Dopo l’apertura di giugno scorso della dark kitchen in via Col di Lana, ha debuttato da pochi giorni anche il secondo laboratorio “nascosto” in via Valtellina.

L’idea dei due ex concorrenti del talent culinario, Masterchef, Maurizio Rosazza Prin e Alida Gotta, coppia negli affari e nella vita, sembra aver fatto centro. «Io e Alida abbiamo deciso di andare controcorrente: invece di fare un bimbo, stiamo lanciando startup che, però, ci rendono insonni quanto un neonato!» – scherza Rosazza, fantasia da foodblogger, parlantina da marketing manager, creatività da copywriter ed estro da chef navigato.

Durante l’intervista parla a raffica, cita slogan (anche il titolo dell’articolo è opera sua NDR) ma su un punto non transige: materie di prime di qualità, cucinate ad arte per essere gustate a casa.

Come ti spieghi questo successo?

«Pensavamo che l’idea di Delivery Valley fosse buona ma non ci aspettavamo una risposta così positiva da permetterci di aprire in poco tempo anche una sede in Isola. Abbiamo semplicemente pensato: “Cosa ci contraddistingue?”. La risposta è semplice: l’ossessione tipicamente italiana per il cibo e quel puntiglio che ci porta ad avere, orgogliosamente, una variante per qualsiasi ricetta. Non c’è famiglia che non abbia un’interpretazione personale della polpetta, piuttosto che della lasagna. Noi cerchiamo di mettere quell’ossessione nei nostri brand che modelliamo ad hoc sulle voglie della gente. Partiamo dal presupposto di fare cose buone con ingredienti d’eccellenza».

Quali sono le novità?

«Accanto ai classici di Delivery Valley, l’hamburger Giga Burger, il pollo Gira Gira Arrosto, le costine di maiale in salsa barbecue Giga Ribs e il fritto misto Fritt Fighter, abbiamo creato diversi spazi: un grande laboratorio di panificazione per il nostro brand Lievito Mother F****r che sforna pane e pizza freschi, un ufficio con vista cucina per i brainstorming del team, in cui ideiamo i nuovi brand e una vetrofania ben visibile dalla strada: una bocca enorme da cui escono i piatti da consegnare».

Dark kitchen ma con moderazione…

«Dark, ghost… Le etichette si prestano fino ad un certo punto e servono, soprattutto, per attirare finanziamenti. Ormai il termine è inflazionato e spesso è usato a sproposito. Per noi la visibilità è fondamentale: ci piace che chi è di passaggio in zona Isola resti incuriosito dalla vetrofania».

Ormai le dark/ghost kitchen spopolano.

«Avevo già captato questo fenomeno nel 2014 durante un viaggio a Los Angeles, poi avevo seguito il movimento dei riders a Berlino. L’apertura era prevista nella primavera scorsa, prima del boom, ma il lockdown ha rinviato tutto a giugno».

Creatività e marketing sono elementi centrali nella tua idea di cucina?

«Decisamente. Abbiamo una nuova art director e i progetti non mancano. Stiamo lanciando nuovi brand, fra cui Cat Su Sandro (gioco di parole fra cat, gatto e Katsu Sando, il panino giapponese NDR) che ha come un logo un gattino. E’ un po’ come la Fabbrica di cioccolato… Solo che questa è del delivery: siamo attenti alle tendenze del mercato che, però, ha sempre più bisogno di piatti cucinati bene».

Qual è il prodotto più amato?

«Le giga ribs. Ne cuciniamo circa 350 chili a settimana. Le abbiniamo a una salsa barbecue che dà il meglio del gusto servita tiepida, in virtù di una formula super segreta, custodita alla Valley».

Come conciliare cibi cucinati a regola d’arte e delivery: molti “puristi gourmet” storcono il naso, perché il piatto non arriva mai caldo o con lo stesso gusto di una pietanza espressa?

«Abbiamo lavorato molto sulle consistenze e sulle formule, calcolando venti/venticinque minuti fra la cucina e la tavola. Il pane degli hamburger non si inzuppa subito, diventando molle ma assorbe gradatamente i succhi della carne. Le salse sono rigorosamente fatte in casa. La pizza è ancora perfetta, morbida dentro e croccante fuori anche dopo un’ora: puoi portarla a casa e gustartela, dopo averla passata in forno per cinque minuti. Le pastelle, grazie a formulazioni speciali, restano croccanti anche dopo venti minuti».

E la presentazione?

«Abbiamo pensato anche a questo, prevedendo contenitori a prova di rider che balla la bossa nova sulle strade milanesi lastricare da buche enormi».

 

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