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11. 04. 2021 06:11

Fitness e wellness: piacere per piacersi?

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A volte i numeri spiegano meglio la realtà di qualunque commento: un esempio è dato dallo studio su fitness e wellness elaborato dalla Camera di Commercio di Milano-Monza Brianza: i ricavi a livello nazionale sono stati nel 2016, ultimo dato disponibile, 9.198.236.560 euro mentre nella sola Milano hanno raggiunto i 2.974.248.580.

Ciò significa che un terzo del business di questo settore si svolge in città, coinvolgendo 19.186 addetti e risultando così al primo posto in Italia con l’11.9 per cento di tutti gli occupati.

MACRO SETTORE • Prima ancora di analizzare gli altri numeri una premessa: per wellness e fitness si intendono una serie di attività che comprendono prodotti macrobiotici e dietetici, articoli sportivi, biciclette e articoli per il tempo libero, cosmetici, articoli di profumeria e di erboristeria in esercizi.

Sono compresi, inoltre, palestre, istituti di bellezza, servizi di manicure e pedicure e centri per il benessere fisico, esclusi gli stabilimenti termali. Un settore che, come dimostrano i dati, rappresenta un ambito dell’economia ambrosiana di primo piano e che sembra in aumento: tra il 2015 e il 2018 c’è stata una crescita delle imprese del 9,1% arrivando a 3848 unità complessive. Come spiega Marco Accornero, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, «a Milano c’è una concentrazione del business per quanto riguarda le attività legate al benessere.

In molti casi si tratta di lavori artigianali che prevedono una cura personalizzata, come per le unghie, un settore emerso di recente. Rientra in un trend della cura della persona che cresce sul territorio in questi ultimi anni e vede un rafforzamento dei servizi da parte delle imprese del settore».

PRIMATI • Se si guardano i vari comparti si notano differenze importanti. Al primo posto ci sono gli istituti di bellezza con 1.856 imprese, al secondo i centri per il benessere fisico con 490 e al terzo gli articoli per profumo e igiene personale che raggiungono 376. Il discorso cambia se si osserva la progressione che hanno avuto negli ultimi tre anni: qui la parte del leone la fanno manicure e pedicure, cresciute del 28,7%, poi le palestre che sono incrementate del 18%, addirittura del 7,4% nell’ultimo anno.

Ci sono, quindi, i prodotti macrobiotici e dietetici che in un triennio sono aumentati del 15,1%, mentre i centri per il benessere fisico hanno raggiunto un + 10.9%. Esistono anche dei segni meno, a significare che si tratta di un mercato mobile: cosmetici e profumerie in tre anni hanno perso il 18,2% ma, a parte il calo di quest’ultimo settore, per il resto ci sono solo segni positivi.

«Unicum a livello italiano»
Contardi (A.R.I.S.A.): «Occhio alla crescita del padel»

Dati molto importanti che si spiegano con il grande cambiamento culturale in corso. Per Marco Contardi, presidente di A.R.I.S.A, l’Associazione Regionale Imprese dello Sport, delle Arti, del benessere fisico, siamo di fronte ad un fenomeno che continuerà ad espandersi rivoluzionando abitudini e stili di vita.

A Milano si fattura un euro su tre della spesa nazionale per fitness e wellness. La sorprende questo dato?

«Il numero è un po’ forte, però se considero le strutture, le società, il numero dei tesserati che vanta il milanese posso dire che non sono sorpreso. D’altronde anche le statistiche del Coni dicono che la nostra realtà non è comparabile con nessun’altra in Italia».

Le palestre stanno vivendo un boom: anche in questo caso nessuna sorpresa?

«No, basti pensare il forte interesse che manifestano tante imprese del settore: c’è un gruppo spagnolo che vuole investire, ricordo gli inglesi titolari di una realtà come il Malaspina Sporting Club San Felice o Fit Express che gestisce 40 palestre in tutta Italia».

I milanesi hanno tanti impegni, sono sempre di corsa, dove trovano il tempo per la palestra?

«Al mattino, ci sono palestre che aprono alle 6.30, oppure nella pausa pranzo anche se sono pochi che ne approfittano. Infine la sera si può restare fino alle 23.00. Segnalo un’altra attività che sta prendendo piede in città».

Quale?

«Il padel, uno sport praticato tramite una racchetta e una palla, un misto tra tennis e squash che arriva dall’Argentina e dalla Spagna: è un fenomeno recente, ma con notevole implementazione».

