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07. 05. 2021 17:28

Tutti uniti contro la DaD: «La scuola va garantita ad ogni costo»

Una staffetta tra le elementari e medie di Milano per chiedere riaperture ormai all’orizzonte.

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Da alcune settimane si sta svolgendo una vera e propria staffetta che tocca le scuole elementari e medie di Milano. Bambini, ragazzi, genitori e insegnanti, organizzati da Priorità alla scuola e da altre associazioni, si ritrovano ogni giorno davanti a un istituto diverso per manifestare il loro dissenso nei confronti delle chiusure.

In settimana il testimone è passato al comprensivo Rinnovata Pizzigoni, in zona via Mac Mahon. Qui 52 bambini dai 6 ai 13 anni sono stati divisi in tre classi miste, per assistere a lezioni speciali.

Una è stata organizzata dagli studenti del liceo Bottoni: «Abbiamo ragionato sul significato della parola “scuola” – racconta Loris Scivoletto a Mi-Tomorrow -. Spiegando ai ragazzi che non dovrebbe essere solo un luogo dove si imparano nozioni e dove si viene valutati, ma anche un luogo per imparare a sviluppare il senso critico e a diventare cittadini».

Loris Scivoletto

Per quanto riguarda la mancata riapertura delle superiori, Loris afferma: «E’ la dimostrazione che la scuola viene considerata solo come un servizio di baby sitting». Noemi Morrone, docente di lettere della media Puecher, ha tenuto una lezione sul progetto fotografico Guerra e Pace dell’artista turco Ugur Gallen: «Una serie di immagini ritraggono lo stesso soggetto in parti diverse del mondo, paragonando situazioni di guerra ad immagini della nostra vita quotidiana. Gli studenti hanno capito che la scuola va garantita in qualsiasi condizione», sostiene la professoressa, che insegna sia in prima che in seconda.

Noemi Morrone

Professoressa, dopo Pasqua torneranno a scuola solo i bambini di prima: come riorganizzerà il suo lavoro?
«Come accaduto a novembre: quando avrò solo lezione con la seconda lavorerò da casa, così non appesantirò la linea internet della scuola. Durante quest’ultima chiusura preferivo andare in classe perché a casa avevo già mio figlio che fa la quinta elementare e mia figlia universitaria. Questo nuovo rientro da una parte mi fa piacere, ma dall’altra mi rende triste».

Come mai?
«Avere una scuola spezzata è dura. C’è però un aspetto positivo: molti miei alunni che in didattica a distanza dovevano fare da baby sitter ai fratellini, forse ora a casa saranno più tranquilli».

Chiedete che le scuole vengano riaperte almeno fino alla terza media?
«Da referente Covid chiedo che lo Stato organizzi finalmente un serio screening scolastico dei positivi. E’ strano che si pensi che la scuola sia fonte di contagio: mi chiedo dove abbiano trovato i dati, visto che Ats come minimo li ha sempre raccolti in ritardo».

Che cosa intende?
«Ats non è in grado di dire quali scuole abbiano adottato le misure più efficaci. Il nostro istituto, che comprende 1400 alunni, non ha mai avuto un focolaio, ma ha dovuto solo mettere alcune classi in quarantena per singoli casi di positività. In questi mesi abbiamo sempre garantito gli orari completi, compresi la mensa e i laboratori pomeridiani per le medie, trovando nuovi spazi e nuovi docenti per le classi che abbiamo dovuto sdoppiare».

Un anno in Dad, il sondaggio

La fondazione Con i Bambini, che si occupa di contrastare la povertà educativa attraverso diversi progetti realizzati in tutta Italia insieme alle associazioni territoriali, ha commissionato una ricerca all’istituto Demopolis per sondare l’opinione di genitori e insegnanti sulla Dad.

Il sondaggio ha coinvolto 1000 genitori con figli di età fra i 5 e i 17 anni e 400 fra insegnanti e operatori del sociale. L’indagine è stata realizzata dal 23 al 26 marzo. Fra i genitori solo il 34% giudica positivamente la didattica a distanza, mentre il dato cresce fra gli insegnanti (48%).

Pur riconoscendo una miglior organizzazione della Dad rispetto a un anno fa, il 51% dei genitori ritiene che con essa siano rimaste diverse difficoltà. Le più sentite sono la distrazione degli studenti durante le lezioni, la sottovalutazione delle condizioni di vita ed emotive dei ragazzi, la scarsa dotazione tecnologica delle famiglie e l’eccessivo carico di lavoro per i genitori dei bambini delle elementari.

Il sondaggio ha chiesto anche un parere sulla possibilità di proseguire alcune attività scolastiche anche a luglio, come proposto dal Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi: il 60% dei genitori si è detto favorevole, a fronte del 45% degli insegnanti.

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