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22. 01. 2022 21:28

La cittadella della giustizia a Milano è ancora in alto mare

A Porto di Mare si sarebbe dovuto realizzare il trasloco di San Vittore e uffici giudiziari. Perché il progetto, che avrebbe liberato un’area nel centro della città, si è arenato?

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Una cittadella della giustizia in zona Porto di Mare che riunisse tribunale, carcere e uffici con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita di operatori e detenuti. Queste le parole del sindaco di Milano, Letizia Moratti, ai tempi della presentazione dell’ambizioso e composito progetto nel dicembre 2009.

Cittadella della giustizia, quel fatidico giorno…

Fu una presentazione in pompa magna, spinta dall’imprimatur dell’allora ministro della Giustizia Angelino Alfano. Ad accompagnare il sindaco nella prestigiosa cornice di Palazzo della Regione c’erano l’allora presidente di Regione Lombardia Roberto Formigoni, l’assessore allo Sviluppo del territorio Carlo Masseroli e il presidente della Corte d’Appello Giuseppe Grecchi. La prima cittadella del genere in Italia.

cittadella della giustizia

Ma già dal 2010 del progetto non si parla più. Silenzio tombale su un eventuale rinvio o un definitivo naufragio. Come se quell’annuncio di pochi mesi prima non ci fosse mai stato. Nessuno aveva stanziato fondi (stimati in un miliardo di euro) e i tempi strettissimi, legati all’orizzonte temporale dell’Expo del 2015, hanno fatto declassare il tutto.

Cittadella della giustizia, il progetto

Da depliant, il progetto prevedeva un milione e 200mila mq di spazi tra Porto di Mare e il quartiere Santa Giulia. Metà di quest’area, sempre da progetto, sarebbe stata destinata a verde, mentre gli spazi per l’amministrazione della giustizia sarebbero passati da 146mila mq a 400mila circa. Gli spazi carcerari, dai 5500 mq di San Vittore, sarebbero arrivati a 220mila. Efficienza, vivibilità, qualità e funzioni urbane anche in periferia. Una rivoluzione, sulla carta. Alla fine il tribunale ha valorizzato l’esistente e si è ampliato nella successiva – e adiacente – sede di via San Barnaba.

Tra i grandi oppositori del progetto il mondo delle toghe, capeggiato da Angelo Mambriani presidente di sezione del tribunale, che due mesi dopo l’annuncio dà vita al comitato Salviamo il Palazzo di Giustizia. Ma anche gli avvocati, che a due passi dal centro città avevano i loro uffici, spesso di proprietà, pagati a caro prezzo. Il comitato si fa dunque portavoce di un progetto alternativo, il cosiddetto Borgo della Giustizia.

Esso prevedeva l’allargamento degli uffici giudiziari nelle immediate sedi adiacenti all’esistente e la pedonalizzazione dell’intero sito con inserimento di arredi urbani, alberi, sedute, monumenti e fontane. Nulla di fatto anche in questo caso. Nel 2013 ogni dubbio, casomai ci fossero ancora, viene fugato del tutto: per la medesima area, quella del sud-est milanese, viene proposta la Cittadella dello Sport. Altra idea tramontata definitivamente, ma questa è un’altra storia.

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