Un altro settore in grande sviluppo è la manicure e la pedicure: la domanda arriva sempre dal pubblico femminile?

«Sì, chi si rivolge a questi centri è composto da donne per l’80-90%. Devo dire che questo settore ha avuto uno sviluppo fortissimo grazie soprattutto ai cinesi che, lo voglio precisare, svolgono un lavoro qualità, dimostrano di essere bravi».

Un dato interessante è la crescita dei prodotti macrobiotici e dietetici.

«E’ importante perché benessere e alimentazione sono sempre più legate, tant’è che il prossimo TuttoFood, la fiera del cibo, tratterà proprio il rapporto tra sport e alimentazione».

Perché la gente spende così tanto in cosmetici e palestre anche in un momento di incertezza economica?

«Perché la gente può rinunciare a tante cose ma non al proprio benessere. Il vero problema è che le istituzioni non lo capiscono».

Cosa dovrebbero fare?

«Dovrebbero incentivare questa crescita culturale anziché continuare, mi riferisco in particolare all’ambito sportivo, con le vessazioni e le restrizioni».

Questa crescita è determinata anche dall’edonismo?

«Non lo escludo, ma non è il fattore più importante. La gente ha bisogno di stare meglio, di stare bene con se stessa per cui anche una corsa la mattina può dare i suoi benefici. I media insistono molto su questo tema, secondo me giustamente».

Quali ceti sociali sono coinvolti?

«Medio alti per quanto riguarda la cura del corpo effettuata con una certa attenzione. Se però consideriamo il benessere personale allora tutti sono interessati e in qualche modo coinvolti».

Bisogna essere benestanti?

«Assolutamente no, faccio un esempio: l’affitto di un campo per una partita di calcetto costa 70 euro, a ciascuno dei dieci giocatori viene 7 euro a testa».

L’abbonamento a una palestra costa di più.

«Certo chi ha soldi si può permettere un personal trainer, grandi alberghi ma a Milano ci sono palestre, piscine, campi da gioco per tutte le esigenze».

Qual è l’età tipo?

«Non esiste, si va dai ragazzi fino ai 60-65enni. Poi c’è anche il comparto della terza età, sono persone che sentono il bisogno di muoversi: questo è un fenomeno che non è stato ancora capito nella sua portata».

Quanti milanesi praticano un’attività in modo continuativo?

«Sono tanti, direi circa il 20% della popolazione». GS

Da 150 a 3.000 euro
Offerta variegata per tutte le tasche

Quanto costa frequentare una palestra? Nei centri low cost è possibile un abbonamento annuale con 150-200 euro, dove si offrono maggiori servizi si arriva a 1.500-1.800 euro. Fuori dalla portata della massa sono i circoli, come l’Harbour Club di San Siro o il Virgin, che offrono l’area fitness e richiedono un esborso di circa 3.000 euro l’anno. Pur di assicurare maggiore tonicità al proprio fisico si è disposti non solo a sacrifici sul portafogli ma anche sugli impegni.

Ogni momento libero è buono per mettere mano ai bilancieri o salire sul tapis roulant: a Milano ci sono una ventina di palestre cosiddette “20 hours”, di fatto aperte quasi tutto il giorno che consentono di fare attività la mattina prima del lavoro, a fine giornata e persino durante la pausa pranzo. Per chi non si vuole limitare al sollevamento pesi ci sono Get Fit o You Fit, network di palestre che oltre al fitness offrono piscina, sauna, corsi specifici di preparazione.

Il discorso sul fitness sarebbe però incompleto se non si tenesse conto delle attività caratterizzate dallo spontaneismo, in casa con palestre fai da te, oppure nei parchi e lungo i viali. Si tratterebbe, però, di un fenomeno poco diffuso perché la palestra rappresenta sempre un momento di socializzazione importante per una città con molte vite solitarie.

I runner, infine, sono un fenomeno massiccio che viene da lontano, basti pensare ai Road Runner’s Club, un gruppo storico fondato 40 anni. Oggi i gruppi che organizzano le corse o le biciclettate si costituiscono con le chat: ci sono anche società sportive che mettono a disposizione gratis allenatori. GS

I NUMERI DEL BOOM

2.974.248.580 euro,
I ricavi stimati per il settore a Milano

19.186,
Gli addetti impiegati

3.848,
Le imprese del comparto

20%,
La quota di milanesi iscritti in palestre e/o centri sportivi


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