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02. 08. 2021 19:55

Panettone export: la tradizione milanese “fa rete” e arriva ad Hong Kong

Un imprenditore italiano a Hong Kong trova nell’hinterland milanese il simbolo del nostro Natale da poter esportare: «Conta essere aperti a esperienze diverse e fare squadra»

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Uniti si è più forti, ancora di più in questo periodo. Ne sa qualcosa Michelangelo Guglielmetti, imprenditore milanese che vive da anni in Asia con la missione di far conoscere il Made in Italy nell’estremo oriente. Sua l’idea di esportare il vero panettone della tradizione, grazie all’unione con il maestro panificatore di Parabiago, Matteo Cunsolo.

Guglielmetti, com’è nata questa collaborazione?

«Stavo cercando un produttore di nicchia del vero panettone tradizionale artigianale milanese, per avere un prodotto speciale con cui lanciare un nuovo negozio online a Hong Kong sotto Natale. Ho provato per mesi con tante aziende più grandi, ma non hanno mai risposto alle nostre richieste. Avevo quasi abbandonato, poi mia sorella Marion ha suggerito di sentire Matteo conoscendo i suoi prodotti in prima persona».

Un consiglio vincente.

«Sì, ho fatto un piccolo check sul web e ho visto che lui rispecchiava proprio ciò di cui avevo bisogno: un artigiano legato alle tradizioni, rispettoso del passato, ma proiettato al futuro. Un minimo di passa parola siamo entrati in contatto, nel giro di due settimane i panettoni sono volati qui».

Vi siete trovati subito in sintonia?

«Ci siamo capiti al volo anche senza esserci mai visti di persona. È un vero artigiano 2.0 con esperienza internazionale e imprenditorialità. Ci sta che sia la prima volta in assoluto che esporta, ma posso dire che l’importante è fare bene le cose nel dettaglio e sapersi sincronizzare, il resto poi viene».

Come riesce a trasmettere all’estero il valore di un prodotto artigianale come il panettone?

«Non c’è una ricetta precisa perché il mercato è molto sofisticato e velocissimo. Purtroppo non basta più mettere la bandierina e parlare di Italia o di artigianalità. Noi ci adoperiamo solo se c’è un nostro vero interesse per i prodotti e per le persone che li creano. Dobbiamo poi pensare e agire in relazione al mercato, con tanto lavoro e perfezionismo».

Qual è la sfida più difficile nel trasmettere la nostra cultura culinaria all’estero?

«Spesso per logiche di mercato e profitto, peraltro anche comprensibili, la cucina e i prodotti italiani sono presentati e venduti come esclusivi e costosi. Questo, insieme alle tradizioni culturali radicate, allontana molte persone da un certo tipo di dieta e di abitudini alimentari. È più facile comunicare l’importanza per la salute di un abbonamento in palestra di quella dell’olio extravergine».

Come ha vissuto questi mesi a Hong Kong e come state ora?

«Dal 2003 ad Hong Kong con la SARS abbiamo passato diverse situazioni simili a questa. L’anno scorso in questi giorni ordinavamo, senza particolare ansia, scatoloni di mascherine perché si accennava a qualcosa di potenzialmente pericoloso in Cina. La reazione è stata automatica e naturale anche dal punto di vista lavorativo, anche se ovviamente il protrarsi del momento sta mettendo a dura prova alcuni settori».

E, invece, come percepisce la situazione italiana dall’esterno?

«Vedo un’ecatombe di piccole e medie imprese: le conseguenze economiche del virus sono il colpo di grazia per chi purtroppo già faticava ad adeguarsi al mercato. Spero che la nostra iniziativa possa essere un esempio positivo: non ci vuole poi tanto, basta fare bene quello che si sa produrre, mantenersi aperti a esperienze diverse e fare squadra».

Matteo Cunsolo: «Dobbiamo fare rete»

Il maestro panificatore Matteo Cunsolo ha avviato nel 2003 “La Panetteria” a Parabiago ed è presidente dell’Associazione Panificatori di Confcommercio di Milano e Province. Come dice Guglielmetti, è «un artigiano 2.0», il suo background racconta di numerose esperienze di formazione all’estero, tra le quali un corso ospitato vicino a Taiwan e un altro dedicato al pandoro e al panettone svolto tra Tokyo e Osaka.

L’Asia, dunque, era nel destino di Cunsolo: «Questa è la prima volta che esporto all’estero ed è una grande emozione, perché è sempre stato il mio sogno quello di esportare in questo Paese, dove la popolazione ha un profondo rispetto per la panificazione e i prodotti da forno in generale».

Un’esperienza che può essere d’esempio per molti altri colleghi e artigiani, come spera ed esorta a fare il maestro panificatore: «Ho avuto la fortuna di conoscere, anche se solo virtualmente, un imprenditore chiaro e leale come Michelangelo Guglielmetti. Ciascuno di noi ha un ruolo fondamentale: nulla è più come prima. Dobbiamo fare rete, creare nuove sinergie per ricostruire un futuro che sembra essersi fermato, invece è soltanto lì che ci aspetta».

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