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21. 06. 2021 23:47

Atir festeggia 25 anni con un festival: «Il nostro quarto di secolo»

Sarà Elio a inaugurare domani il festival Anfiteatro in piana, tre sere celebrative per i 25 anni di Atir, diretto daSerena Sinigaglia

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Atir compie 25 anni e festeggia tornando finalmente a esibirsi in presenza dopo quasi un anno. Un traguardo importante per la compagnia milanese, nata il 17 maggio 1996 grazie a sette giovani neo-diplomati della Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, che sarà celebrato con il festival Anfiteatro in piana.

Tre serate di musica, danza e teatro organizzate nella piana proprio davanti al Teatro Ringhiera, per anni gestito da Atir prima di doverlo lasciare per lavori di ristrutturazione, in quel piazzale intitolato a Fabio Chiesa, attore della compagnia scomparso tragicamente nel 2010. A fare gli onori di casa sarà Serena Sinigaglia, regista e direttore artistico di Atir.

Atir, tre serate per festeggiare 25 anni

Quali sono stati i tre momenti chiave nella storia di Atir?
«Nel 1996 la messa in scena di Romeo e Giuletta, il primo spettacolo che ci ha permesso di cominciare a guadagnare e dare un aspetto legale alla compagnia. La scomparsa di Fabio nel 2010 e le due date legate al Teatro Ringhiera, la vittoria del bando per gestirlo nel 2007 e la sua chiusura nel 2017».

Come sarà la location del festival?
«Sarà in piazzale Fabio Chiesa, quella che i cittadini chiamano “la piana”. Un luogo speciale e simbolico per noi che ci ha visto negli anni costruire dei grandi progetti di arte partecipata. Durante il periodo del lockdown abbiamo portato a termine il dipinto di un anfiteatro greco e attraverso il contributo delle associazioni delle attività dei cittadini, oltre ad aver incrementato il verde e le panchine della piazza, abbiamo realizzato un’opera di recupero della piazza. Ora è il momento di inaugurare questo anfiteatro».

Come sono stati scelti gli spettacoli?
«Con i criteri che da sempre hanno caratterizzato la mia direzione. Io credo in un teatro nazionalpopolare, credo che in una città come Milano dove vivono più di tre milioni di persone, quando si propone uno spettacolo o un’iniziativa si debba pensare anche a chi normalmente non va a teatro. Credo che il teatro abbia una straordinaria forza terapeutica, di miglioramento della qualità d’interazione tra gli individui, di miglioramento della propria consapevolezza. Deve però essere inclusivo e non esclusivo. Su queste basi ho cercato delle proposte sufficientemente pop e di grande qualità che portassero artisti e temi che normalmente in una periferia non arrivano. Inoltre nelle tragedie greche si recitava, si danzava e si cantava. Abbiamo scorporato questi elementi in tre serate».

Cosa dobbiamo aspettarci domani da Elio e Francesco Micheli?
«Porteranno in scena un tributo alla diffusione dell’opera lirica. Proporranno frammenti di grandi arie del repertorio italiano con Donizetti, Bellini, Verdi e Rossini. Sarà un modo per restituire la lirica alla gente, al popolo, per la quale tra l’altro era nata».

La danza da chi sarà rappresentata?
«Dai Kataklò con una proposta di danza pop che arriva dritta al cuore dello spettatore. È la loro prima uscita dopo il lockdown, inoltre la loro presenza ha un significato simbolico perché erano gli inquilini del Teatro Ringhiera prima di noi».

Infine toccherà ad Atir, cosa presenterete?
«Chiudiamo il festival con una grande festa per i nostri 25 anni. Racconterò i frammenti che mi sono sembrati più incisivi e più interessanti di questo lungo viaggio anche all’interno della storia d’Italia e del mondo. Dal 1996 al 2021 di cose con i nostri occhi ne abbiamo viste tante».

Novità sul Teatro Ringhiera?
«L’assessore alla Cultura Del Corno è riuscito a inserirne la ricostruzione nel prossimo triennio. Se tutto va bene, entro il 2025 sarà riconsegnato alla città e verrà indetto un bando per la gestione. La cosa importante è che rimarrà uno spazio dedicato alla cultura e non potrà essere trasformato in altro, nemmeno se cambiasse la giunta a Milano».

 

 

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