feste di via
feste di via

Erano punti di ritrovo popolari per famiglie e vicini di casa che, complice l’arrivo del bel tempo, potevano passeggiare sotto casa facendo qualche acquisto tra le bancarelle: un’abitudine che si sta diradando, da anni le cosiddette “Feste di Via” stanno conoscendo una crisi dalla quale non riescono ad uscire. Salvatore Carlino, coordinatore di “Milano Si! Città Viva” spiega a Mi-Tomorrow le causa delle difficoltà.

Come si organizzano le Feste di Via?
«Ogni Municipio pubblica un bando in cui menziona le aree dove ha interesse che si svolgano iniziative che possano valorizzare il territorio, quindi le realtà locali possono presentare le loro candidature».

Possono concorrere anche realtà non locali?
«Certo, se sono interessate».

Chi giudica le domande?
«Ogni Municipio ha la sua commissione. I bandi sono congegnati seguendo le linee di massima da una direzione del Comune, diciamo che c’è un indirizzo».

Com’è cambiata la realtà negli ultimi dieci anni?
«Faccio un esempio per capirci meglio: allora ogni domenica se ne facevano almeno tre, adesso se ne fanno due o tre in tutto il mese».

Come si spiega questo tracollo?
«Il primo ostacolo è rappresentato dai bandi: i commercianti non riescono a preparare un programma con previsioni di spesa entro i termini stabiliti dai bandi».

Il secondo?
«Sono le spese, bisogna pagare la vigilanza, ovvero la polizia municipale, che ha avuto aumento spropositato grazie ad una delibera comunale approvata lo scorso dicembre. Poi c’è la spesa per le transenne antiterrorismo arrivata negli ultimi anni, quella dell’Amsa per la pulizia dell’area e la tassa per l’occupazione del suolo pubblico».

Un salasso…
«A tutto ciò aggiungiamo pure la cauzione che viene restituita dal Comune dopo sei-sette mesi».

Di quanto sono aumentate le spese rispetto al passato?
«Quasi di tre volte, un fatto che si spiega anche tenendo presente che i bandi sono un fatto recente, prima c’era l’assegnazione diretta».

Quindi per i commercianti non c’è più il guadagno?
«Il vero obiettivo delle feste è realizzare un evento a scopo promozionale, ogni singolo commerciante avrà il riscontro nel tempo».

Esiste il rischio che vengano organizzate solo nei quartieri benestanti?
«Sì».

Il danno è anche dal punto di vista sociale.
«Certo, meno Feste di Via significa impoverimento nelle vita del quartiere».

Cosa proponete?
«La riduzione dei costi, abbiamo diverse idee».

Di cosa si tratta?
«Per quanto riguarda la vigilanza si può impiegare il vigile della zona all’inizio della via invece di un vigile dedicato. Anche la tassa sul suolo pubblico va rivista, bisogna ricordarsi che la bancarella crea indotto al contrario di un’auto che resta parcheggiata tutto il giorno in un angolo della strada».

Cosa vi aspettate dal Comune?
«Mi auguro che ragioni sul fatto che, oltre a ciò significano queste iniziative dal punto di vista sociale, ha interesse affinché si facciano più iniziative perché comunque significherebbero maggiori introiti rispetto a poche feste con costi maggiori».

Quanto costa organizzare una Festa di Via?
Tutte le spese da considerare nel conto economico
E’ di circa 30.000 euro l’ammontare del conto economico di una Festa di Via a Milano, una cifra non proprio alla portata delle realtà commerciali periferiche. Questo è il vertiginoso elenco delle spese: dai 26 ai 50 euro l’ora per un vigile, ce ne vogliono 15 per cui alla fine il conto fa 11-12 mila euro. Poi ci sono 2.500-3.000 euro da pagare all’Amsa per la pulizia dell’area a fine manifestazione mentre la tassa di occupazione sul suolo pubblico può portare via dai 3 agli 11 mila euro.

Poi bisogna pagare il noleggio delle transenne di sicurezza, il servizio di rimozione delle auto parcheggiate in modo irregolare, la Tari ovvero alla tassa sull’immondizia e perfino l’Atm per l’interruzione del servizio. Ma non è tutto, bisogna pagare anche il servizio dell’ambulanza, che si aggira sugli 80 euro l’ora, per prestare soccorso a chi si sente male. Considerando tutte queste voci si capisce perché la maggioranza dei commercianti ritenga che il gioco non vale più la candela.


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