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29. 11. 2021 09:41

Demetrio Albertini racconta il suo Milan: ««Il grande Diavolo è partito dal vivaio»

Demetrio Albertini in libreria con Ti racconto i campioni del Milan, 50 fuoriclasse della storia rossonera: «I calciatori sanno cosa significa fare la storia di un club così»

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Non accadeva da tempo di vedere il Milan in vetta alla classifica di Serie A. È la settima giornata, da Paolo Maldini a Stefano Pioli ogni dichiarazione va nella direzione di smorzare i facili entusiasmi, ma c’è la convinzione di aver intrapreso la strada corretta per tornare ai livelli di un tempo.

Quelli di cui hanno fatto parte campioni come Demetrio Albertini, oggi apprezzato dirigente che ha appena pubblicato con Gribaudo – Feltrinelli il libro Ti racconto i campioni del Milan. «L’idea è nata pensando all’ipotesi di un papà milanista curioso di poter descrivere i protagonisti di quegli anni, raccontando degli aneddoti su Van Basten, Baresi, giocatori che oggi non vengono così citati sui social», spiega a Mi-Tomorrow.

Ci sono cinquanta nomi nel libro, ma qualcuno di importante è ovviamente rimasto fuori. È stato difficile fare dei tagli?

«Assolutamente, avrei dovuto scrivere un’enciclopedia. Mi dispiace non aver potuto citare tutti i miei compagni, ingredienti fondamentali di quel Milan. Ho messo alcuni giocatori che fanno parte della rosa odierna, come Ibrahimovic, Donnarumma e Romagnoli. Sono quelli che possono tramandare il senso di appartenenza nel gruppo di oggi».

È ragionevole pensare ad una nuova nidiata di giocatori “fatti in casa” come nel suo Milan?

«Credo sia molto difficile. Quella era la forza del Milan. Ho dato importanza nel libro alla generazione di difensori che hanno fatto la nostra fortuna. Il settore giovanile la fa da padrona nel racconto. Credo di aver descritto quel che significava per me il Milan quando scendevo in campo. Il senso di appartenenza è fondamentale e lo dico anche da dirigente oggi. Se ripensiamo alle società che hanno segnato il calcio mondiale, dall’Ajax di Cruyiff al Bayern Monaco di Beckenbauer o il Real della Quinta del Buitre, fino al Barcellona di Messi che ho in qualche modo sfiorato da calciatore a fine carriera, il minimo comune denominatore è il vivaio».

Si aspettava di vedere Maldini dirigente al Milan?

«La cosa strana non è vederlo ora in questa veste, ma che non ci sia mai stato prima. Paolo è parte di questa storia. Quando Ibrahimovic è arrivato in rossonero ha avuto parole di grande rispetto per lui e per Boban, perché un calciatore sa che ha l’opportunità di scrivere la storia di una grandissima società a livello mondiale e Ibra, essendo intelligente, capisce cosa significa una cosa del genere. C’è sicuramente un senso di rispetto e di stima verso chi ti precede».

Lei è stato anche un giocatore della Nazionale. Ritiene giusto che si confermi il periodo dedicato alle rappresentative nonostante la pandemia?

«Da presidente del settore tecnico di Coverciano, ritengo che la Nazionale faccia parte del mondo calcistico. Nel momento in cui si riesce a giocare il campionato, è giusto possa proseguire anche in tutto il resto».

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