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17. 01. 2021 06:55

Grande attesa per il ritorno di Sophia Loren: «Non parlatemi di Oscar»

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È uno dei titoli di punta di Netflix ed è abbastanza facile capire perché: La vita davanti a sé, il nuovo film di Edoardo Ponti disponibile da oggi che segna il ritorno di Sophia Loren, è una delle pellicole migliori della stagione.

Impreziosito, ça va sans dire, da una delle icone più amate di tutti i tempi che intende sottolineare i messaggi della pellicola in un momento così difficile: «Tolleranza, perdono, amore: tutti noi abbiamo il diritto di essere ascoltati, altrimenti è impossibile vivere, abbiamo il diritto di essere amati e che i nostri sogni si realizzino».

Madame Rosa convive con le sofferenze patite durante l’Olocausto. Il successo avuto ha cancellato quei periodi difficili vissuti da bambina o avverte ancora il dolore per quel periodo?

«Quelle cose quando accadono non si dimenticano più, sono sempre molto presenti, ti rimangono dentro e forse fare il cinema e incontrare dei personaggi che mi ricordano un po’ la guerra hanno influito in maniera positiva anche per la mia recitazione. Sono cose che non si dimenticano mai, davvero».

Nel film c’è molta fisicità, gesti che oggi ci sono vietati.

«Io sono per seguire le leggi, ho paura di tutto, non esco. Sono reazioni personali. Io farei molta attenzione a fare certe cose che sono vietate. La connessione tra le persone è importante, ma fino ad un certo punto».

Perchè un’icona come lei è rimasta lontana dai set così tanti anni?

«Non lo so, non ne ho idea, non me ne sono neanche accorta. Forse perché avevo bisogno di riposare, avevo bisogno di silenzio e di stare con i miei figli, avevo bisogno di viverli perché non li ho visti crescere. Quindi ho deciso di stare con loro e di vivere una vita di famiglia. Quando poi è arrivato mio figlio Edoardo con questa storia di Madame Rosa, che conoscevo già abbastanza bene, mi ha intenerito tantissimo e mi ha fatto ritornare ai tempi di quando cominciavo a fare il cinema, quando era essenziale. Ho voluto riprendere perché la storia valeva veramente la pena: è una storia importante».

C’è un ruolo che avrebbe voluto fare e che non ha fatto?

«Tanti anni fa ho avuto un approccio con Luchino Visconti, grande regista. Mi propose di fare la Monaca di Monza, che poi non abbiamo fatto per delle ragioni che non mi ricordo. Ma quello era un personaggio che amavo moltissimo e che avrei voluto fare».

In America si parla già di Oscar per questa sua interpretazione…

«Il mio Oscar è lavorare in questo film, speriamo bene. Non lo so e non ci voglio neanche pensare (ride, ndr). Vediamo, vediamo, vediamo…».

Secondo lei oggi di che cosa ha bisogno lo spettatore in un film?

«Di una bella storia, di una storia come quella ho cercato io. Che ci rincuori. Una storia bella da vedere e da goderne».

Quali sono state le emozioni che ha provato nel tornare sul set?

«Avendo una storia pronta che mi piaceva tantissimo, ho fatto finta di dimenticare che per tanti anni non ho fatto un film. Ma è stato molto bello, perché ho avuto finalmente la storia che cercavo da anni».

La vita davanti a sè: qualche cenno sul film

Basato sull’omonimo romanzo di Romain Gary, La vita davanti a sé racconta la storia di Madame Rosa (la Loren), un’anziana ebrea ed ex prostituta che ospita nel suo appartamento un asilo per i bambini in difficoltà. Seppur ricalcitrante, la donna accetta la richiesta del dottor Coen (Renato Carpentieri) di prendersi carico di Momo (Ibrahima Gueye), un 12enne di origini senegalesi.

Madame Rosa e il ragazzino sono diversi in tutto – età, etnia e religione – ma, dopo un inizio a dir poco conflittuale, il rapporto sfocerà in una profonda amicizia. Edoardo Ponti ha ambientato la storia a Bari – crocevia di tante etnie – ed ha acceso esclusivamente i riflettori sulla storia d’amicizia tra Madame Rosa e Momo, separati quasi da tutto ma alla fine molto simili. Una storia d’amore, un racconto di tolleranza e di inclusione che vede protagoniste due persone dal carattere molto forte e che necessitano di protezione e di affetto.

Entrambi lottano con demoni interiori, con un passato difficile da cancellare che si affaccia nella vita di tutti i giorni. Sophia Loren conferma ancora una volta di essere tra le più grandi della storia del cinema italiano, sfornando un’interpretazione semplicemente meravigliosa (da Oscar).

Sorprendente l’interpretazione del piccolo Ibrahima, così come sono ottime le performance di Renato Carpentieri, Abril Zamora e Babak Karimi. Degna di nota la regia di Edoardo Ponti, che compie un salto di qualità importantissimo, trovando una sua cifra di equilibrio e di emozioni con un grande romanzo.

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