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19. 01. 2022 17:46

Milan-Inter, senza tempo e senza fine: è Zlatan Ibrahimovic l’uomo simbolo di questo Milan

Se il club di via Aldo Rossi, oggi, è tornato ai vertici in Italia e ha ritrovato un certo appeal è merito anche di Zlatan Ibrahimovic. Gli infortuni lo frenano? Non c’è problema: è lui l’uomo-spogliatoio

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Per un calcio che è vissuto di bandiere e che oggi cerca quasi disperatamente il modo di crearne nuove, Zlatan Ibrahimovic è l’icona del percorso inverso. Un giocatore con colpi spaziali, con una mentalità e una determinazione fuori dal comune, che ha deciso nel corso della sua carriera di sposare svariati colori, senza prestare troppa attenzione a quelli vestiti in precedenza. L’esempio lampante è rappresentato da Juventus, Inter e Milan: i 3 club forse più iconici del calcio italiano che hanno offerto allo svedese la propria maglia.

Zlatan Ibrahimovic, un giocatore fuori dal comune

Tornato in rossonero nel gennaio 2020 all’età di 38 anni appena compiuti, vuoi per l’esperienza oramai acquisita, vuoi per le motivazioni che lo hanno animato (il Milan arrivava da un 5-0 subito), il fuoriclasse di Malmö ha scelto di ancorarsi a Milano e celebrare un matrimonio che ha portato i suoi frutti, ma per il quale non è ancora arrivata la luna di miele.

Bandiera, sì

In questi due anni, o poco meno, il numero 11 è diventato a tutti gli effetti l’immagine del Milan della rinascita, una bandiera. Se il club di via Aldo Rossi oggi è tornato ai vertici, ha ritrovato appeal (che intrinsecamente non ha mai perso) è merito anche, ma non solo, di Ibra. Gli infortuni lo frenano? Non c’è problema, il suo apporto lo dà nello spogliatoio, a Milanello quotidianamente.

La squadra è cresciuta con lui, con il suo esempio e non è un caso se oggi i talenti stiano sbocciando anche, e soprattutto, sotto il punto di vista temperamentale. Quante volte nelle loro interviste si è sentito dire: «Zlatan è un esempio per quello che fa in ogni momento dell’allenamento, pretende sempre il massimo». All’estero il Milan è associato a Zlatan Ibrahimovic e Zlatan è associato al Milan: se non è bandiera questa…

Il ruolo

La rappresentazione della crescita di questo gruppo è data da delle situazioni, così diverse a distanza solamente di un anno. Nel dicembre scorso s’inneggiava alla Ibra dipendenza quando, per due gare, il Milan non riuscì a trovare il risultato pieno contro Genoa e Parma. In effetti mancava quel riferimento offensivo sul quale ripiegare nelle difficoltà. Le partite contro Juventus e Venezia di quest’anno sono simbolo di come la squadra sia riuscita ad andare oltre, a rendere il centravanti di peso non indispensabile. Merito di Rebic che ha sostituito lui e Giroud più che dignitosamente, merito di Pioli che è riuscito a trovare l’alternativa giusta.

Sull’altra sponda

In maglia nerazzurra 117 presenze e 66 reti, di cui 2 rifilate proprio ai colori rossoneri. Arrivò nell’estate 2006 dalla Juventus dopo lo scandalo Calciopoli e rimase per ben tre stagioni, condite da tre scudetti consecutivi. Fu protagonista in tutte, ma viene ricordato soprattutto per quel subentro a Parma nel secondo tempo, quando realizzò le due reti che regalarono il tricolore nella stagione 2007/08 all’Inter. Nell’estate 2009 volò a Barcellona in uno scambio diventato famoso poiché fece il percorso inverso Samuel Eto’o, uno degli artefici del Triplete. In Serie A con questa maglia ha una media di 0,65 gol a partita, poco meno di quella rossonera (0,68).

Parola ad Aldo Serena: «Splendido quarantenne,
ha il fuoco dentro e chi
gli sta a fianco impara»

Com’è andato l’inizio di stagione di Zlatan Ibrahimovic?
«L’età è particolare per un calciatore di alto livello, però stiamo parlando di un quarantenne con il fuoco dentro. Ha giocato poco mercoledì in Champions League e quindi probabilmente sarà titolare nel derby. In questo avvio di stagione ha dimostrato di essere ancora un giocatore temibile, perché nonostante un raggio d’azione ridotto rispetto ai tempi d’oro, in area di rigore sa fare cose importanti. Sa intuire dove può andare il pallone, anche con una mobilità ridotta è un attaccante da tenere d’occhio».

Cosa dà in più Zlatan Ibrahimovic alla propria squadra?
«Il Milan negli ultimi anni ha cercato di svecchiare investendo su ragazzi interessanti da far maturare e diventare campioni. Sono calciatori che hanno bisogno di esempi in allenamento e in partita come Ibra, che è un monumento per quel che riguarda le vittorie e il portare a casa il risultato. Non è un esempio solo in campo, quando fa la differenza con le sue giocate. Per imitazione, chi si allena con lui se è intelligente impara».

Spesso nelle ultime gare si è alternato con Giroud. Meglio Zlatan Ibrahimovic da subito o a gara in corso?
«Penso che in una partita così importante Ibra ci debba essere. È il primo derby della stagione, col Milan in testa e che potrebbe allontanare l’Inter non dico definitivamente, ma creando uno spazio difficilmente colmabile. Una partita in cui entrambe le squadre si giocano tanto. È una gara entusiasmante, uno come Zlatan Ibrahimovic non può certo mancare».

Quanto le caratteristiche della squadra avversaria sono favorevoli o sfavorevoli per far sì che Ibrahimovic possa essere decisivo?
«La retroguardia dell’Inter è molto fisica. Ha statura, stazza, peso specifico. Skriniar su tutti, ma anche De Vrij e Bastoni. Incontrare uno schieramento difensivo così attrezzato non è il massimo, ma Ibra non è uno che gioca soltanto con il fisico. Ha anche qualità tecniche e tanto altro».

 

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